Tumaco (Colombia): un popolo che, nonostante l'abbandono, sogna un futuro migliore

Immagine

Martedì 21 maggio 2019
Continua il “ProgettoTumaco: Dialogo sociale per la vita e la giustizia!" proposto dalla Pastorale Sociale Caritas Colombia, che insieme ad alcuni organismi locali della zona di Tumaco sta lavorando per ripristinare il tessuto sociale nella comunità. Fides ha ricevuto dalla Conferenza Episcopale della Colombia alcuni aggiornamenti sul progetto, guidato da Mons. Orlando Olave Villanoba, Vescovo della diocesi di Tumaco, che continua ad impegnare la popolazione per uno sviluppo sociale ed economico.

Tra gennaio 2017 e febbraio 2018 il pane quotidiano a Tumaco era: omicidi selettivi, estorsioni, lettere di minaccia, incidenti provocati e incidenti da mine antiuomo. Cause che provocavano gli spostamenti forzati di parte della popolazione. "Il terrore comanda in questa terra" aveva commentato Mons. Orlando Olave Villanoba, raccontando la terribile situazione.

"Tuttavia questa regione del paese ha nella sua essenza una grandissima ricchezza umana e naturale, doni che permettono di pensare che è possibile costruire una storia diversa. Con questa premessa, il popolo di Tumaco, (un anno fa) stanco delle inquietudini che la violenza genera nelle sue molteplici forme e accompagnato dalla Chiesa cattolica e dalle istituzioni della regione, ha deciso di dire: Basta! Tumaco non ne può più!": così si legge nella presentazione del progetto che adesso si ripropone per creare coscienza in tutta la Colombia, o nelle parole di Mons. Orlando "per guardare Tumaco con altri occhi, dove c'è gente che ha speranza, perché c'è una seconda opportunità".

Il Vescovo segnala ciò di cui la zona ha oggi particolare bisogno: la sicurezza, la sanità, lo sviluppo economico, la pubblica istruzione, le infrastrutture, l’attenzione ai giovani. Allo stesso tempo informa che i diversi comitati sono già al lavoro: il tavolo dell'educazione, quello delle infrastrutture, come anche il Comitato "Unidos por Tumaco", che accogliendo professionisti sta dando l’impulso necessario a riattivare l'economia del porto, ai lavori di asfaltatura delle strade provinciali e di altre vie di comunicazione. “Uno sviluppo in questo senso dovrà ridurre i tempi del trasporto della merce, dovrà dare una spinta al commercio e permetterà di incrementare il turismo” si legge nella nota inviata a Fides. Molte di queste cose dipendono dal comitato per la sicurezza, che collabora con l'apparato di giustizia della regione, perché occorre ridare fiducia verso le istituzioni, controllando e denunciando i gruppo di criminali che cercano di minacciare i responsabili e di provocare violenza.

Purtroppo questo progetto si sta portando avanti mentre nel paese continuano ad essere uccisi sia i leader dei diritti umani che gli ex membri delle FARC che hanno firmato l'accordo di pace. Un segno positivo lo ha dato il governo con la creazione di una commissione per seguire la vicenda, ma per ora la violenza nel paese non si ferma.

Forse da Tumaco potrà arrivare a tutto il paese il messaggio espresso in diverse occasioni da padre Arnulfo Mina, sacerdote di Tumaco, che la gente voleva come sindaco: "Non dobbiamo guardare l'altro come nemico, ma dobbiamo cercare la riconciliazione. Dobbiamo lavorare con i giovani per creare coscienza che sono loro a portare pace nelle famiglie e nella società. Si tratta della storia di un popolo che, nonostante l'abbandono, sogna un futuro migliore".
[CE – Agenzia Fides]

Il Nunzio Luis Mariano Montemayor:
“Non può continuare questa violenza estrema dell’eliminazione dell’avversario”

Nunzio apostolico in Colombia, l’Arcivescovo Luis Mariano Montemayor.

"Dobbiamo prendere sul serio il tema della pace, perché non è opzionale. La Colombia non può continuare in questa estrema violenza dell'eliminazione dell'avversario e di chi la pensa in modo diverso, è essenziale lavorare per una mentalità inclusiva. O ci salviamo tutti o sprofondiamo tutti": la preoccupazione è stata espressa dal Nunzio apostolico in Colombia, l’Arcivescovo Luis Mariano Montemayor, durante il suo intervento al IX incontro della “Red de Universidades Católicas de Colombia”, il 6 maggio.

Secondo le informazioni inviate a Fides dalla Conferenza episcopale colombiana, l’Arcivescovo ha sottolineato la situazione drammatica in seguito alle frequenti minacce e omicidi di leader sociali nel paese. Lo stesso Presidente della Colombia, Ivan Duque, ha definito “grave” la situazione e per questo ha annunciato nei giorni scorsi la creazione di una commissione speciale di giudici per chiarire gli assassini dei leader comunali e dei diritti umani verificatisi in diverse zone durante l’ultimo anno ad opera di gruppi illegali. Tali azioni criminali costituiscono il maggior ostacolo al processo di pace e un reale pericolo generale per la pace nel paese.

Il Cinep, centro di ricerca sociale della comunità dei Gesuiti, ha registrato 2.252 vittime di qualche tipo di violazione dei diritti umani nel 2018, di cui 1.151 persone sono state minacciate di morte, 304 hanno subito lesioni fisiche, 49 attacchi, 22 sono scomparse e 3 aggredite sessualmente, oltre agli omicidi. A preoccupare, secondo lo studio, è il fatto che i leader sociali vengono uccisi da sconosciuti, che non si identificano, da persone incappucciate.

Mons. Montemayor ha sottolineato che la questione della pace non può lasciare indifferenti i colombiani o la comunità internazionale, visto l'aumento delle forze organizzate e criminali "che sono contrarie alla cessazione della violenza nel paese e che devono essere combattute efficacemente". Certamente è compito dello Stato proteggere i cittadini, ma l’Arcivescovo ha chiesto anche alla società civile di contribuire a salvaguardare la vita dei leader sociali.

Celebrando la seconda “Giornata di preghiera e riflessione sulla riconciliazione nel paese”, il 3 maggio, il Presidente della Conferenza Episcopale Colombiana, Mons. Oscar Urbina Ortega, ha sottolineato: “Gesù, di cui celebriamo la Pasqua, ci accompagna e ci incoraggia, specialmente le vittime del conflitto e di tutte la violenze che ora germinano nella nostra geografia, così che con il perdono possano rompere il ciclo della violenza che genera ancora più violenza, dell'odio che semina i germi della paura e di un odio ancora maggiore… la riconciliazione è possibile grazie alla forza che ci trasmette il Crocifisso, che ora vive, per perdonare, amare e sognare con speranza la pace desiderata per la Colombia”.
[SL –
Agenzia Fides]