Giovedì 4 luglio 2019
Quando la Chiesa chiama all’impegno evangelizzatore, indica ai cristiani il vero dinamismo della realizzazione personale: “Qui si scopre un’altra legge profonda della realtà: la vita cresce e matura nella misura in cui la doniamo per la vita degli altri. La missione, alla fin fine, è questo” (Documento di Aparecida – 2013).

Di conseguenza, un evangelizzatore non dovrebbe avere mai una faccia triste. Va recuperato il fervore nella “dolce e confortante gioia di evangelizzare, anche quando occorre seminare nelle lacrime […] Possa il mondo del nostro tempo – che cerca ora nell’angoscia, ora nella speranza – ricevere la Buona Novella non a evangelizzatori chiusi e scoraggiati, impazienti e ansiosi, ma da ministri del Vangelo la cui vita irradi fervore, che abbiano per primi ricevuto in loro la gioia del Cristo” (Papa Paolo VI, Evangelii nuntiandi).

I discepoli, diventati apostoli, partono senza pane, né sacca, né denaro, non hanno nulla di superfluo, ma neanche le cose più utili. Solo un bastone cui appoggiare la stanchezza e un amico a sorreggere il cuore. Semplicemente uomini. Perché l’incisività del messaggio sta nel bruciore del cuore dei discepoli, in quella forza che ti fa partire, e che è Dio. La forza del Vangelo, e del cristianesimo, non sta nell’organizzazione, nei mass-media, nel denaro, nei numeri; passa di cuore in cuore, per un contagio buono.

Partono senza cose, perché risalti il primato dell’amore. L’abbondanza di mezzi in qualche modo ha spento la creatività nelle chiese. Il viaggio dei discepoli è come una discesa verso quella radice pura che è prima del denaro, del pane, dei ruoli. Anche per questo saranno perseguitati, perché capovolgono la gerarchia di valori.

Gesù affida ai discepoli una missione che concentra attorno a tre nuclei: Dove entrate dite: pace a questa casa; guarite i malati; dite loro: è vicino a voi il Regno di Dio. I tre nuclei della missione: seminare pace, prendersi cura, confermare che Dio è vicino.

Portano pace. E la portano a due a due, perché la pace non si vive da soli, essendo relazione. Comporta almeno un altro, comporta due in pace, in attesa dei molti e, poi, dei tutti che siano in pace. La pace non è semplicemente la fine delle guerre: Shalom è pienezza di tutto ciò che desideri dalla vita.

Guariscono i malati. La guarigione comincia dentro, quando qualcuno si avvicina, ti tocca, condivide un po’ di tempo e un po’ di cuore con te. Esistono malattie inguaribili, ma nessuna incurabile, nessuna di cui non ci si possa prendere cura.

Poi l’annuncio: è vicino, si è avvicinato, è qui il Regno di Dio. Il Regno è il mondo come Dio lo sogna. Dove la vita è guarita, dove la pace è fiorita. Dite loro: Dio è vicino, più vicino a te di te stesso; è qui, come intenzione di bene, come guaritore della vita.
Erminio Villa