Mozambico: Storico accordo di pace tra il presidente Filipe Nyusi e il leader della Renamo Ossufo Momade

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Sabato 3 agosto 2019
Il presidente del Mozambico, Filipe Nyusi, e il leader della Resistência Nacional Moçambicana (Renamo), Ossufo Momade, hanno firmato il 1 agosto l’intesa di pace che pone fine ufficialmente alle ostilità, dopo che nel 1992 era stato raggiunto un cessate il fuoco. Nyusi stesso, secondo quanto riportato dal quotidiano «O País», ha dichiarato che «l’accordo prevede la cessazione formale degli scontri tra le forze di difesa e di sicurezza del Mozambico e l’ala armata dell’opposizione» e ha sottolineato che l’intesa rappresenta «un momento storico che riafferma la speranza per un futuro luminoso».

L’accordo è stato firmato nella foresta di Gorongosa, città situata nella provincia di Sofala nel Mozambico centrale, considerata roccaforte dell’opposizione. Lunedì scorso — secondo quanto reso noto dal presidente — è iniziato il processo di «disarmo, smobilitazione e reintegrazione» del braccio armato della Renamo. Il governo ha ricevuto un elenco di combattenti che dovrebbero recarsi in questi giorni a Maputo per unirsi alle forze di polizia. Si concludono così, dunque, le lunghe trattative di pace avviate dai leader del partito al governo e dal predecessore di Momade, Afonso Dhlakama, morto nel maggio 2018.

La guerra civile in Mozambico è cominciata dopo l’indipendenza dal Portogallo, ottenuta nel 1975, ed è andata avanti tra i sostenitori della Renamo e le forze del partito al potere, Fronte di Liberazione del Mozambico (Frelimo) per oltre 15 anni causando circa un milione di morti. Con la tregua del 1992 la Renamo si è trasformata nel principale partito di opposizione, mantenendo però gruppi militarizzati. Tra il 2013 e il 2016 la pace è stata interrotta da scontri armati tra l’esercito regolare e i ribelli della Renamo. In particolare, la tensione si è rialzata all’indomani delle elezioni generali del 2014 quando la Renamo ha contestato i risultati rivendicando la vittoria in sei province, assegnate al Frelimo. Il 15 ottobre sono previste le nuove elezioni generali in Mozambico.
[L’Osservatore Romano]

Sant’Egidio:
la firma dell’accordo in Mozambico è un importante traguardo

Giovedì 1 agosto 2019: Accordo di pace tra governo e ribelli in Mozambico. Il presidente Filipe Nyusi
[a sinistra, nella foto] e il leader dell'opposizione Renamo, Ossufo Momade [a destra], hanno siglato l'intesa
al Gorongosa National Park, nei pressi della base del Renamo. L'accordo pone fine a 25 anni di conflitto
dopo la guerra civile, prevede il disarmo di oltre 5.200 combattenti ed elezioni politiche. Dal 4 al 6 settembre,
Papa Francesco sarà in visita al Mozambico, per promuovere la riconciliazione e la pace nel Paese.
(Foto: ANSA/AP).

L’intesa firmata il 1 agosto a Gorongosa, nel centro del Paese, tra il presidente Filipe Nyusi e il leader della Renamo Ossufo Momade, mette fine a decenni di conflitto tra il potere centrale e l’ex gruppo ribelle, divenuto principale partito di opposizione.

E’ un accordo storico che sarà una cornice d’eccezione al viaggio di Papa Francesco in Mozambico, i prossimi 5 e 6 settembre. Dalla fine, nel 1992, della guerra civile che provocò un milione di morti, il Mozambico ha vissuto un lungo percorso di negoziati che ha portato all’odierno accordo e alla indizione di elezioni generali il prossimo 15 ottobre. Tra i protagonisti degli ultimi decenni di storia del Mozambico c’è la Comunità di Sant’Egidio e, con lei, don Angelo Romano che, oltre ad essere un profondo conoscitore del Paese africano, è stato, nel 2016, mediatore dell’Ue ai negoziati e per il quale la firma di ieri rappresenta un grande successo, come spiega ai microfoni di Radio Vaticana Italia:

R. - E' un traguardo importantissimo, perché nell’intenzione dei due firmatari si dovrebbe scrivere la pagina definitiva della pace nel Paese tra il governo, gestito dall’antico Fronte di Liberazione del Mozambico (Frelimo) e la Renamo, che è stata per 17 anni un movimento di guerriglia, fino alla firma degli Accordi di pace a Roma, a Sant’Egidio, il 4 ottobre 1992. Dopo quella firma, il Paese è stato ricostruito, ma più volte ci sono stati dei momenti di tensione, dovuti al fatto che l’applicazione dell’Accordo di Roma non è stata completa per quanto riguarda il disarmo delle truppe della Renamo. Il leader della Renamo, Alfonso Dhlakama, aveva sempre mantenuto una piccola quota di combattenti come una sorta di garanzia contro le eventuali sorprese da parte governativa. E questa cosa, negli anni, più volte aveva generato tensioni, e anche peggio, fino ad arrivare al 2016, in cui ci sono stati scontri abbastanza pesanti tra queste truppe residuali, potremmo dire, della Renamo, e le truppe governative. Tutto a partire da una serie di rivendicazioni che la Renamo faceva contro il governo. Questo accordo quindi è estremamente importante, segue alcune misure opportune che sono state prese dal punto di vista della riforma dell’assetto istituzionale del Mozambico. E’ stata appena fatta una riforma di decentralizzazione, che era una delle richieste della Renamo, che permetterà, per esempio, l’elezione dei governatori, diremmo noi dei presidenti della Regione, che fino ad ora erano di nomina governativa. Quindi, darà la possibilità all’opposizione di governare, come succede in Italia, alcune regioni del Paese. Questa è una crescita democratica istituzionale che accompagna il consolidamento della pace.

Anche perché le elezioni generali sono previste il 15 ottobre…

R. – Sì, ci sono delle elezioni previste e quindi questo fa ben sperare. Questa firma le mette certamente nella giusta luce e giunge alla fine di un percorso che poi ha avuto dei momenti accompagnati anche in modo sostanziale dalla comunità internazionale: nel 2016 c’è stata una mediazione internazionale che ha in qualche modo gettato le basi di tutto questo, a cui ho partecipato anche io come Sant’Egidio, in rappresentanza dell’Unione europea. Quindi, c’è stato un percorso che in questi ultimi tre anni ha portato a una serie di misure che oggi riteniamo essere effettivamente molto opportune, molto felici.

Lei, don Angelo, ha più volte ricordato il ruolo di Sant’Egidio nella recente storia politica di questo Paese. La Comunità come giudica questa firma? La ritiene solida?

R. – Io spero proprio di sì, nel senso che vedo un processo, che è andato sempre più rafforzandosi, di dialogo che ha evidenziato bene i problemi. Noi siamo sempre abituati, purtroppo è un errore, a pensare alla pace come a una sorta di libro che una persona prende, compra e mette in libreria, e sta lì. E invece è qualcosa che va continuamente rinnovata, difesa, protetta, fatta crescere. C’è un’attività quotidiana che costruisce la pace. E in questi anni il Mozambico tante volte ha dovuto riprendere in mano quella pace per consolidarla. Io credo che questo passaggio sia veramente importante, perché oggi il Paese è un Paese che può crescere economicamente ma, soprattutto, è un Paese che ha dimostrato di avere una maturità anche democratica. Il popolo mozambicano ha voluto questa sorta di pace con la volontà molto chiara di non tornare indietro, verso gli anni della guerra civile. Oggi la maggior parte dei mozambicani, oltre il 50%, è nata dopo il 1992, c’è quindi una “generazione della pace” che non ha conosciuto la guerra e che non la vuole conoscere. Credo che questa sia la migliore garanzia per un Mozambico di pace.

A settembre, Papa Francesco sarà per due giorni in questo Paese. Quindi sarà veramente un dono per l’arrivo del Pontefice questa firma…

R. – Assolutamente sì. E credo che l’aspettativa per la visita di Papa Francesco abbia certamente aiutato la volontà delle due parti di firmare prima del suo arrivo. Mi ha colpito un particolare relativo alla televisione che trasmetteva le immagini della firma: quest’ultima è avvenuta a Gorongosa, nell’area che era controllata dalle truppe residuali della Renamo, una zona di foreste, in cui è stato allestito un grande palco. Nello schermo, ormai da diversi giorni, la tv mozambicana, qualsiasi cosa stia tramettendo, la trasmette con una fotografia del Papa in alto a sinistra. Quindi, anche durante la firma, c’erano il presidente del Mozambico, il presidente della Renamo, ma c’era Papa Francesco in alto a sinistra, che sorrideva! Questa immagine mi ha colpito, sembrava veramente che, anche se non presente fisicamente, il Papa ci fosse lo stesso. La visita del Papa ha in qualche modo contribuito a stabilire un clima positivo nel Paese che ha aiutato certamente questo ultimo passo di pace.
[Francesca Sabatinelli - Vaticannews]

Mozambico:
firmato il terzo accordo di pace, ma la diplomazia mostra cautela

Per la terza volta in 40 anni, i due partiti storici del Mozambico, Frelimo e Renamo,  hanno firmato un altro accordo di pace, giovedì.

Un terzo accordo di pace per un Paese dove “pace efficace” e “pace duratura” sono espressioni che riflettono la fragilità della situazione: non c’è guerra, ma non c’è pace.

Il presidente del Mozambico Filipe Nyusi e il leader di Renamo Ossufo Momade hanno firmato giovedì un accordo di “cessazione delle ostilità militari” tra i rivali storici del Mozambico.

Questa è la terza volta in 40 anni che il Frelimo (Fronte di Liberazione del Mozambico), al potere dall’indipendenza nel 1975, e la Renamo (Resistenza Nazionale Mozambicana) che –  nonostante sia diventato un partito politico dal 1992 ha continuato a mantenere i suoi guerriglieri nella savana –  hanno firmato un accordo di pace. La data della cerimonia è stata annunciata mercoledì dal presidente mozambicano Filipe Nyusi al Parlamento.

L’accordo è stato firmato da Nyusi e Ossufo Momade, il nuovo leader della Renamo, nella catena montuosa Gorongosa nel Mozambico centrale, dove la Renamo domina politicamente e ha il suo quartier generale. L’accordo fa parte di un più ampio “pacchetto di pace” che sarà firmato durante una cerimonia il 6 agosto a Maputo, alla presenza di rappresentanti ufficiali di vari governi e organizzazioni.

L’essenza di questo terzo accordo è definire l’integrazione della guerriglia della Renamo nello stato mozambicano e le forze di difesa e di sicurezza della polizia, e la raccolta di armi. Certamente il punto più difficile dei negoziati e che è rimasto sospeso durante gli anni che si sono seguiti dall’Accordo di Pace firmato a Roma nel 1992.

L’integrazione della guerriglia nelle forze di sicurezza e nella polizia è cruciale perché in Mozambico la forza non è nell’esercito.  “Questo è stato il modo in cui il Frelimo di Joaquim Chissano e Armando Guebuza sono stati in grado di guidare l’emarginazione della Renamo – che si sentiva tradita”, ha commentato Fernando Cardoso, professore di Economia dell’ISCTE, al quotidiano portoghese “Público”.

Dopo 16 anni di guerra civile, il Mozambico ha gestito la prima cessazione delle ostilità con l’accordo di pace generale del 1992, firmato a Roma –  con l’ausilio della Comunità di Sant’Egidio e del governo italiano – tra l’allora presidente Joaquim Chissano e Afonso Dhlakama, storico leader della Renamo, deceduto nel maggio 2018.

Nel 2013 è scoppiata una “small war”, nel centro del Paese e, dopo negoziati, è stato firmato un accordo di pace nel 2014, già con Armando Guebuza a capo dello stato. Un accordo che è durato ben poco tempo perché il clima di violenza si è riattivato subito dopo.

Sebbene i conflitti si concentrino principalmente nel centro del paese, la pace non è piena e la Renamo mantiene guerriglieri armati, di cui nessuno conosce  il numero.

I tempi di questo nuovo accordo sono legati alla data delle prossime elezioni, del 15 ottobre: le elezioni generali, in cui saranno scelti il ​​presidente, il parlamento e i governatori. E per la prima volta i governatori delle 10 province del Mozambico, più quella a regime speciale di Maputo, saranno eletti con voto universale e non nominati dal Presidente.

“Affinché Ossufo Momade sia in grado di girare il paese e organizzare raduni, deve lasciare Gorongosa. È vitale che ci siano condizioni per uscire e proteggersi dalla polizia mozambicana. Se il secondo più grande partito politico non può fare campagna elettorale, la credibilità delle elezioni è compromessa “, spiega Fernando Jorge Cardoso.

Recentemente sono state prese misure per creare le condizioni per l’accordo: il Frelimo ha accettato la nuova lista di uomini della Renamo di unirsi alle forze di difesa e sicurezza (dopo che una prima è stata respinta), inoltre è stata approvata una legge di amnistia per i crimini di sicurezza dello stato.

“Questa accelerazione ha a che fare con il fatto che la Renamo non può dire di non poter fare campagna elettorale e il Frelimo vuole apparire come se avesse facilitato finalmente il processo, mostrando la sua responsabilità”, afferma Fernando Jorge Cardoso. “Momade e i suoi compagni devono iniziare la campagna elettorale nel Paese.”

I mozambicani sperano nella pace vera, ma sono piuttosto scettici. “Sono 30 anni che parlano di pace ma la pace non c’è…” mentre i commenti diplomatici mostrano grande cautela.
[Paola Rolletta – FarodiRoma]