Mercoledì 7 agosto 2019
Le conversazioni si intrecciavano nella fila che continuava ad allungarsi, quando a un certo punto si è udita chiaramente una voce che diceva in tono deciso: “Oggi, 4 agosto, è una giornata storica per il Sudan: sta per essere firmato l’accordo costituzionale dalle due forze che si contendono il governo, militari e civili”. [Nella foto: manifestazione studentesca a El-Obeid, nel Kordofan Settentrionale]

Qualcuno, istintivamente, ha risposto a quelle parole: “ma siamo indietro di 30 anni a causa di qualcuno che non ha tenuto fede al proprio nome e ha disonorato i sudanesi trattandoli senza dignità. Quest’uomo – El Bachir, che in arabo vuol dire ‘buona notizia’ – non merita un nome così bello e significativo. Per causa sua, noi adesso stiamo qui ad aspettare ore per ottenere un po’ di pane, una razione misera per le tante bocche che devo sfamare…”.

Così la conversazione andava avanti mentre facevamo la fila – che occupava quasi tutta la strada – davanti alla panetteria. So bene che è inutile guardare l’orologio ma è la forza dell’abitudine, ed ecco che qualcuno mi sussurra: ‘straniero che vivi nel nostro paese, devi avere pazienza, come noi…’ In quel momento è squillato il cellulare: ‘padre, siamo fortunati tu e noi, perché la messa è al pomeriggio, altrimenti non arriveresti in tempo; a meno che non facessi io la celebrazione della Parola e tu la fila’. Chi parlava era il catechista di quella gente dove era previsto che andassi a celebrare l’Eucaristia.

Improvvisamente, la fila è stata invasa da un folto gruppo di persone che veniva avanti ballando e cantando slogan ben noti della rivoluzione e, soprattutto, scandendo un ritornello che sentivamo per la prima volta: “Abbiamo vinto, viva la democrazia!” e battevano il ritmo su pentole e altre utensili che trovavano lungo la strada del mercato.

Un anziano, che un giovane aveva fatto passare avanti nella fila, diceva sospirando: “l’attesa è stata lunga. Sudore, sangue e lacrime si sono mescolati nei giorni senza fine. Non riesco a dimenticare i massacri barbari nei quali sono caduti tanti nostri martiri. Ma per quello che stiamo vedendo oggi, ne è valsa la pena”. Dall’altra parte, nella fila delle donne, gli faceva eco una voce: “tante sofferenze ma, alla fine, un felice risultato: la firma dell’accordo per costituire il governo. Almeno sulla carta. È solo l’inizio di altri sacrifici che ci saranno chiesti, a noi sudanesi. Ma è molto importante che, fin dall’inizio, come oggi, si cerchi il futuro camminando assieme”.

Non lontano da noi, il vociare allegro andava aumentando mentre una voce si alzava su quei canti ritmati sulle pentole di latta: “el hamdu lillah, grazie a Dio, la cerimonia dell’accordo costituzionale in questo momento è in corso a Khartoum”. Infatti, si vedevano alcune persone che seguivano l’evento sul cellulare. E la stessa voce continuava: “alf mabruk, auguri, cari connazionali! Coraggio, abbiamo un futuro!”.

Distratto dalla folla inebriata dalla gioia, non mi ero accorto che la fila delle donne era finita e quella degli uomini era molto diminuita. Se tutto va bene – ho pensato contento – e la farina non finisce, tra poco è fatta e avremo pane a casa per oggi e per domani.

Tornando a casa, sono passato dalla stazione di servizio. Anche se non lo vedo, so che nella coda interminabile di macchine c’è anche P. Luigi con la vecchia Toyota della missione. Spero che non disperi nell’attesa. Di certo, oltre all’acqua e al rosario che porta sempre con sé, oggi avrà portato anche qualche libro o rivista e un panino, perché l’esperienza è maestra di vita. E d’altronde P. Luigi sa anche – ed è la cosa più importante – che “con la pazienza si ottiene tutto”.

Feliz da Costa Martins
El Obeid, Sudan
4 agosto 2019