Giovedì 23 maggio 2019
Addio a piatti, bicchieri, posate e cannucce di plastica. Il Consiglio europeo ha dato ieri il via libera alla nuova direttiva Ue che introduce restrizioni sui prodotti in plastica monouso. L’iniziativa era partita dall’Europarlamento il 27 marzo scorso. La direttiva ha concluso il suo iter prima della fine della legislatura, come si erano prefissi i governi degli Stati membri che ora avranno due anni per adottarla.

Dal 2021 ci saranno dunque riduzioni al consumo — come nel caso di tazze per bevande e contenitori per alimenti — e divieti alla vendita per prodotti in plastica monouso, al fine di ridurre la quantità di rifiuti che quotidianamente viene creata e combattere l’inquinamento del nostro pianeta, tutelandone in particolar modo mari, fiumi e laghi. «C’è un crescente senso di urgenza nella società europea nel fermare l’inquinamento da plastica nei nostri oceani» ha dichiarato il vicepresidente del Consiglio europeo Frans Timmermans. Le misure, ha spiegato, «ci aiuteranno a proteggere la salute dei nostri cittadini e a salvaguardare il nostro ambiente naturale». Gli imballaggi di plastica monouso rappresentano il 40 per cento della produzione globale di plastica e il 70 per cento dei rifiuti marini. Ogni anno si calcola che finiscano in mare circa 12,7 milioni di tonnellate di plastica, l’equivalente di un camion pieno al minuto per ogni giorno dell’anno. Alcune stime dicono che ci sono cinquemila miliardi  di pezzi di plastica negli oceani.

In generale saranno introdotte norme più severe per i tipi di prodotti e di imballaggi che rientrano tra i dieci prodotti inquinanti più spesso rinvenuti sulle spiagge europee, tra cui le bottiglie di plastica. Proprio su queste ultime i paesi dell’Unione si sono impegnati per il futuro a stabilire regole sia per il riciclo che per la produzione. Dovrà essere raggiunta la raccolta del 90 per cento entro il 2029, con un obiettivo intermedio del 77 per cento al 2025. Quelle prodotte da qui in avanti dovranno avere un contenuto riciclato di almeno il 25 per cento entro il 2025 e di almeno il 30 per cento entro il 2030.
[L’Osservatore Romano]