Sabato 10 agosto 2019
Il nuovo presidente di El Salvador mette in pista l'aggressivo "Piano di controllo del territorio" annunciato in campagna elettorale per combattere la criminalità e rendere il paese meno pericoloso. Un progetto che sospede i diritti umani dei carcerati e portato avanti con l'uso indiscrimnato dell'esercito. [Disegno: Andrea Padilla (dall'ultimo report della fondazione Heinrich Böll su El Salvador)]

“Soltanto” due omicidi al giorno, per due giorni consecutivi. Un record positivo che a El Salvador merita commemorazioni istituzionali e titoli sui giornali. Particolarmente soddisfatto dell’obiettivo raggiunto è il presidente Nayib Bukele che, in carica dal 1° giugno, ha voluto onorare subito la promessa elettorale di consegnare ai salvadoregni un paese più sicuro mettendo a punto il “Piano di controllo del territorio”.

Per quanto Bukele abbia criticato su questo punto i governi precedenti, di fatto l’azione di repressione della criminalità organizzata delle Pandillas risponde alla dottrina applicata dalle autorità del paese centramericano dalla fine della guerra civile negli anni ’90: militarizzazionetolleranza zero e sospensione dei diritti umani nelle carceri.

Il nuovo governo, infatti, ha come unico obiettivo le Pandillas. Una strategia che – secondo quanto riporta una recente pubblicazione della fondazione Heinrich Böll, “Le politiche di sicurezza pubblica in El Salvador – 2003-2018” – «nei governi precedenti si è rivelata controproducente. La semplificazione politicamente interessata che ha prevalso nell’approccio alla repressione della criminalità, ha portato a ridurla alle sole Pandillas, verso le quali l’azione repressiva dello stato è stata focalizzata. Questo non solo ha finito per legittimarne la forza, sovradimensionandone il potere e l’influenza, ma ha portato il governo a contrastare molto meno altre espressioni criminali più gravi, come traffico di droga, riciclaggio di denaro, traffico illecito di armi e traffico di esseri umani».

Nayib Bukele, presidente di El Salvador – Foto: PresidenciaSV (via Wikimedia Commons).

Criminalità in El Salvador: diminuiscono gli omicidi

Nei primi giorni di applicazione della nuova strategia, varata per cercare di riportare il paese a livelli accettabili di sicurezza, il tasso di omicidi nel paese è sceso al 7,1% rispetto al 12,7% in media registrato nei cinque anni precedenti.

Il 15 luglio, l’ufficio di sicurezza del governo del presidente Nayib Bukele ha rivelato che tra giugno e luglio 2019 ci sono stati 262 omicidi e che nei primi 14 giorni di questo mese la cifra di assassinii si è ridotta dai 98 dello scorso anno agli attuali 70.

Un intervento “integrale” per un paese meno pericoloso

Poco dopo il suo insediamento, Nayib Bukele aveva annunciato un intervento “integrale” per riportare la legalità. Un’azione congiunta tra forze armate, polizia e iniziative civili non meglio definite, attraverso la quale «lo stato inizierà a controllare il territorio con tutte le sue capacità. Riportiamo la presenza dello stato in ogni angolo del paese, nel suo insieme, per recuperare il territorio in modo integrale», ha dichiarato il neo presidente.

«Anche se la punta di lancia dell’azione sarà il ministero della Sicurezza e le azioni concrete portate avanti in questo campo, ci saranno anche azioni destinate alla creazione di posti di lavoro, in favore dei giovani, incentivi allo sportarteculturaistruzione, oltre che interventi per infrastrutture produttive e infrastrutture di base».

«Esiste una struttura parallela formata dalle bande che va debellata», ha detto Bukele, sottolineando che gli interventi dei governi precedenti – come il piano Mano Dura, il piano Super Mano Dura, il piano “Mano intelligente” e il piano El Salvador Seguro – sono stati inefficaciperché quando polizia ed esercito tornavano in caserma al termine di un’attività, i criminali riprendevano il controllo del territorio.

Da qui l’idea dell’occupazione fisica degli spazi, caratteristica dell’intervento del Piano firmato dal presidente Bukele. Un totale di 23 mila unità tra poliziotti e membri delle forze armate è stato dispiegato nel paese nel primo mese di applicazione.

La tolleranza zero del presidente Bukele: occupazione militare e azioni anti-estorsione

Il piano prevede innanzitutto un’azione d’occupazione militare attraverso la presenza costante delle forze di sicurezza nelle zone ritenute nevralgiche per le attività criminale delle Pandillas. Qualcosa che il ministro della Giustizia e della sicurezza Rogelio Rivasdefinisce «un ambizioso piano di recupero» attraverso azioni in 12 dei 262 municipi e 5 aree rurali.

Le aree sono state scelte, come afferma il direttore generale della polizia civile salvadoregna Mauricio Arriaza Chicas, perché «è nei centri storici di quei municipi che i gruppi criminali captano i flussi finanziari delle proprie attività. La polizia sarà in tutti quei luoghi dove i criminali portano avanti l’attività di estorsione ai danni di commercianti e cittadini, e con le quale finanziano le proprie attività illecite». E questo, sottolinea Arriaza, «oltre a colpire fortemente le finanze dei gruppi terroristi, invia un chiaro messaggio alle pandillas».

San Salvador, capitale di El Salvador – Foto: Ruth Preza (via Wikimedia Commons).

Carceri: in cella 24 ore al giorno e telefoni oscurati

La seconda azione prevista dal piano contempla la dichiarazione dello stato di emergenza nelle 28 carceri del paese con l’imposizione della reclusione in cella per 24 ore al giorno senza poter uscire e la sospensione di tutte le visite dall’esterno per i detenuti. Una misura che intacca la tutela dei diritti umani dei detenuti che il presidente difende senza timore.

Il piano, avvisa il presidente, sarà esteso fino a quando la criminalità organizzata non «smetterà di uccidere i salvadoregni». A fine giugno, inoltre, Bukele aveva dato alle compagnie telefoniche nazionali l’ordine di azzerare ogni fornitura di servizi all’interno dei penitenziari, ribadendo l’obbligo già stabilito da una legge del 2008, oscurando il segnale e impossibilitando le comunicazioni.

Gran parte degli ordini di estorsioni, omicidi e altri reati arrivano proprio dai carcerati grazie ai cellulari regolarmente a disposizione dei detenuti che permettono ai capi delle Pandillas di mantenere i contatti con gli affiliati a piede libero.

Inoltre, tra il 22 e il 23 giugno il governo salvadoregno ha disposto il trasferimento di circa 1.600 criminali nelle prigioni di massima sicurezza, ponendosi come obiettivo quello di interrompere i legami tra le varie strutture criminali.

Sicurezza e lotta alle bande criminali in El Salvador: rischio incostituzionalità

Sin a partire dal varo del piano “Mano dura” a metà degli anni 90, le autorità di El Salvador hanno sistematicamente utilizzato l’esercito con funzioni di polizia. Strategia mantenuta nel corso degli anni e confermata dal piano del presidente Bukele.

Tuttavia, sottolinea un gruppo di giuristi guidati dall’avvocato Bernard Galindo, «l’uso di militari per attività di pubblica sicurezza sono a rischio di incostituzionalità». Secondo l’articolo 168 della Costituzione, per schierare l’esercito in operazioni contro la criminalità, il governo deve giustificare l’eccezionalità della misura in virtù di necessità particolari e indicare un termine per la disposizione. Inoltre, deve informare preventivamente il parlamento. Cosa che Bukele non ha fatto.

«Il parlamento deve chiedere all’esecutivo di fornire i propri rapporti sull’uso dei militari e il presidente deve adempiere a questa richiesta. L’Assemblea deve fare la sua parte», ha detto Bertrand.

Il prolungamento eccessivo dell’attuale intervento dell’esercito nel lavoro di pubblica sicurezza è vietato anche dagli Accordi di pace firmati dopo la guerra civile. Tuttavia, Bukele si è difeso affermando che El Salvador vive una situazione eccezionale di violenze. Per questo motivo, a partire da lunedì 29 luglio 1.062 nuove reclute dell’esercito, formate nelle ultime 15 settimane, si sommeranno ai 5.049 soldati già impegnati nel Piano. Il presidente ha inoltre annunciato l’avvio di un «massiccio» reclutamento di soldati delle forze armate come parte del piano di contrasto alla criminalità e alla delinquenza.

Ciò che preoccupa è che nella storia recente di El Salvador uno degli effetti dell’adozione di misure punitive e dell’utilizzo dell’esercito è stato l’aumento di abusi e violenze arbitrarie da parte delle forze di sicurezza, fa notare il nuovo report della fondazione Heinrich Böll. Un rischio “calcolato” ritiene Bukele, che, nel commentare la riduzione del numero di omicidi a seguito dell’approvazione del piano, ha sottolineato che «le morti sono in gran parte registrate tra le fila delle bande criminali, a seguito di scontri a fuoco con le forze di sicurezza».

Logica di guerra e violazione dei diritti umani in carcere

La logica di guerra contro le bande che ha permeato la strategia di sicurezza dei governi salvadoregni ha motivato straordinarie disposizioni adottate nelle carceri che hanno finito per creare un sistema penitenziario punitivo, il cui unico scopo è stato quello di disumanizzare, denigrare e umiliare i detenuti, rivela ancora il report della fondazione.

Le condizioni subumane alle quali queste persone sono state sottoposte per lungo tempo, costituiscono un trattamento crudeledisumano e degradante, che contravviene agli scopi della punizione e viola gli impegni internazionali di rispetto dei diritti umani. Nella logica della guerra contro le bande, e incoraggiati da una retorica ufficiale di vendetta e depersonalizzazione del nemico interno, sembrano essere emersi ripetutamente tra i membri della polizia e dell’esercito schemi di esecuzione extralegali, di cui non esiste alcun precedente nella storia recente. Con l’aggravante – conclude il rapporto – che questi episodi non vengono indagati a fondo dal sistema giudiziario e sono persino giustificati dalle autorità di sicurezza.

[Luigi Spera – Osservatorio Diritti]

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