Venerdì 12 luglio 2019
Il prossimo mese di agosto salperà dalla cittadina di Obidos, sul Rio delle Amazzoni, un piccolo “ospedale galleggiante” per provvedere medicinali e prestare cure e aiuti sanitari alle popolazioni che vivono in aree dove è quasi impossibile raggiungere e soccorrere i malati e i bisognosi di cure a causa delle enorme distanze. [Antonio Dall'Osto – settimananews]

La barca è momentaneamente ormeggiata a Obidos in attesa di iniziare il suo servizio, che consisterà nell’offrire prestazioni sanitarie spostandosi da una località all’altra, lungo il grande fiume dove vivono circa 700.000 abitanti, sparsi in un migliaio di comunità.

Il natante è lungo 32 metri e dispone di vari ambulatori per visite e analisi nelle varie specializzazioni. Oltre a una piccola sala operatoria, ha a disposizione locali per l’ostetricia, le mammografie, gli ultrasuoni e strumenti per l’elettrocardiogramma. Non manca nemmeno una piccola farmacia. Vi prestano servizio cinque religiosi, cinque medici, cinque suore,  oltre al personale ausiliario.

La barca è dedicata a papa Francesco. Sulla fiancata, infatti, è scritto in brasiliano: Barco Hospital Papa Francesco, perché è stato papa Francesco a dare il primo impulso a un servizio del genere in Amazzonia.

Si era infatti nel 2013, durante il viaggio apostolico per la Giornata mondiale della Gioventù a Rio de Janeiro. In quell’occasione papa Francesco, visitando l’ospedale dei Francescani della Divina Provvidenza, aveva chiesto al superiore generale, Francisco Belotti, se svolgevano attività anche in Amazzonia. Alla risposta negativa, disse: «Allora dovete andare anche là». La congregazione prese a cuore l’invito del papa e rilevò due ospedali abbandonati, uno ad Obidos e l’altro a Juruti.

Ma p. Belotti si rese però subito conto che era impossibile raggiungere tutti e prendersi cura di loro data l’enormità delle distanze. Gli venne allora in mente l’idea di attrezzare un piccolo “ospedale galleggiante”. In questo modo – pensò – gli abitanti della regione non avrebbero più dovuto affrontare lunghi disagevoli viaggi per recarsi al più vicino ospedale, ma sarebbe stato lo stesso ospedale ad andare da loro.

Così cominciò a prendere corpo l’idea. Il finanziamento dell’opera fu ricavato da una penale pagata da varie imprese per il grave inquinamento prodotto dalle loro natività e dai danni che ne erano derivati.

Il progetto fu sostenuto dalla diocesi di Obidos e dal suo vescovo Johannes Bahlman, originario della diocesi tedesca di Münster.

Ora tutto è pronto. Sul natante saranno effettuate delle analisi e anche piccoli interventi chirurgici. Per gli interventi di maggior rilievo, che richiedono settimane di trattamento, i malati saranno trasferiti altrove con un motoscafo negli ospedali del Paese. Tuttavia, la maggior parte dei trattamenti avverrà sul luogo.

A bordo ci sarà anche Ruth Rottbeck, 43 anni, delle suore francescane di Siessen, medico con specializzazione in neurologia e psichiatria. È originaria anche lei, come il vescovo, della diocesi di Münster. «Questo ospedale galleggiante – ha affermato – risponde alle mie esigenze di medico e di religiosa francescana». Infatti, ha sottolineato, «noi non siamo solo un’organizzazione umanitaria, ma soprattutto andiamo come religiose e come Chiesa».

L’entusiasmo per questa opera in Amazzonia era sorto in lei durante il Katholikentag del 2018, a Münster, incontrando il vescovo Bahlman che le aveva parlato dell’iniziativa. Affascinata da questa idea, dopo essersi fatta un’idea sul luogo, lo scorso mese di ottobre si era licenziata dalla clinica di Stuttgart dove era medico capo. «Nella regione dell’Amazzonia – disse – le cure sanitarie sono insufficienti». Con una barca sanitaria si potranno raggiungere anche le regioni più lontane: «Come Chiesa, secondo quanto afferma anche papa Francesco, dobbiamo essere in uscita per andare noi incontro alla gente».

Il vescovo Bahlman ha spiegato anche come è nata l’idea di dedicare la barca ospedaliera a papa Francesco. Avvenne durante un’udienza dello scorso mese di novembre in cui gli aveva presentano i piani del progetto. Francesco ne era rimasto affascinato. «Si entusiasmò e si emozionò quasi fino alle lacrime, dopo averlo visto» – ha dichiarato il vescovo.

I gestori dell’iniziativa hanno affermato che saranno riconoscenti per ogni sostegno – sia finanziario sia in risorse umane – che riceveranno. Sulla piccola unità galleggiante potranno offrire il loro aiuto anche dei volontari. E si augurano anche che da questa iniziativa si sviluppi una rete di altri interventi nel campo sanitario per l’Amazzonia.
[Antonio Dall'Osto – settimananews]