Colombia: diritti degli indigeni a rischio dopo il dietrofront del governo

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Domenica 19 maggio 2019
L'ultima grande mobilizzazione per i diritti degli indigeni in Colombia si conclude con la firma di un accordo con lo Stato. Ma come già successo nel 2005, 2009 e 2017, il governo di Bogotà fa dietrofront e non riconosce il documento. Nella foto (caminandolibertad): Scontri durante la minga. [Samuel Bregolin – Osservatorio Diritti]

È a rischio il lungo processo di protesta e rivendicazione dei diritti dei popoli indigenicolombiani. Le conclusioni raggiunte dalla recente minga – termine con cui è definita questa discussione collettiva, che si conclude solo quando viene presa una decisione valida per tutta la comunità – sono già state messe in discussione infatti dal governo di Bogotà.

Diritti degli indigeni: la minga dei popoli del Cauca

La recente minga organizzata dai popoli indigeni del Cauca, regione del sud-est della Colombia, da sempre in prima fila nelle contestazioni sociali, si è conclusa lo scorso 5 di aprile con la firma di un accordo con lo Stato colombiano. Il governo s’impegnava a rispettare le richieste dei popoli Embera, Nasa e Waunan che vivono nel Cauca, nel Nariño, nel Huila e nella Valle del Cauca, ed esprimeva la sua solidarietà per le vittime di questo periodo di sciopero forzato. Prometteva inoltre di stanziare 230 mila euro, il 17,5% di quello che chiedevano le organizzazioni indigene, in piani di sviluppo nella regione.

Proprio in seguito alla firma dell’accordo, le comunità indigene hanno smobilizzato la minga e sgomberato l’autostrada Panamericana che è rimasta bloccata 26 giorni. Uno degli scioperi più lunghi della storia dei movimenti indigeni della Colombia, che ha lasciato dietro di sé 10 persone morte a causa di un’esplosione, centinaia di feriti durante gli scontri con le forze dell’ordine e una perdita di decine di milioni di dollari per l’economia locale.

Panamericana bloccata durante la minga – Foto: caminandolibertad (via Flickr)

La marcia indietro del governo di Bogotà

Nonostante le apparenze, però, la firma dell’accordo non è una garanzia. Nel suo comunicato del primo maggio, il Consejo Regional Indigena del Cauca (Cric), l’organizzazione più antica e importante del Cauca, esprime seri e fondati dubbi sul compimento da parte del governo di quanto pattuito. Una delle rivendicazioni principali della minga era la modificazione del Plan Nacional de desarrollo, il piano di sviluppo per il periodo 2018 – 2022, che riunisce le principali politiche economiche e sociali del governo. Nella riunione dello scorso 30 aprile per aggiornare il Plan Nacional de Desarrollo, la marcia indietro del governo: la firma del trattato viene considerata «non autorizzata» e gli accordi vengono di conseguenza annullati.

«Nonostante le apparenze, la firma dell’accordo non è una garanzia. Il Consejo Regional Indigena del Cauca, l’organizzazione più antica e importante del Cauca, esprime seri e fondati dubbi sul compimento da parte del governo di quanto pattuito».

La tavola rotonda indigena permanente esprime tutto il suo rammarico per l’ennesimo voltafaccia dello stato colombiano. Così come già successe in passato, un accordo firmato davanti alle autorità indigene viene, con scuse e giustificazioni varie, ritenuto illegitimo a Bogotà.

Il Cric chiede ora al presidente Ivan Duque di presentarsi nel Cauca per la firma di un nuovo accordo. Adesso si apre la possibilità che la dura e lunga minga per i diritti degli indigeni si concluda con un nulla di fatto.

Colombia: popolazione indigena pronta a nuovi blocchi se Ivan Duque non riprenderà il dialogo

Il consigliere del Cric, Yordi Yunda Pajoy, dichiara in questi giorni la sua delusione ai microfoni di W radio. La maggior preoccupazione adesso è che le entità pubbliche locali mettano in funzione il Piano di sviluppo appena firmato, in cui non compaiono le rivendicazioni indigene.

Nel frattempo, la presidentessa della camera di commercio del Cauca, Ana Fernanda Muñoz Otoya, si fa portavoce degli impresari e sottolinea l’importanza che il governo centrale rispetti i patti firmati con le popolazioni indigene del Cauca, per evitare ulteriori scioperi e scontri.

«Vogliamo evitare un ennesimo blocco della Panamericana. Dopo 30 anni e 64 scioperi,è il momento che il governo centrale risponda alle richieste locali. Stiamo facendo numerosi sforzi per rispettare i compromessi, dobbiamo cercare i punti in comune e spingere tutti nella stessa direzione per il benessere economico della regione», ha dichiarato Otoya.

Gli indigeni non scartano l’idea di nuovi scioperi e blocchi stradali, se Ivan Duque non accetta l’invito di riprendere il dialogo con le comunità locali entro il 20 maggio. L’annuncio genera preoccupazioni nella regione, già fortemente colpita da quasi un mese di sciopero ininterrotto.

Panamericana bloccata al traffico – Foto: caminandolibertad (via Flickr).

Minga indigena: una storia di rivendicazioni

Gli accordi tra organizzazioni indigene e governo sono l’atto conclusivo di un sollevamento collettivo spontaneo di 26 giorni, definito dai popoli indigeni “minga”.

Nel corso degli anni, sono stati numerosi i sollevamenti degli indigeni del Cauca. Fra tutte le comunità indigene colombiane, quelle più organizzate e combattive, capaci di tener testa alle forze dell’ordine per varie settimane, impedire l’infiltrazione di membri violenti o della polizia in incognito all’interno delle sue fila e di mantenere bloccata al traffico una delle più importanti autostrade del paese.

Il Cric, Consejo Regional de los Indigenas del Cauca, è nato nel 1971 con l’obiettivo dichiarato di recuperare la proprietà sulle terre agricole che in vari modi e a più riprese erano state tolte agli indigeni, fin dall’indipendenza della Grande Colombia nel 1819.

Nel 1991, la nuova costituzione riconosce la Colombia come un paese plurietnico e multiculturale. Nello stesso anno, però, 20 indigeni furono massacrati in una azienda agricola da parte di forze armate della polizia colombiana e civili armati. In seguito al massacro de El Nilo, la Commissione interamericana dei diritti umani obbligherà lo stato colombiano a risarcire le popolazioni autoctone con 15.663 ettari di terra. Da allora lo scontro tra indigeni del Cauca e stato colombiano non cessa di estendersi.

Nel 2005 la minga campesina si sollevò per chiedere la fine degli assasinii, dei sequestrie degli sfollamenti forzati. L’allora presidente Alvaro Uribe promise una serie di riforme, che non saranno però realizzate.

Di fronte alle mancanze di Uribe, la minga si risollevò nel 2009. Tra le richieste: l’annullamento del trattato di libero commercio con gli Stati Uniti e l’applicazione della sicurezza democratica. Ancora una volta, il governo promise terre agricole e diritti che non saranno mai concessi.

«Non vogliamo uno sviluppo che porti disastri. Vogliamo un piano che prenda in considerazione le necessità delle minoranze di tutto il paese», disse Yordi Yunda Pajoy, consigliere del Cric.

L’ultima grande minga, quella del 2014, vide per la prima volta l’occupazione di grandi aziende agricole e dell’autostrada Panamericana. La situazione si fa ad ogni sollevamento sempre più complessa, gli indigeni del Cauca ripetono le stesse richieste di proprietà sulle terre agricole, rispetto delle terre ancestrali e dei valori culturali fin dal 1991, e da allora si vedono rispondere con promesse non mantenute.

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