Venerdì 30 agosto 2019
Ogni bambino ha diritto all’acqua e ai servizi igienico-sanitari. Eppure, ogni giorno, centinaia di milioni di bambini ne fanno a meno. A livello globale, in aree instabili e colpite da conflitti, 420 milioni di bambini non dispongono di servizi igienici di base e 210 milioni di bambini non hanno accesso ad acqua potabile sicura. [...]

Senza acqua potabile 210 milioni di bambini
I dati drammatici dell’Unicef relativi alle aree di conflitto o con gravi instabilità politiche

Ogni bambino ha diritto all’acqua e ai servizi igienico-sanitari. Eppure, ogni giorno, centinaia di milioni di bambini ne fanno a meno. A livello globale, in aree instabili e colpite da conflitti, 420 milioni di bambini non dispongono di servizi igienici di base e 210 milioni di bambini non hanno accesso ad acqua potabile sicura. A denunciarlo è il Rapporto «Acqua sotto il fuoco» che l’Unicef lancia nell’ambito della Settimana mondiale dell’acqua, dedicato appunto al legame tra emergenze, sviluppo e pace nelle aree instabili e colpite da conflitti.

A livello globale, oltre ottocento milioni di bambini vivono in 58 aree appunto instabili e colpite da conflitti, compresi 220 milioni di bambini che vivono in quindi contesti estremamente instabili. Quelli che vivono in queste ultime aree, rileva il rapporto, hanno quattro volte maggiori probabilità di non avere servizi igienico-sanitari di base e otto volte più probabilità di non avere servizi di acqua potabile di base. Nei conflitti, l’acqua non sicura può essere mortale quanto i proiettili. In media, i bambini al di sotto dei 15 anni in aree di conflitto hanno quasi il triplo delle probabilità di morire per malattie legate all’acqua non sicura e ai servizi igienico-sanitari rispetto alla violenza diretta.

Per i bambini più piccoli, la situazione è peggiore: quelli al di sotto dei cinque anni hanno probabilità di morire per malattie legate all’acqua e ai servizi igienico-sanitari venti volte maggiori rispetto a quelle di morire per violenza diretta. Secondo i dati rilevati dall’Unicef, entro il 2030 l’80 per cento delle persone più povere del mondo vivrà in Stati instabili e colpiti da conflitti. Negli ultimi anni, più di 120 milioni di persone ogni anno hanno avuto bisogno di assistenza e protezione umanitaria urgente.

Le crisi in tutto il globo sono più numerose, colpiscono più persone e durano più a lungo di quanto accadesse dieci anni fa. Nel 2018, 70,8 milioni di persone sono state costrette a sfollare, per lo più a causa dei conflitti. Metà erano bambini. Se i conflitti durano molto, la durata media dei piani di risposta umanitaria messi in piedi dalle organizzazioni internazionali è aumentata da 5,2 anni nel 2014 a 9,3 anni nel 2018. L’accesso all’acqua potabile in questi contesti è spesso compromesso; le infrastrutture sono danneggiate a seguito degli scontri armati o in disuso, le condutture interrotte o inquinate e la raccolta dell’acqua è pericolosa: i bambini si ammalano, le scuole e gli ospedali non funzionano, le malattie e la malnutrizione si diffondono, spesso fatalmente.
[L’Osservatore Romano]