Sabato 3 agosto 2019
L’iniziativa governativia Green Legacy intende combattere l’impoverimento del suolo. Ieri, in Etiopia, la risposta popolare ha superato le aspettative. Il vice segretario generale della Conferenza Episcopale Etiope, p. Fikre: l’impegno comune per l’ambiente aiuta a superare le tensioni etniche.

Etiopia da record. Il 30 luglio, per la giornata di Green Legacy, i volontari sono riusciti a piantare oltre 353 milioni di alberi in sole 12 ore. I numeri, diffusi dal ministero per l’Innovazione e la Tecnologia, sono stati rilanciati con un tweet anche dall’ufficio del Primo Ministro Abiy Ahmed. L’iniziativa si è rivelata un momento di entusiasmante unità sociale, religiosa e politica.

Secondo le Nazioni Unite, la copertura forestale dell’Etiopia è scesa dal 35% dell’inizio del XX secolo al 4% negli anni 2000. Padre Teshome Fikre Woldentensae – vice segretario generale della Conferenza Episcopale Etiope – ci racconta l’atmosfera di coesione tra la gente e la loro consapevolezza che “gli alberi danno futuro”.

Intervista a padre Teshome Fikre

Con che spirito avete vissuto la giornata di ieri?

R. – Siamo andati con tutti i capi religiosi a piantare gli alberi nel territorio affidato alle comunità religiose. Tanta la partecipazione, su impulso del Primo ministro si è mobilitato tutto il Paese per proteggere la vita, per proteggere l’Etiopia, per creare questo Green Legacy.

In Etiopia c’è un’emergenza desertificazione…
R. – Ho 47 anni. Quando ero piccolo quasi il 40% del Paese era coperto dai boschi. Adesso siamo al 4%. Ieri si parlava di 23 milioni di etiopi che dalla mattina alla sera, sotto l’acqua, sotto la pioggia, sono riusciti a piantare milioni di alberi.

Con che sentimento ha risposto la popolazione?
R. – Positività, unità, desiderio di fare qualcosa di buono e di proteggere la terra, il mondo… La “nostra casa”, come dice il Santo Padre, è una cosa molto importante e la gente lo capisce, perché vede il caldo che sta arrivando, la pioggia che diminuiscono e le piantagioni che muoiono per mancanza di acqua. La gente vive tutto questo quotidianamente e allora dobbiamo rispondere noi per il nostro Paese. Non possiamo dire: è un problema dell’Europa, è un problema dell’America o della Cina. Questo è il nostro problema, perché da Dio ci è stato regalato questo mondo bello, questo territorio bello e abbiamo la responsabilità di proteggerlo. Questo è anche l’insegnamento della dottrina sociale della Chiesa che noi sosteniamo moltissimo. Tramite le nostre Caritas diocesane siamo riusciti a mobilitare tuti i cattolici e non solo: tutte le persone che beneficiano dell’impegno della Chiesa sono stati mobilitati. Questa è stata veramente una risposta molto positiva.

Da un punto di vista pratico che tipo di alberi avete piantato, come vi siete organizzati?
R. – Lo stato aveva pianificato l’iniziativa benissimo, scelto alberi locali, accettati dalla gente e adatti al clima. Abbiamo inserito anche piante che abbelliscono il territorio. In montagna e in pianura hanno piantato alberi che danno futuro, in grado di porre un argine ai danni del cambiamento climatico e di preservare l’habitat per tutti quegli animali dei boschi che invece ora stanno scappando  a causa della deforestazione.

Però non basta piantare gli alberi… c’è qualcuno che se ne prenderà cura?
R. – Abbiamo già identificato professionisti, agronomi che lavorano per la Chiesa. Dei 4 miliardi di alberi che saranno piantati in questa stagione, se anche il 25 per cento sarà fertile il Paese potrà cambiare. Tutte le istituzioni si sono assunte la responsabilità di curarli e di farli crescere. Come Chiesa – università, parrocchie e altre strutture che hanno spazio a disposizione – ci siamo impegnati e ci impegneremo ancora. Per esempio, questa mattina con un gruppo di professionisti cattolici abbiamo piantato alberi da frutta. In una struttura di proprietà della Conferenza episcopale, abbiamo a disposizione  5 mila metri quadri di terreno…

Possiamo dire che Green Legacy è un’occasione di unità sociale e religiosa?
R. – L’energia positiva aiuta la comunità a restare insieme, crea veramente un’armonia. L’impegno sociale porta positività al cuore delle persone e aiuta a creare unità sociale e politica. La verità, la giustizia, la pace, la riconciliazione sono le parole che vogliamo vivere in piena atmosfera di fratellanza. Questo impegno sicuramente ha messo tutte le religioni insieme, indirizzando tutta la società verso un obiettivo comune: guardare al futuro.  Davvero positiva questa fratellanza tra gli etiopi che stanno vivendo tensioni etniche…

[Eugenio Murrali – Vaticannews]