Lunedì 1 luglio 2019
Ecco le dieci guerre dimenticate nel mondo. Conflitti di cui nessuno parla. E che proprio per questo non interessa a nessuno risolvere. Si trovano soprattutto in Africa, ma anche in Asia, America Latina ed Europa. Lo rivela il report annuale del Norwegian Refugee Council. Foto: 
Tiril Skarstein/NRC. [Testo: Fabio Polese – Osservatorio Diritti]

Dal Congo al Donbass, passando per il Camerun, il Burundi, la Repubblica Centrafricanae la Palestina. Sono queste le crisi e le guerre dimenticate che ancora oggi continuano a fare morti e feriti. Ma nonostante questo, grazie anche al silenzio assordante dei media, non riescono ad ottenere un concreto sostegno internazionale.

A denunciarlo è il Norwegian Refugee Council (Nrc) che ha appena pubblicato un rapporto annuale sui dieci Paesi con le crisi più dimenticate al mondo. La lista completa comprende anche Mali, Etiopia, Venezuela e la guerra in Libia.

L’organizzazione sostiene che alcune crisi ricevono molta più attenzione e aiuto di altre. I motivi sono diversi. «La negligenza può essere il risultato di una mancanza di interesse geopolitico, oppure le persone colpite potrebbero sembrare troppo lontane e troppo difficili da identificare», spiega il documento. Inoltre, questa differenza potrebbe anche essere «il risultato di priorità politiche contrastanti».

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Photo: Adam Combs/NRC.

Guerre dimenticate nel mondo: i media nel 2018

Sono vari i fattori che determinano se una crisi riceve o meno una copertura da parte dell’informazione mainstream. Nel rapporto, che ha utilizzato i dati di monitoraggio dei media forniti dalla società Meltwater e parla della situazione nel 2018, si legge che «il livello di attenzione non è necessariamente proporzionale alla dimensione della crisi». E anche quando sono pubblicate informazioni su un conflitto, «la situazione dei civili potrebbe essere oscurata a causa di strategie di guerra e alleanze politiche».

Guerre dimenticate in Africa: la crisi in Camerun

In Camerun la crisi iniziata con proteste pacifiche alla fine del 2016 si è intensificata, fino a diventare un vero conflitto tra gruppi armatigovernativi e ribelli. Fino ad ora, più di 450 mila persone sono state sfollate e quasi 800 mila bambini non possono andare a scuola.

«Centinaia di villaggi sono stati bruciati, decine di migliaia di persone si nascondono nella boscaglia senza aiuti umanitari e nuovi attacchi sono in atto ogni giorno», scrive Nrc.

«Nonostante l’entità della crisi, i bisogni umanitari non vengono soddisfatti», denuncia l’organizzazione. «La mancanza di informazioni e l’attenzione politica internazionale hanno permesso che la situazione si deteriorasse da manifestazioni non violente a vere e proprie atrocità commesse entrambe le parti».

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Photo: Togo Moise/NRC.

In Congo ci sono più di un milione di sfollati interni

Nel 2018, quando i combattimenti interetnici sono ripresi nelle province nord-orientali del Nord Kivu e dell’Ituri, centinaia di migliaia di congolesi sono stati costretti a fuggire in Uganda attraverso il lago Alberto. Circa un milione di persone, invece, sono sfollati interni. «La lotta tra gruppi armati per il controllo del territorio e delle risorse, la distruzione di scuole e abitazioni e gli attacchi ai civili hanno creato importanti bisogni umanitari», si legge nel rapporto. A questa situazione si è aggiunto un focolaio di Ebola nell’agosto scorso.

«L’attenzione dei media internazionali durante tutto l’anno si è concentrata principalmente sull’esito delle elezioni presidenziali ritardate e dell’epidemia di Ebola, spingendo una delle peggiori crisi umanitarie sul pianeta nell’ombra della coscienza del mondo».

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Repubblica Centrafricana: 2 milioni senza aiuti

Nella Repubblica Centrafricana, 2,9 milioni dei 4,6 milioni di abitanti del Paese hanno urgente bisogno di aiuti umanitari. Gruppi armati locali controllano la maggior parte delle regioni e ripetuti episodi di violenza continuano a costringere i civili ad abbandonare le proprie abitazioni. Allo stesso tempo, la criminalità è in aumento.

Vittime delle violenze, anche gli operatori delle ong, che sono stati regolarmente attaccati e intimiditi. Proprio per questo, alcune organizzazioni sono state costrette a sospendere o a ritirarsi.

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Photo: Hajer Naili/NRC.

Guerre africane dimenticate: violenza in Burundi

Quando nel 2015 il presidente Pierre Nkurunziza ha annunciato i piani per candidarsi alla presidenza per il suo terzo mandato, le proteste di piazza si sono trasformate in violenti scontri e la polizia ha risposto brutalmente ai disordini politici. Per questo quasi 500 mila persone sono fuggite in cerca di sicurezza nei Paesi vicini. La maggior parte dei rifugiati è scappato nella vicina Tanzania, mentre altri sono andati in Ruanda, Uganda e in Congo.

«A causa della mancanza di attenzione da parte dei media e di finanziamenti inadeguati da parte della comunità internazionale, i rifugiati non sono in grado di coprire i loro bisogni primari. Vivono in campi sovraffollati, non hanno abbastanza da mangiare e sono minacciati dalle malattie trasmesse dall’acqua», denuncia il Norwegian Refugee Council.

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Guerre dimenticate in Europa: il conflitto nel Donbass

Giunto ormai al sesto anno, il conflitto armato in Ucraina non si ferma e una soluzione concreta non sembra arrivare. Le ostilità continuano a danneggiare le infrastrutture. Centinaia di migliaia di sfollati e case distrutte. Mentre i bambini non possono andare a scuola.

«Anche se nel corso del 2018 sono entrati in vigore cinque accordi di cessate il fuoco, che hanno comportato una riduzione delle vittime, sono stati tutti di breve durata. Il conflitto armato rimane una realtà quotidiana per tutte le persone che vivono vicino alle prime linee», si legge nel documento.

Photo: Ahmed Mashharawi/NRC.

Guerre dimenticate in Asia: il dramma della Palestina

«Violenze continue, vittime umane e schiaccianti bisogni umanitari, dimostrano un allarmante fallimento della comunità internazionale a trovare una soluzione politica per i rifugiati palestinesi», denuncia senza giri di parole il rapporto dell’organizzazione. «Sono passati più di settant’anni dalla fondazione dello Stato di Israele e dalla successiva espulsione di centinaia di migliaia di palestinesi. Oggi 4,8 milioni di persone – l’intera popolazione del territorio occupato – sono esposte alla violenza e metà di queste hanno bisogno di urgente assistenza umanitaria», continua il documento.

La situazione per molti palestinesi peggiora di giorno in giorno. Nella Striscia di Gaza, la Banca Mondiale descrive un’economia in «caduta libera» e i servizi di base sono paralizzati da interruzioni di corrente fino a venti ore al giorno. «L’appello umanitario del 2018 ha ricevuto appena il 45,7 per cento dei finanziamenti necessari per aiutare i 2,5 milioni di civili bisognosi», si legge nel rapporto.

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[Fabio Polese – Osservatorio Diritti]