Sabato 15 giugno 2019
«Il tempo stringe... Non possiamo permetterci il lusso di aspettare... La crisi climatica richiede... un’azione pronta e risoluta»: è l’appello lanciato dal Papa ai partecipanti al simposio promosso dal Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale con i vertici delle compagnie petrolifere mondiali, incontrati nella Casina Pio I V, nei Giardini vaticani, nella tarda mattinata di venerdì 14 giugno. Ecco il discorso del Pontefice.

Per il Pontefice non è giusto che le nuove generazioni paghino per la nostra irresponsabilità
La crisi climatica impone un’azione pronta e risoluta

«Il tempo stringe... Non possiamo permetterci il lusso di aspettare... La crisi climatica richiede... un’azione pronta e risoluta»: è l’appello lanciato dal Papa ai partecipanti al simposio promosso dal Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale con i vertici delle compagnie petrolifere mondiali, incontrati nella Casina Pio I V, nei Giardini Vaticani, nella tarda mattinata di venerdì 14 giugno.

Nel suo discorso il Pontefice ha denunciato come il cambiamento climatico minacci «il futuro stesso della famiglia umana». E «questa — ha aggiunto a braccio per rimarcare il concetto — non è un’esagerazione». Perché, ha spiegato, «i nostri figli, i nostri nipoti non dovranno pagare, non è giusto che loro paghino il costo della nostra irresponsabilità». Anche in ragione del fatto che, ha chiarito, «come sta diventando sempre più evidente», le nuove generazioni «esigono un cambiamento. “Il futuro è nostro”, gridano i giovani oggi, e hanno ragione!», ha ribadito Francesco.

Commentando il tema dei lavori — La transizione energetica e la tutela della casa comune — il Papa vi ha individuato tre punti interconnessi: «primo, una corretta transizione; secondo, il prezzo del carbone; e terzo, trasparenza nel riportare i rischi climatici». Si tratta di altrettanti «problemi enormemente complessi», perché — ha detto riguardo al primo — «una transizione corretta viene richiamata nel Preambolo agli Accordi di Parigi» e «implica una gestione dell’impatto sociale e occupazionale del passaggio a una società a basso consumo di carbone. Se gestita bene, questa transizione può generare nuove opportunità di impiego, ridurre la diseguaglianza e aumentare la qualità della vita per coloro che sono colpiti dal cambiamento climatico», ha assicurato.

Quanto al secondo aspetto, Francesco ha evidenziato come «una politica del prezzo del carbone» sia «essenziale se l’umanità vorrà usare con saggezza le risorse del creato». Del resto, ha proseguito, «la mancata gestione delle emissioni di carbonio ha prodotto un enorme debito che ora dovrà essere ripagato con gli interessi da coloro che verranno dopo di noi».

Infine il Pontefice ha accennato alla necessità «di trasparenza nel riportare i rischi climatici», visto che «le risorse economiche devono essere sfruttate là dove possono arrecare il massimo bene. Una comunicazione aperta, trasparente, scientificamente fondata e regolata è nell’interesse di tutti», ha detto.

Da qui l’appello conclusivo affinché le riflessioni vadano «oltre le mere esplorazioni di che cosa possa essere fatto» e si concentrino «su che cosa occorre che venga fatto, da oggi in poi. Non possiamo permetterci il lusso di aspettare che altri si facciano avanti, o di dare la priorità a vantaggi economici a breve termine. La crisi climatica richiede da noi un’azione determinata, qui e ora».

Ad ascoltare le sue parole, una settantina di dirigenti di imprese nel settore petrolifero e del gas naturale assieme ad alcuni investitori internazionali ed esperti in campo energetico, che al termine di due intense giornate di lavoro hanno sottoscritto una duplice dichiarazione relativa all’importanza della tariffazione del carbone in vista di una riduzione delle emissioni e alla necessità che le società forniscano informazioni chiare su strategie, azioni, procedure amministrative e risultati attinenti al cambiamento climatico.

Appello del Pontefice ai dirigenti delle imprese petrolifere
La crisi climatica impone un’azione pronta e risoluta

Eminenza,
Distinti Dirigenti,
Investitori ed Esperti,
Signore e Signori,
Estendo un caloroso benvenuto a tutti voi in occasione di questo Dialogo sul tema La transizione energetica e la tutela della casa comune. Il fatto di ritrovarvi a Roma, dopo l’incontro dell’anno scorso, è un segno positivo del vostro costante impegno a lavorare insieme in uno spirito di solidarietà al fine di promuovere passi concreti per la tutela del nostro pianeta. Per questo vi sono grato.

Il presente, secondo Dialogo si svolge in un momento critico. L’odierna crisi ecologica, special mente il cambiamento climatico, minaccia il futuro stesso della famiglia umana, e questa non è un’esagerazione. Per troppo tempo abbiamo collettivamente ignorato i frutti delle analisi scientifiche, e «le previsioni catastrofiche ormai non si possono più guardare con disprezzo e ironia» (Enc. Laudato si’, 161). Qualsiasi discussione sul cambiamento climatico e sulla transizione energetica deve dunque assumere i migliori frutti della ricerca scientifica oggi disponibile e lasciarsene toccare in profondità (cfr. ibid., 15).

Uno sviluppo significativo in quest’ultimo anno è stata la pubblicazione del Rapporto speciale sull’impatto del riscaldamento globale di 1.5ºC sui livelli pre-industriali da parte del Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico. Quel Rapporto mette chiaramente in guardia sul fatto che gli effetti sul clima saranno catastrofici se oltrepassiamo la soglia degli 1.5ºC delineata nell’obiettivo dell’Accordo di Parigi. Il Rapporto avverte, inoltre, che manca solo poco più di una decade per raggiungere questa barriera del riscaldamento globale. Di fronte a un’emergenza climatica, dobbiamo prendere opportuni provvedimenti, per poter evitare di commettere una grave ingiustizia nei confronti dei poveri e delle future generazioni. Dobbiamo agire responsabilmente ben considerando l’impatto delle nostre azioni nel breve e nel lungo termine.

In effetti, sono i poveri che soffrono il peggior impatto della crisi climatica. Come dimostra l’attuale situazione, i poveri sono coloro che sono più vulnerabili agli uragani, alla siccità, alle inondazioni e agli altri eventi climatici estremi. Perciò si richiede sicuramente coraggio per rispondere «al grido sempre più disperato della terra e dei suoi poveri» (Discorso ai partecipanti alla Conferenza Internazionale nel III anniversario della Laudato si’, 6 luglio 2018). Nello stesso tempo, le future generazioni sono in procinto di ereditare un mondo molto rovinato. I nostri figli e nipoti non dovrebbero dover pagare il costo dell’irresponsabilità della nostra generazione. Mi scuso ma vorrei sottolineare questo: loro, i nostri figli, i nostri nipoti non dovranno pagare, non è giusto che loro paghino il costo della nostra irresponsabilità.

Infatti, come sta diventando sempre più evidente, i giovani esigono un cambiamento (cfr. Laudato si’, 13). “Il futuro è nostro”, gridano i giovani oggi, e hanno ragione!

Il vostro incontro si è focalizzato su tre punti interconnessi: primo, una corretta transizione; secondo, il prezzo del carbone; e terzo, trasparenza nel riportare i rischi climatici. Questi sono tre problemi enormemente complessi e vi ringrazio di averli proposti alla discussione e al vostro livello, che è un livello serio, scientifico.

Una transizione corretta, come sapete, viene richiamata nel Preambolo agli Accordi di Parigi. Tale transizione implica una gestione dell’impatto sociale e occupazionale del passaggio a una società a basso consumo di carbone. Se gestita bene, questa transizione può generare nuove opportunità di impiego, ridurre la diseguaglianza e aumentare la qualità della vita per coloro che sono colpiti dal cambiamento climatico.

Secondo, una politica del prezzo del carbone è essenziale se l’umanità vorrà usare con saggezza le risorse del creato. La mancata gestione delle emissioni di carbonio ha prodotto un enorme debito che ora dovrà essere ripagato con gli interessi da coloro che verranno dopo di noi. Il nostro utilizzo delle risorse ambientali comuni può essere considerato etico solo quando i costi sociali ed economici del loro uso sono riconosciuti in maniera trasparente e sono pienamente sostenuti da coloro che ne usufruiscono, piuttosto che da altre popolazioni o dalle generazioni future (cfr. ibid., 195).

Il terzo tema, la trasparenza nel riportare i rischi climatici, è essenziale perché le risorse economiche devono essere sfruttate là dove possono arrecare il massimo bene. Una comunicazione aperta, trasparente, scientificamente fondata e regolata è nell’interesse di tutti, rendendo possibile lo spostamento di capitali finanziari in quelle aree che offrono le più ampie «possibilità all’intelligenza umana per creare e innovare, mentre protegge l’ambiente e crea più opportunità di lavoro» (ibid., 192).

Cari amici, il tempo stringe! Le riflessioni devono andare oltre le mere esplorazioni di che cosa possa essere fatto, e concentrarsi su che cosa occorre che venga fatto, da oggi in poi. Non possiamo permetterci il lusso di aspettare che altri si facciano avanti, o di dare la priorità a vantaggi economici a breve termine. La crisi climatica richiede da noi un’azione determinata, qui e ora (cfr. ibid., 161) e la Chiesa è pienamente impegnata a fare la sua parte.

Nel nostro incontro dello scorso anno, ho espresso la preoccupazione che «La civiltà richiede energia, ma l’uso dell’energia non deve distruggere la civiltà!» (Discorso ai partecipanti all’incontro per dirigenti delle principali imprese del settore petrolifero, del gas naturale e di altre attività imprenditoriali collegate all’energia ,9 giugno 2018). Oggi è necessaria una transizione energetica radicale per salvare la nostra casa comune. C’è ancora speranza e rimane il tempo per evitare i peggiori impatti del cambiamento climatico, a patto che ci sia un’azione pronta e risoluta, perché sappiamo che «gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi» (Laudato si’, 205).

Vi ringrazio ancora una volta per aver risposto generosamente all’invito del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Vi assicuro le mie preghiere per le vostre decisioni; invoco di cuore su di voi e sulle vostre famiglie le benedizioni di Dio. Grazie.
[L’Osservatore Romano]