Venerdì 15 marzo 2019
“Popoli in movimento” è il titolo del ciclo di conferenze della Quaresima 2019. Nell’aula capitolare dei Missionari Comboniani di Roma si è tenuta, la sera del 14 marzo, la prima di queste conferenze su L’emigrazione e le sfide del convivere. Il conferenziere è stato p. Camillo Ripamonti sj, presidente del Centro Astalli di Roma. La fondazione Centro Astalli è la sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS). P. Camillo ha presentato una visione globale del fenomeno delle migrazioni e ha proposto una riflessione su quali atteggiamenti siano richiesti e quale la nostra responsabilità verso i migranti.

Da sinistra: p. Camillo Ripamonti, gesuita, e p. Mariano Tibaldo, comboniano.

Il convivere di persone di diversa provenienza culturale e religiosa, ha esordito il relatore, non è in Italia un fenomeno nuovo. Ciò che è nuovo è che non vi è più una cultura egemone. È importante, quindi, imparare a “stare gli uni accanto agli altri dove una cultura non s’impone sulle altre”. Non basta “coabitare”: la sfida è di convivere con l’altro “diverso da noi” riconoscendolo come uno che può “rigenerarci e vivificarci” e insieme costruire una comunità di vita. Le parole del ‘documento sulla fratellanza umana’, firmato da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb ad Abu Dhabi, ha continuato p. Camillo, diventano modalità per l’incontro con l’altro: “la cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio”.

P. Camillo ha poi presentato le statistiche mondiali del fenomeno migratorio. Si parla di 258.000.000 di migranti nel 2018, secondo le stime dell’ONU; negli ultimi due anni il numero è aumentato di 14.000.000 e nel 2050, sempre secondo le stime delle Nazioni Unite, vi saranno 500.000.000 di migranti nel mondo, l’80% dei quali provenienti dal Sud del Mondo. I richiedenti asilo, alla fine del 2017, erano 3.000.000. La maggioranza dei migranti, ha sottolineato p. Camillo, si sposta nei paesi limitrofi.

In Europa, e in particolar modo in Italia, il flusso migratorio nel 2018 è calato. Però, ha continuato il relatore, il tasso di mortalità nella tratta Libia-Italia è aumentato – soprattutto perché i movimenti delle Organizzazioni non-Governative che operavano nel Mediterraneo sono stati pesantemente limitati – e ora le rotte si sono spostate verso la Spagna.

Di fronte a questo scenario mondiale dove le migrazioni non sono un fenomeno transitorio ma strutturale, è importanti che si cerchino delle soluzioni senza semplificazioni. “Il fenomeno dell’immigrazione, scriveva il card. Martini, deve essere compreso sempre meglio come sfida che le nostre città, e ogni metropoli europea, hanno di fronte in tutta la sua evidenza e vastità. Non è possibile pensare a interventi semplicemente di natura assistenziale né tanto meno solo di contenimento; non è possibile continuare a proporre una visione del fenomeno immigratorio come problema e non anche come possibile risorsa… Vanno superate le impressioni sommarie e superficiali rispetto al fenomeno immigratorio che, invece, va ormai considerato quale realtà “ordinaria”, non quale emergenza.”

È possibile, allora, passare dalla semplice coabitazione alla convivenza? si domanda il relatore. Certo, se si riconosce l’altro come “dono e grazia”: l’integrazione sarà possibile solo se supereremo quella tentazione di ridurre l’altro ai nostri schemi culturali. L’integrazione è un fenomeno bi-direzionale e perciò ci interpella in prima persona. Assunzione delle proprie responsabilità è quindi il primo passo per costruire una comunità di vita. Restituire all’altro diverso-da-noi la sua dignità, ha concluso p. Camillo, vuol anche dire restituire a noi stessi la nostra dignità.