Giovedì 21 marzo 2019
Un violento ciclone si è abbattuto su Mozambico, Malawi e Zimbabwe lo scorso 14 marzo. E non ha ancora terminato la sua “furia distruttrice”. I danni sono altissimi: in Mozambico si temono oltre 1000 morti e circa 1,5 milioni di sfollati, migliaia i feriti e i dispersi, le case sono crollate o gravemente danneggiate, le strade non esistono più, i campi sono devastati e i raccolti previsti per maggio ora sono distrutti. Mancano acqua potabile, rifugi per la notte e beni di prima necessità.

I missionari comboniani in Mozambico sono 44 e animano 12 missioni. Sono anche a Beira, la zona più colpita del Mozambico. In Malawi sono 17 e seguono 5 missioni. Le zone colpite dove siamo presenti sono Lirangwe, Lisungwi, Balaka e Mbera.

I Missionari Comboniani e le Missionarie Comboniane di Beira hanno informato che stanno bene, anche se “le abitazioni hanno avuto grossissimi danni” e, dicono, “continua a piovere e questo rende tutto più difficile”. La situazione della città di Beira, che conta mezzo milione di abitanti, è “drammatica e terrificante”. Il 90% della città e della periferia è stata “rovinata o distrutta”. E’ irraggiungibile per via terra. Manca energia e acqua potabile. Le comunicazioni sono interrotte. I dati dal governo parlano di 873 case distrutte, 24 ospedali e 267 scuole parzialmente o totalmente danneggiate. I morti, secondo il Presidente Filipe Nyusi, possano arrivare a 1000.

I missionari comboniani in Italia hanno aperto una sottoscrizione (vedi anche allegato) per avere fondi che invieranno ai missionari comboniani del Malawi e del Mozambico per aiuti di emergenza e di ricostruzione.
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Ciclone Idai: Caritas Italiana, in campo per i primi interventi in Mozambico, Zimbabwe e Malawi.
“I Paesi più poveri subiscono conseguenze peggiori dei cambiamenti climatici”

Il ciclone Idai mette in ginocchio l’Africa australe, con una vasta area tra Mozambico, Zimbabwe e Malawi colpita, dopo settimane di piogge torrenziali e alluvioni, e la Caritas Italiana segue attentamente l’evolversi della situazione in coordinamento diretto con le Caritas dei Paesi colpiti e con Caritas Internationalis per sostenere gli interventi in atto. Infatti, si legge in una nota appena diffusa da Caritas Italiana, “la situazione sul posto è definita ‘terrificante’: oltre 200 vittime già registrate, ma le stime parlano di più di 1.000. Complessivamente sono più di un milione e mezzo le persone colpite, centinaia di migliaia gli sfollati, case e edifici pubblici distrutti, strade bloccate con diverse zone ancora inaccessibili”. Ancora una volta, sottolinea Caritas Italiana, “i Paesi più poveri subiscono le conseguenze peggiori dell’aumento di intensità e frequenza delle catastrofi ambientali, provocate anche dai cambiamenti climatici”.

In Mozambico “la zona maggiormente colpita è l’area centrale, in particolare la città costiera di Beira, con il 90% degli edifici distrutti o danneggiati, ed i villaggi circostanti in tutta la provincia di Sofola. Danneggiato gravemente anche parte dell’ospedale e le più importanti strade di accesso alla città”. In Zimbabwe “ci sono almeno un centinaio di morti e oltre 200 dispersi. Anche qui i danni alle abitazioni e alle infrastrutture sono gravi. Le prime stime parlano di oltre 900 edifici distrutti”. Anche nel Malawi centrale e meridionale, “il ciclone e le alluvioni hanno provocato danni ingenti con decine di morti, più di 500 feriti e oltre 140.000 sfollati in 13 distretti”.

Nonostante le difficoltà, “le Caritas dei tre Paesi si sono prontamente mobilitate attraverso gli organismi nazionali, diocesani e le parrocchie nell’assistenza agli sfollati e nella raccolta di informazione per la predisposizione di un primo piano organico di intervento d’urgenza”.

In particolare “in Mozambico i volontari mobilitati dalla Caritas sono impegnati nella distribuzione di beni di prima necessità e nella prevenzione delle epidemie con campagne di informazione igienico sanitarie, lo scavo di canali per il deflusso delle acque e la creazione di punti di raccolta di rifiuti presso i centri di accoglienza che ospitano gli sfollati”.

“In tutti i Paesi i bisogni più urgenti per gli sfollati sono ripari d’urgenza, beni non alimentari di prima necessità (coperte, utensili per la cucina ecc.), cibo, acqua potabile, kit igienico sanitari”, ricorda Caritas Italiana. Info: www.caritas.it. [SIR]