Brasile: Sistema penitenziario tra sovraffollamento e storture croniche

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Lunedì 5 agosto 2019
Le carceri brasiliane superano la soglia degli 800 mila detenuti e il sistema sembra ormai fuori controllo. Il tasso di sovraffollamento sfiora il 70% e di questo passo si prevede che la popolazione carceraria passerà la boa di 1,5 milioni di carcerati entro il 2025. Ecco cosa succede nei nuovi dati del Consiglio nazionale di Giustizia.

Già oggi il Brasile registra un sovraffollamento del sistema carcerario di quasi il 70% e un totale di detenuti che lo piazza al terzo posto a livello mondiale come popolazione carceraria. E se continuasse a mantenere lo stesso ritmo di crescita degli ultimi anni potrebbe quasi raddoppiare il numero di detenuti in appena sei anni, raggiungendo nel 2025 la quota record di 1,5 milioni di carcerati. È questa la stima presentata dal Consiglio nazionale di giustizia (Cnj) brasiliano nell’ambito della pubblicazione dell’ultima ricerca svolta dal sistema di monitoraggio delle carceri.

Brasile, la terza popolazione carceraria al mondo

L’aggiornamento riporta numeri preoccupanti. Il 17 luglio 2019 il Brasile contava almeno 812.564 detenuti. La banca dati del Cnj viene aggiornata quotidianamente con i dati forniti dai tribunali dei ventisette stati della federazione. E il numero di detenuti potrebbe essere persino più alto, perché alcuni stati non hanno completato la raccolta di informazioni e hanno fornito numeri parziali.

Il dato, in ogni caso, conferma quella del Brasile come la terza più grande popolazione carceraria al mondo, dietro solo a Stati Uniti e Cina. Secondo il Dipartimento penitenziario del ministero della Giustizia, a giugno 2016 il Brasile aveva 726.700 detenuti, quindi il tasso annuo di crescita è stato dell’8,3%.

Foto: Divulgação/DPE-AM.

Il 41,5% dei detenuti in Brasile è in attesa di giudizio

La contabilità del Cnj considera prigionieri già condannati, quelli in attesa di processo e chi sconta una pena in regime chiuso, semi-aperto, affidati in prova e in casa famiglia. Non sono inclusi, invece, i detenuti agli arresti domiciliari e quelli che usano cavigliera elettronica per vigilare i movimenti.

Oltre ai detenuti in cella, c’è poi la quota di detenuti “potenziali”, costituita dalle 366.500 persone per le quali è stato emesso un ordine di cattura dalla polizia o dalla magistratura, ma che risultano irreperibili o latitanti.

I dati mostrano che il 41,5% della popolazione carceraria del Cnj, ben 337.126 persone, è costituita da detenuti in attesa di giudizio.

Inoltre, il colore della pelle sembra essere un elemento di discriminazioneil 61,7% dei detenuti è nero, mentre i bianchi rappresentano il 37,2% dei detenuti (in Brasile il 53,6% della popolazione brasiliana è nera, il 45,4 bianca). Sempre secondo il dipartimento penitenziario del ministero della Giustizia, oggi oltre il 60% delle donne e il 25% degli uomini arrestati rispondono per traffico di droga, che è la causa più frequente di arresti per entrambi i sessi.

Manifestazione a Rio de Janeiro per la legalizzazione della marijuana – Foto: Tomaz Silva/Agência Brasil (via Wikimedia).

Sovraffollamento cronico nelle carceri brasiliane

A livello nazionale, il sovraffollamento nel sistema carcerario ha raggiunto il 69,3% nel 2019. Ad aprile, il Brasile contava 704.395 detenuti in regime chiuso, su un totale di 415.960 posti disponibili: un deficit di almeno 288.435 posti.

In alcuni stati come Amapá, Amazonas, Distretto Federale, Goiás, Mato Grosso del sud, Roraima e Pernambuco, il numero di detenuti è più del doppio rispetto di posti disponibili. Il Pernambuco, in particolare, è lo stato con il maggiore livello di sovraffollamento nel 2019, con ben 32.781 detenuti rispetto a1 11.767 posti nei vari penitenziari.

Il presidente della Corte suprema Dias Toffoli, che secondo la Costituzione è anche presidente del Consiglio nazionale di giustizia, ha definito il tasso di crescita della popolazione carceraria brasiliano «sbalorditivo», sottolineando che, nonostante il numero dei carcerati sia cresciuto, «la violenza nel paese non è diminuita e il senso di insicurezza nella società è aumentato».

Carceri Brasile: scuola, lavoro e l’ombra della criminalità

Solo il 18,9% dei detenuti riesce a ottenere un posto di lavoro in carcere. E nella maggior parte dei casi le organizzazioni criminali più potenti controllano o influenzano le migliori opportunità di lavoro, oltre che l’accesso a servizi, beni, spazi, concedendo maggiori prerogative ai propri membri. In questo modo molti detenuti non affiliati originariamente alle fazioni della criminalità organizzata si sottopongono ai riti di iniziazione e alle procedure dei comandos come unica opzione per sopravvivere ai mali del sistema carcerario.

Il presidente della Corte Suprema e del Consiglio nazionale di giustizia Toffoli ha anche lanciato un altro allarme: «Le fazioni criminali hanno approfittato dell’offerta di lavoro del sistema carcerario per rafforzare ed espandere il suo potere, guadagnando spazio nella capillarità del sistema carcerario».

Ancora più bassa è la proporzione di detenuti che studiano, pari al 12,6% del totale dei detenuti. La bassa percentuale non può essere giustificata dell’alto livello di scolarizzazione dei detenuti, dal momento che, secondo l’ultimo sondaggio di Infopen (2016), il 51% dei detenuti non aveva completato la scuola dell’obbligo.

Il governo brasiliano pensa a nuove carceri e gestione privata

Di fronte a questa emergenza, il dipartimento penitenziario ha affermato di essere al lavoro per migliorare la realtà del sistema carcerario attraverso investimenti per aumentare i posti a disposizione nelle carceri, anche attraverso il ricorso a partenariati pubblico-privato che prevedono la gestione dei penitenziari da parte di società private. Il monitoraggio delle carceri stima che oggi siano in costruzione strutture pronte ad allargare il numero di posti a disposizione di 56.641 unità. Cifra che coprirebbe meno di un quinto del deficit.

Un decreto firmato dal presidente brasiliano Jair Bolsonaro a giugno ha permesso l’assunzione di ingegneri per realizzare interventi di ampliamento o la costruzione di nuove carceri. Secondo il dipartimento, l’obiettivo è creare tra 10 e 20.000 nuovi posti entro la fine del 2019. Ed entro il 2022 la previsione è realizzare tra 100 e 150.000 nuovi posti.

Carceri Brasile: una proposta di legge pericolosa

La situazione rischia di aggravarsi se dovesse passare un disegno di legge presentato l’8 maggio dell’anno scorso da una commissione di giuristi guidata dal ministro della Corte suprema, Alexandre de Moraes, ai presidenti di Camera e Senato. Il documento prevede sanzioni più severe per la criminalità.

Tra le principali modifiche proposte ci sono l’aumento della privazione massima della libertà dagli attuali 30 a 40 anni e termini più lunghi per la raccolta di prove contro chi è accusato di crimini. Entrambe le misure avrebbero un impatto sulla popolazione carceraria.

Situazione criminale esplosiva nelle carceri brasiliane

Secondo quanto riportato nel “monitor della violenza”, in Brasile mancano le condizioni per indagini adeguate. Questo fa sì che crimini come omicidio e stupro passino spesso impuniti, mentre traffico e consumo di droga e altri reati minori continueranno a essere perseguiti e puniti in maniera maggiore. Col risultato di avere assassini liberi e carceri piene di detenuti accusati di reati meno gravi come consumo di droga, e reati non violenti, i quali potrebbero accedere a sanzioni alternative.

Inoltre, le istituzioni brasiliane conoscono la situazione delle carceri. Secondo uno studio del Senato, infatti, la mancanza di controllo da parte della pubblica amministrazionesulle carceri è evidente.

Le organizzazioni criminali controllano la vita nei penitenziari e gestiscono dalle celle i propri affari, in particolare il traffico di droga. I telefoni cellulari entrano in prigione e servono da mezzo di comunicazione tra i vertici criminali all’interno delle prigioni e i membri a piede libero. Il tutto determina un corto circuito che genera impunità, non certezza della pena, mancanza di recupero per i detenuti, violazione dei diritti umani e un profondo messaggio di ingiustizia.
[Luigi Spera, da Rio de Janeiro, Brasile –
Osservatorio Diritto]

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