Il Vangelo non passa ai margini della storia, non si limita a sfiorarla, ma entra dentro i fatti, arriva alla coscienza delle persone: è lì che Dio costruisce il suo Regno di amore e di libertà. “Il Regno di Dio non è qualcosa di parallelo alla storia, ma la interpella e la interpreta. I fatti della nostra vita ci permettono di comprendere meglio la portata del messaggio” (Gustavo Gutiérrez).

Semplici fatti di cronaca o storia di salvezza?

Esodo 3,1-8.13-15; Salmo 102; 1Corinzi 10,1-6.10-12; Luca 13,1-9

Riflessioni
Auschwitz, Hiroshima, Torri Gemelle, terremoti, tsunami, cicloni, ennesimo incidente del sabato notte... E tutte le altre vittime di attentati, massacri, incidenti, fatti di cronaca nera, catastrofi, violenza, schiavitù, epidemie, aids... Di chi è la colpa di questi mali? Un castigo di Dio? Esiste un modo diverso di guardare le disgrazie? Possono essere un invito alla conversione del cuore? Come interpreta Gesù fatti del genere? Sono alcune delle molte domande che affiorano davanti a mali come questi. Anche Gesù è attento e informato sui fatti del giorno (Vangelo): ci riflette, li giudica con criteri propri, non secondo la mentalità corrente, ne fa un’analisi critica, li commenta in modo che noi oggi diremmo politicamente scorretto, scomodo, controcorrente.

Alcuni volevano coinvolgere Gesù in una critica pubblica a Pilato per un atto certamente sanguinario e sacrilego (v. 1). La lezione che Gesù trae da quel fatto, come pure dalla morte di 18 persone per la caduta della torre di Sìloe, va ben oltre l’interpretazione comune della maggioranza: Gesù vi legge l’invito di Dio ad un cambio di vita, al fine di non perire tutti allo stesso modo (v. 3.5). La tentazione era duplice: nel caso di Pilato, credere che bastasse ribellarsi e soppiantare il procuratore romano; nel caso delle vittime della torre, pensare subito ad un castigo per un peccato, o all'opera di agenti esterni (Dio, compreso). È la reazione più frequente e più comoda: puntare il dito sugli altri, cercare un colpevole esterno, pensare che il male sia nelle cose fuori di noi, vincolare malattie o disgrazie a colpe commesse o a un castigo divino… Sono atteggiamenti tipici della mentalità pagana, che i missionari riscontrano spesso in ambienti non cristiani, ma anche tra cristiani non del tutto convertiti. (*)

Tale mentalità, da un lato, impedisce di arrivare alle cause vere dei mali che capitano e ci porta al fatalismo e alla passività; e dall’altro lato, ci induce all’idea falsa di un Dio castigatore e interventista. Gesù ci libera da quella mentalità; Egli va alla radice dei problemi: invita a convertirsi, a cambiare il cuore affinché le cose migliorino. Le cose andranno meglio se le persone cambiano dal di dentro; solo dal cambio del cuore verrà un miglioramento delle strutture umane, religiose, socio-politiche. Questa è la notizia buona e nuova: il Vangelo che cambia la mentalità, il cuore, la vita.

Quel commento di Gesù sui fatti di cronaca non è un’evasione, ma una lettura più profonda. Il Vangelo non passa ai margini della storia, non si limita a sfiorarla, ma entra dentro i fatti, arriva alla coscienza delle persone: è lì che Dio costruisce il suo Regno di amore e di libertà. “Il Regno di Dio non è qualcosa di parallelo alla storia, ma la interpella e la interpreta. I fatti della nostra vita ci permettono di comprendere meglio la portata del messaggio” (Gustavo Gutiérrez). Sfioriamo qui il rapporto, sempre misterioso, fra la Provvidenza divina e l’autonomia della storia con i suoi avvenimenti, che non sono, di per sé, portatori di castigo o di premio. Il cristiano, con discernimento illuminato dalla fede, sa leggervi dentro un messaggio, un'opportunità di ravvedimento, il senso dell'esistenza umana. Il cristiano sperimenta che l’amore di Dio non ci libera ‘dalla’ sofferenza, ma ci accompagna ‘nella’ sofferenza e la riempie della sua presenza. 

Davanti a fatti dolorosi e atroci, non serve domandarsi: dov’era Dio con la sua onnipotenza? Si rischia di dimenticare gli ampi spazi di libertà che Dio affida all’uomo: solo l’uomo è responsabile delle ingiustizie che commette, dei mali che non evita, delle disgrazie che non previene. Dio non fa morire gente innocente; Dio non c’entra nulla con il crollo di una casa. Ermes Ronchi commenta: “Dov’era Dio? No. Dov’era l’uomo, quel giorno? Se l’uomo non cambia, se non si converte in costruttore di alleanza e di libertà, questa terra andrà in rovina perché fondata sulla sabbia della violenza e dell’ingiustizia”. Se non vi convertite, perirete tutti” (v. 3.5). Per questo Dio ci usa misericordia e pazienza: ci fa dono del tempo come realtà nella quale si attua la salvezza. Anzi ci concede un tempo supplementare, “ancora quest’anno”, per portare frutti (v. 7-9). Nel padrone che vuole tagliare l’albero (v. 7), possiamo vedere la nostra falsa idea di un dio castigatore, impaziente. Al contrario, il nostro Dio ama identificarsi con il vignaiolo che coltiva e pota la vite perché porti più frutto (cfr. Gv 15,1-2); Egli è il “Dio contadino” innamorato di ogni sua pianta, che attende con pazienza, disposto a dare sempre nuove opportunità, fare interventi di cura e di mantenimento (potatura, zappatura e concime: v. 8). Dio non si ferma a quello che abbiamo fatto ieri, ci offre nuove stagioni per fare meglio.  

L’esperienza del popolo d’Israele, avverte Paolo (II lettura), serva da esempio e ammonimento per noi (v. 6.11): nonostante che tutti siano stati testimoni e partecipi di innumerevoli opere di Dio a loro favore, molti non corrisposero alle attese di Dio e si persero (v. 5). Il monito è chiaro: non cullarsi in illusioni per presunti meriti, ma vivere umilmente nella coerenza (v. 12). Sempre con la fiducia riposta in Dio, amante e liberatore del suo popolo. Infatti, nel roveto che ardeva senza consumarsi (I lettura) Dio si è auto-rivelato a Mosè come Dio della vita, Dio degli antenati (v. 6), Dio che vede la miseria del suo popolo, ode il suo lamento, conosce le sue sofferenze, si fa vicino per liberarlo (v. 7-8). Egli è Colui che è (v. 14), Dio presente sempre, ovunque, per tutti. Emmanuele. Una presenza creatrice e liberatrice. L’impegno evangelizzatore dei grandi missionari nasce sempre, come per Mosè (v. 4-5), da una forte esperienza di Dio e dal coinvolgimento personale nella sofferenza della gente: tale è stato il cammino di Francesco Saverio, Pietro Chanel, Daniele Comboni, Francesca Saverio Cabrini, Teresa di Calcutta...

Parola del Papa

(*)  “La causa di ogni male, lo sappiamo, è il peccato, che fin dal suo apparire in mezzo agli uomini ha interrotto la comunione con Dio, con gli altri e con il creato, al quale siamo legati anzitutto attraverso il nostro corpo. Rompendosi la comunione con Dio, si è venuto ad incrinare anche l’armonioso rapporto degli esseri umani con l’ambiente in cui sono chiamati a vivere, così che il giardino si è trasformato in un deserto (cfr. Gen 3,17-18). Si tratta di quel peccato che porta l’uomo a ritenersi dio del creato, a sentirsene il padrone assoluto e a usarlo non per il fine voluto dal Creatore, ma per il proprio interesse, a scapito delle creature e degli altri”.
Papa Francesco
Messaggio per la Quaresima 2019, n.2

Sui passi dei Missionari

- 24/3: S. Oscar Arnulfo Romero Galdámez (1917-1980), martire, arcivescovo di San Salvador (El Salvador), coraggioso difensore del suo popolo oppresso e povero, ucciso mentre stava celebrando la S. Messa. – Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei Missionari Martiri.

- 25/3: Annunciazione del Signore, per mezzo dell’angelo Gabriele a Maria: “E il Verbo si fece carne” (Gv 1,14).

- 25/3: S. Maria Alfonsina Danil Ghattas (1843-1927), nata a Gerusalemme e vissuta in Palestina, fondatrice. Diede testimonianza di “mitezza e di unità” (Papa Francesco).

- 26/3: Anniversario dell’enciclica Populorum Progressio di Paolo VI (1967), sullo sviluppo integrale della persona e lo sviluppo solidale dei popoli.

- 27/3: S. Ruperto (+ ca. 718), di origine irlandese, fu grande evangelizzatore della Baviera e vescovo di Salisburgo.

- 27/3: Venerabile P. Giuseppe Ambrosoli (1923-1987), comboniano italiano, medico missionario in Uganda. Le sue virtù eroiche sono state riconosciute dal Papa nel 2015.

- 28/3: B. Cristoforo Wharton (+1600); 29/3: B. Giovanni Hambley (+1587); 31/3: B. Cristoforo Robinson (+1597) ed altri sacerdoti inglesi martirizzati sotto Elisabetta I, regina d’Inghilterra.

- 30-31/3: Viaggio apostolico di Papa Francesco in Marocco: visita alle città di Rabat e di Casablanca.

- 30/3: S. Ludovico da Casoria (Arcangelo) Palmentieri (Napoli 1814-1885), francescano, educatore; assieme ad altri operò attivamente per il riscatto di ragazzi africani dalla schiavitù.

- 30/3: S. Leonardo Murialdo (1828-1900), sacerdote di Torino, educatore, fondatore dei ‘Giuseppini’ per formare ragazzi poveri, con scuole, formazione al lavoro, case famiglia.

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A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)

Sito Web:   www.euntes.net    “Parola per la Missione”

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