RD. Congo: l’Oms dichiara l’epidemia di ebola emergenza internazionale

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Venerdì 19 luglio 2019
L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo è stata dichiarata dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) «un’emergenza sanitaria pubblica a livello internazionale», uno dei livelli di allarme più alti secondo la scala usata dallo stesso ente. La presa di posizione dell’Oms arriva all’indomani dei primi casi di contagio accertati a Goma, città congolese con due milioni di abitanti al confine con il Rwanda. C’è il rischio che il virus oltrepassi i confini e diventi una pandemia. Tra le migliaia di persone contagiate anche 750 bambini.

Oltre 1.600 morti e 2.500 persone contagiate, tra le quali 750 bambini. E’ il bilancio dell’epidemia di ebola che dall’agosto 2018 affligge la Repubblica Democratica del Congo. Per questo l’Organizzazione mondiale della sanità, riunitosi ieri a Ginevra, ha dichiarato che quanto sta accadendo nel Paese africano si è trasformato in un’emergenza sanitaria internazionale. Questo significa che c’è un rischio concreto che il virus possa oltrepassare i confini nazionali e trasformarsi in una pandemia.

Il direttore dell’agenzia Onu per la salute, Thedros Adhanom Ghebreyesus, ha detto che occorrono un’azione coordinata per gestire meglio l’epidemia e raddoppiare gli sforzi per costruire un sistema sanitario migliore. Per ora i focolai sono confinati nella zona orientale del Paese, ma allarma il contagio avvenuto a Goma, una metropoli di due milioni di abitanti situata al confine orientale col Ruanda. Il timore è che accada come cinque anni fa: quando il virus provocò 11 mila morti tra Guinea, Liberia e Sierra Leone.

Ebola: il virus che spaventa ancora

Anche se l’Oms dichiara che l’epidemia è un’emergenza internazionale “non cambiano gli standard di intervento”, dice Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto nazionale malattie infettive Spallanzani. “I farmaci e i vaccini sono stati usati fin dall’inizio dell’epidemia” e si continua a “combatterla con l’isolamento delle persone e con il coinvolgimento delle comunità locali: senza questo non funziona”. Gli interventi sanitari sono resi difficili dai conflitti tribali in corso nel Paese e dall’intensa mobilità delle persone che aumenta il rischio di diffusione del virus.

Di fronte a tutto questo, però, la dichiarazione dell’agenzia delle Nazioni Unite “ancora una volta non è stata tempestiva”, polemizza Ippolito: “Bisogna capire se non si tratti di un problema politico e logistico più che umanitario”. Oggi comunque si conosce meglio la malattia, ma Ebola spaventa ancora: “Il virus si è diffuso”, continua il direttore dell’istituto. “Non sappiamo se gli interventi sono efficaci, quanto e perché, ma ha una letalità sostanzialmente stabile”. [Giordano Contu – vaticannews]

L’Organizzazione mondiale della sanità alza il livello di allarme
Ebola emergenza internazionale

L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo è stata dichiarata dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) «un’emergenza sanitaria pubblica a livello internazionale», uno dei livelli di allarme più alti secondo la scala usata dallo stesso ente. La presa di posizione dell’Oms arriva all’indomani dei primi casi di contagio accertati a Goma, città congolese con due milioni di abitanti al confine con il Rwanda. È stato un apposito Comitato istituito dall’Oms a prendere la decisione di elevare il livello di allarme, al termine di una riunione di emergenza di esperti che si sono riuniti a Ginevra per la quarta volta dall’inizio appunto dell’epidemia nel paese africano, avvenuto lo scorso ottobre.

Il direttore del Comitato, Robert Steffen, ha precisato che si tratta di una misura che riconosce il possibile aumento del rischio nazionale e regionale, e il bisogno di una azione coordinata e intensificata per gestirlo. A preoccupare gli esperti è in particolare l’espansione geografica dell’epidemia, dato che i casi coinvolgono oramai un’area di 500 chilometri quadrati. Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha dichiarato che «è il momento che il mondo prenda atto» dell’epidemia, ma ha raccomandato che le frontiere con i paesi vicini restino aperte. Anche il direttore del Comitato ha precisato che «nessun paese dovrebbe chiudere i propri confini o porre restrizioni ai viaggi o ai commerci». Queste misure, ha affermato, sono prese di solito in base alla paura e non hanno fondamento su basi scientifiche.

Il direttore generale dell’Oms ha però sottolineato che la risposta all’epidemia è stata ritardata a causa della mancanza di fondi, affermando che «è tempo che il mondo prenda coscienza e raddoppi gli sforzi» per costruire un sistema sanitario più efficace. Tuttavia ha specificato che un lavoro straordinario è stato fatto per quasi un anno nelle circostanze più difficili. Fino a oggi, a causa dell’ultimo focolaio, quasi 2.500 persone sono state contagiate in Congo, di cui 1.665 sono morte. E la situazione era stata giudicata particolarmente allarmante già nei giorni scorsi dopo il primo contagio avvenuto appunto a Goma.

Anche l’Unicef ha lanciato un’allerta per la tragedia, di cui sono vittime soprattutto i bambini. L’epidemia — spiega il portavoce dell’organizzazione, Marixie Mercado — sta colpendo un maggior numero di bambini rispetto alle precedenti. Al 7 luglio sono stati già contagiati in Congo 750 bambini e il 40 per cento di loro ha meno di 5 anni. Fra gli adulti invece le donne rappresentano il 57 per cento dei casi. «Prevenire i contagi fra i bambini deve essere al centro della risposta all’Ebola», ha affermato Mercado. A questo si aggiunge inoltre un’altra grave emergenza: molti minori rimangono orfani e hanno bisogno di cure e supporto a lungo termine, anche perché spesso anche i parenti si rifiutano di accoglierli.
[L’Osservatore Romano]