Giovedì 7 marzo 2019
La proposta di legge Pillon? La proposta di legge volta a legalizzare la prostituzione e riaprire le “case chiuse”? La sentenza della Corte d’appello di Bologna che ha dimezzato la pena al femminicida Michele Castaldo? Ci sono donne e uomini che amano approfondire aspetti controversi delle relazioni sociali per sanarle; alimentano processi educativi, lenti ma vitali. Non ricorrono alla contrapposizione per dissolvere gli stereotipi; cercano l’incontro e il confronto. È con loro che celebriamo questo 8 marzo!

Questo 8 marzo cosa c’è da celebrare per le donne italiane?

La proposta di legge Pillon?
In caso di violenza domestica la mediazione familiare «privatizza il conflitto spostandolo in un ambito in cui vale l’obbligo di riservatezza: se durante il percorso di mediazione dovessero verificarsi o emergere degli abusi, questi non risulterebbero. L’obbligo di segretezza, - si dice sempre nella lettera dell’Onu -, limita il potere dell’autorità giudiziaria e istituzionalizza la violenza all’interno della famiglia: sollevando i tribunali dai loro compiti e occultando la violenza per delegata giustizia».

La proposta di legge volta a legalizzare la prostituzione e riaprire le “case chiuse”?
Presentata il 7 febbraio scorso a Palazzo Madama dal senatore leghista Gianfranco Rufa, solleva non poche perplessità. Julie Bindel, autrice del libro “Il mito Pretty Woman - Come la lobby dell’industria del sesso ci spaccia la prostituzione”, ha detto a Radio3 Mondo: «Se il sesso è lavoro, allora lo stupro può essere considerato un semplice furto!».

La sentenza della Corte d’appello di Bologna che ha dimezzato la pena al femminicida Michele Castaldo? Menzionare la “tempesta emotiva” come attenuante ha suscitato generale indignazione. La sana indignazione può costituire motivo per “celebrare”, perché contrasta la rassegnazione: agisce. A prescindere dalle attenuanti del caso Castaldo, la Procura generale di Bologna ha inoltrato ricorso in Cassazione.

Nei tribunali, però, le donne non sono adeguatamente garantite, soprattutto quando denunciano le violenze subite. Radio3 ne ha parlato con Lella Palladino, sociologa e presidente di D.i.Re, associazione delle donne in rete contro la violenza, e Paola Di Nicola, giudice penale e autrice del libro “La mia parola contro la sua. Quando il pregiudizio è più forte del giudizio”.

Banalizzare la testimonianza delle donne rende inadeguata la risposta della giustizia, che spesso ignora lo stato di omertà sociale, economica e culturale che  avvolge le vettime. Per questo la mostra “Come eri vestita?” merita particolare attenzione: esposta in questi giorni a Milano e a Verona, origina dalla domanda che umilia tante vittime di stupro non appena osano denunciare.

Lo sciopero globale “transfemminista” indetto contro ogni forma di discriminazione da Non una di meno! non è l’unica modalità per celebrare l’8 marzo.

Ci sono donne e uomini che amano approfondire aspetti controversi delle relazioni sociali per sanarle; alimentano processi educativi, lenti ma vitali. Non ricorrono alla contrapposizione per dissolvere gli stereotipi; cercano l’incontro e il confronto. È con loro che celebriamo questo 8 marzo!
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