Guatemala: domani il primo turno delle elezioni presidenziali. Più di venti i candidati

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Sabato 15 giugno 2019
Si vota domani per il primo turno delle elezioni presidenziali in Guatemala. Gli elettori sono chiamati a scegliere tra oltre venti candidati il successore alla presidenza dell’attore comico Jimmy Morales, che pur avendo vinto, quattro anni fa, sull’onda dell’indignazione popolare, ha espulso dal Paese la Cicig, la Commissione internazionale contro l’impunità.

Ma non ci sarà la candidata che si era impegnata a difendere la Cicig, Thelma Aldana, ex presidente della Corte suprema e ex procuratore generale. Favorita dai sondaggi è un’altra donna, Sandra Torres, già moglie dell’ex presidente Álvaro Colom, in un panorama di notevole frammentazione, dal quale emerge, senza grandi possibilità di vittoria, sempre secondo i sondaggi, Thelma Cabrera, “voce” delle popolazioni indigene. La Conferenza episcopale guatemalteca (Ceg) è intervenuta varie volte negli ultimi mesi sia per difendere l’operato della Cicig sia sul processo elettorale. Nel caso che nessun candidato ottenga la maggioranza assoluta, si dovrà ricorrere al secondo turno di ballottaggio, previsto per l’11 agosto.
[SIR]

In otto milioni alle urne per le elezioni generali Guatemala:
corruzione e migranti al centro del voto

Anche Vinicio Cerezo, che è stato il primo presidente civile che il Guatemala ha avuto dopo l’apertura democratica nel 1986, ha fatto appello ai cittadini del suo paese a partecipare alle elezioni generali che si tengono domani. I guatemaltechi devono eleggere il presidente — tra venti candidati — e il vicepresidente, 160 deputati al Congresso, 20 al Parlamento centroamericano e 340 società municipali per il periodo 20202024. Se nessuno dei candidati che aspirano alla prima magistratura del paese ottiene il 50 per cento più uno dei voti validi, ci sarà un secondo turno tra i due più votati l’11 agosto.

In campagna elettorale, la Conferenza episcopale del Guatemala (Ceg) ha sottolineato, in un messaggio, che «è indispensabile essere attenti all’idoneità morale e alla capacità politica dei candidati, per evitare che le persone con vecchi vizi politici o mossi da interessi personali siano eletti, soprattutto coloro dei quali si sospetta un coinvolgimento in atti di corruzione e di narcotraffico». Durante il mandato del capo di stato uscente, Jimmy Morales, presentatosi nel 2015 con lo slogan «Ni corrupto, ni ladrón» — dopo le dimissioni forzate di Otto Pérez Molina, accusato di aver partecipato a un ampio giro di contrabbando — la piaga della corruzione non sembra essersi ridotta, gli indicatori di violenza sono aumentati e il settore dei servizi sanitari pubblici ha subito una forte involuzione.

L’ex presidente Cerezo, attualmente segretario generale del Sistema di integrazione centroamericana (Sica), ha spiegato attraverso i social network che le elezioni di domenica prossima «sono una preziosa opportunità per consolidare il quadro istituzionale e la partecipazione dei cittadini come basi per il progresso del Guatemala». Sostenuto dal partito che un tempo si chiamava Democrazia cristiana guatemalteca (Dcg), Cerezo arrivò alla presidenza nel 1986 per un periodo di cinque anni dopo diversi decenni di regimi militari succeduti l’uno dopo l’altro e scanditi da denunce di frodi elettorali e di tentati colpi di stato.

Cerezo ha ricordato che queste sono le none elezioni generali dopo l’apertura democratica in Guatemala e ha aggiunto che il paese ha ora più di otto milioni di votanti registrati, di cui il 53 per cento rappresentato da donne e il 42 per cento da giovani.

Cerezo ha ribadito il suo impegno, in qualità di segretario generale della Sica, a continuare a lavorare con le autorità attuali e con quelle che i guatemaltechi sceglieranno nelle prossime elezioni per rafforzare ulteriormente la trasformazione al fine di avere «un Centroamerica più integrato».

Il Guatemala è molto importante per gli equilibri dell’America centrale. Confina infatti a nord con il Messico e rappresenta il passaggio obbligato per tutti i migranti provenienti dalla regione e diretti verso gli Stati Uniti.
[L’Osservatore Romano]