Domenica 1 settembre 2019
«Preghiamo in questo mese perché i politici, gli scienziati e gli economisti lavorino insieme per la protezione dei mari e degli oceani»: è l'esortazione di papa Francesco nel videomesssaggio per le intenzioni di preghiera di settembre. Quindi il Pontefice orienta l’intenzione di preghiera a favore della protezione dei mari e degli oceani, “molti dei quali oggi minacciati da diverse cause”. [Vedi qui il video-messaggio]

Per la protezione dei mari e degli oceani

“Preghiamo in questo mese perché i politici, gli scienziati e gli economisti lavorino insieme per la protezione dei mari e degli oceani”. Lo afferma Papa Francesco nel video-messaggio per l’intenzione di preghiera per il mese di settembre. Il Pontefice ricorda che “la Creazione è un progetto dell’amore di Dio all’umanità” e che oggi gli oceani, che custodiscono “la maggior parte dell’acqua del pianeta e anche la maggior varietà di esseri viventi”, sono “minacciati da diverse cause”. “La nostra solidarietà con la ‘casa comune’ – sottolinea – nasce dalla nostra fede”.

La costante attenzione del Papa per l’ambiente

Padre Frédéric Fornos, direttore internazionale della Rete mondiale di preghiera del Papa, che include il Movimento eucaristico giovanile, ricorda che lo scorso anno, in occasione della Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato (#SeasonOfCreation), Papa Bergoglio si era soffermato sulla “questione dell’acqua”, con particolare riguardo ai mari e agli oceani, la cui custodia “rappresenta oggi una responsabilità ineludibile”. “Non possiamo permettere che i mari e gli oceani – si legge nel Messaggio del Pontefice – si riempiano di distese inerti di plastica galleggiante. Anche per questa emergenza siamo chiamati a impegnarci, con mentalità attiva, pregando come se tutto dipendesse dalla Provvidenza divina e operando come se tutto dipendesse da noi”.

«Gli oceani contengono la maggior parte dell’acqua del pianeta e anche la maggior varietà di esseri viventi, molti dei quali oggi minacciati da diverse cause» spiega il Pontefice nel video, che lo ritrae immerso nel verde della natura mentre scorrono le immagini di centinaia di pesci variopinti che nuotano nelle acque dell’oceano. Poi si alternano scene che documentano i danni provocati da ciò che attenta all’integrità degli oceani, a cominciare dall’inquinamento acustico e ambientale causato dalle navi, per finire allo sfruttamento intensivo della pesca e alla plastica che viene ingerita dagli animali provocandone la morte.

Continuano a scorrere immagini che mostrano l’inaudita bellezza degli oceani e delle onde che si infrangono sulle scogliere. «La creazione è un progetto dell’amore di Dio all’umanità» rimarca il Pontefice, ricordando che «la nostra solidarietà con la “casa comune” nasce dalla nostra fede».

La novità di questa edizione del video, che vuole esprimere la preoccupazione del Papa per la sorte degli oceani, è stata la codirezione delle registrazioni da parte di Yann Arthus-Bertrand e Michael Pitiot, della Hope Production, in coproduzione con l’agenzia La Machi – Comunicazione per le Buone Cause e Vatican Media. Il regista e fotografo francese da lunghi anni si batte per la cura dell’ambiente. La sua specializzazione in fotografie e riprese aeree — si parla di circa cinquecentomila immagini in più di cento Paesi grazie al lavoro di oltre cento fotografi — lo ha reso famoso in tutto il mondo. Oggi le sue immagini che esprimono la bellezza della Terra e le sfide da affrontare per tutelarla, vengono offerte per arricchire il messaggio mensile che il Pontefice rivolge a tutti i credenti e a quanti desiderano un mondo migliore, per pregare e agire di fronte alle sfide dell’umanità.

Tradotto in nove lingue, il video è stato preparato dall’agenzia La Machi, che si occupa della produzione e della distribuzione, in collaborazione con Vatican Media, che ne ha curato la registrazione.

Il polmone blu del mondo

Il video-messaggio di Papa Francesco per settembre affronta la grave sfida che rappresenta la protezione degli oceani. Il fitoplancton oceanico, infatti, è responsabile della produzione di oltre la metà dell’ossigeno del pianeta. L’edizione di questo mese è stata una co-produzione tra Yann Arthus-Bertrand e il suo team Hope Production, l’agenzia La Machi - Comunicazione per la buone cause e Vatican Media. Questo contributo, inoltre, viene lanciato nell’ambito della celebrazione ecumenica annuale “Il Tempo del Creato”.

Il mare soffocato dalla plastica

Ogni anno, oltre 8 milioni di tonnellate di plastica si riversano negli oceani, causando, tra le altre cose, la morte di circa 100.000 specie. L’inquinamento marino dovuto alla plastica è un problema globale e transfrontaliero, che richiede una responsabilità condivisa e un approccio comune. Nei suoi “Obiettivi di sviluppo sostenibile”, le Nazioni Unite si sono poste diversi obiettivi per contrastare questa situazione, consapevole che gli oceani forniscono risorse naturali fondamentali come cibo, medicine, biocarburanti e altri prodotti; contribuiscono alla decomposizione molecolare e all’eliminazione dei rifiuti e dell’inquinamento; e i suoi ecosistemi costieri agiscono da ammortizzatori per ridurre i danni causati dalle tempeste.

Leggi anche: Al via domenica “Il Tempo del Creato”: i cristiani uniti per difendere la casa comune

Il dossier di Avvenire sul futuro dei mari di Daniele Zappalà:

Oceani, un pianeta sconosciuto e fragile

L'innovazione che nasce dagli abissi

La cura che arriva dal mare

Il Mediterraneo da salvare, per i popoli e l'ambiente

Messaggio del Papa in occasione dell’odierna
Giornata Mondiale di Preghiera per la cura del creato

Da oggi fino al 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi, è un tempo favorevole alla lode di Dio per tutte le sue creature e all’assunzione di responsabilità di fronte al grido della Terra. (Papa Francesco all’Angelus)

«Dio vide che era cosa buona» (Gen 1,25). Lo sguardo di Dio, all’inizio della Bibbia, si posa dolcemente sulla creazione. Dalla terra da abitare alle acque che alimentano la vita, dagli alberi che portano frutto agli animali che popolano la casa comune, tutto è caro agli occhi di Dio, che offre all’uomo il creato come dono prezioso da custodire.

Tragicamente, la risposta umana al dono è stata segnata dal peccato, dalla chiusura nella propria autonomia, dalla cupidigia di possedere e di sfruttare. Egoismi e interessi hanno fatto del creato, luogo di incontro e di condivisione, un teatro di rivalità e di scontri. Così si è messo in pericolo lo stesso ambiente, cosa buona agli occhi di Dio divenuta cosa sfruttabile nelle mani dell’uomo.  Il degrado  si è accentuato negli ultimi decenni: l’inquinamento costante, l’uso incessante di combustibili fossili, lo sfruttamento agricolo intensivo, la pratica di radere al suolo le foreste stanno innalzando le temperature globali a livelli di guardia. L’aumento dell’intensità e della frequenza di fenomeni meteorologici estremi e la desertificazione del suolo stanno mettendo a dura prova i più vulnerabili tra noi. Lo scioglimento dei ghiacciai, la scarsità d’acqua, l’incuria dei bacini idrici e la considerevole presenza di plastica e microplastica negli oceani sono fatti altrettanto preoccupanti, che confermano l’urgenza di interventi non più rimandabili. Abbiamo creato un’emergenza climatica, che minaccia gravemente la natura e la vita, inclusa la nostra.

Alla radice, abbiamo dimenticato chi siamo: creature a immagine di Dio (cfr Gen 1,27), chiamate ad abitare come fratelli e sorelle la stessa casa comune. Non siamo stati creati per essere individui che spadroneggiano, siamo stati pensati e voluti al centro di una rete della vita costituita da milioni di specie per noi amorevolmente congiunte dal nostro Creatore. È l’ora di riscoprire la nostra vocazione di figli di Dio, di fratelli tra noi, di custodi del creato. È tempo di pentirsi e convertirsi, di tornare alle radici: siamo le creature predilette di Dio, che nella sua bontà ci chiama ad amare la vita e a viverla in comunione, connessi con il creato.

Perciò invito fortemente i fedeli a dedicarsi alla preghiera in questo tempo, che da un’opportuna iniziativa nata in ambito ecumenico si è configurato come Tempo del creato: un periodo di più intensa orazione e azione a beneficio della casa comune che si apre oggi, 1° settembre, Giornata Mondiale di Preghiera per la cura del creato, e si concluderà il 4 ottobre, nel ricordo di San Francesco d’Assisi. È l’occasione per sentirci ancora più uniti ai fratelli e alle sorelle delle varie confessioni cristiane. Penso, in particolare, ai fedeli ortodossi che già da trent’anni celebrano la Giornata odierna. Sentiamoci anche in profonda sintonia con gli uomini e le donne di buona volontà, insieme chiama a promuovere, nel contesto della crisi ecologica che riguarda ognuno, la custodia della rete della vita di cui facciamo parte.

È questo il tempo per riabituarci a pregare immersi nella natura, dove nasce spontanea la gratitudine a Dio creatore. San Bonaventura, cantore della sapienza francescana, diceva che il creato è il primo “libro” che Dio ha aperto davanti ai nostri occhi, perché ammirandone la varietà ordinata e bella fossimo ricondotti ad amare e lodare il Creatore (cfr Breviloquium, II,5.11). In questo libro, ogni creatura ci è stata donata come una “parola di Dio” (cfr Commentarius in librum Ecclesiastes, I,2). Nel silenzio e nella preghiera possiamo ascoltare la voce sinfonica del creato, che ci esorta ad uscire dalle nostre chiusure autoreferenziali per riscoprirci avvolti dalla tenerezza del Padre e lieti nel condividere i doni ricevuti. In questo senso possiamo dire che il creato, rete della vita, luogo di incontro col Signore e tra di noi, è «il social di Dio» (Udienza a guide e scout d’Europa, 3 agosto 2019). Esso ci porta a elevare un canto di lode cosmica al Creatore, come insegna la Scrittura: «Benedite, creature tutte che germinate sulla terra, il Signore; lodatelo ed esaltatelo nei secoli» (Dn 3,76).

È questo il tempo per riflettere sui nostri stili di vita e su come le nostre scelte quotidiane in fatto di cibo, consumi, spostamenti, utilizzo dell’acqua, dell’energia e di tanti beni materiali siano spesso sconsiderate e dannose. In troppi stiamo spadroneggiando sul creato. Scegliamo di cambiare, di assumere stili di vita più semplici e rispettosi! È ora di abbandonare la dipendenza dai combustibili fossili e di intraprendere, in modo celere e deciso, transizioni verso forme di energia pulita e di economia sostenibile e circolare. E non dimentichiamo di ascoltare le popolazioni indigene, la cui saggezza secolare può insegnarci a vivere meglio il rapporto con l’ambiente.

È questo il tempo per intraprendere azioni profetiche. Molti giovani stanno alzando la voce in tutto il mondo, invocando scelte coraggiose. Sono delusi da troppe promesse disattese, da impegni presi e trascurati per interessi e convenienze di parte. I giovani ci ricordano che la Terra non è un bene da sciupare, ma un’eredità da trasmettere; che sperare nel domani non è un bel sentimento, ma un compito che richiede azioni concrete oggi. A loro dobbiamo risposte vere, non parole vuote; fatti, non illusioni.

Le nostre preghiere e i nostri appelli sono volti soprattutto a sensibilizzare i responsabili politici e civili. Penso in particolare ai Governi che nei prossimi mesi si riuniranno per rinnovare impegni decisivi a orientare il pianeta verso la vita anziché incontro alla morte. Vengono alla mente le parole che Mosè proclamò al popolo come una sorta di testamento spirituale prima dell’ingresso nella Terra promessa: «Scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza» (Dt 30,19). Sono parole profetiche che potremmo adattare a noi e alla situazione della nostra Terra. Scegliamo dunque la vita! Diciamo no all’ingordigia dei consumi e alle pretese di onnipotenza, vie di morte; imbocchiamo percorsi lungimiranti, fatti di rinunce responsabili oggi per garantire prospettive di vita domani. Non cediamo alle logiche perverse dei guadagni facili, pensiamo al futuro di tutti!

In questo senso riveste speciale importanza l’imminente Vertice delle Nazioni Unite per l’azione sul clima, durante il quale i Governi avranno il compito di mostrare la volontà politica di accelerare drasticamente i provvedimenti per raggiungere quanto prima emissioni nette di gas serra pari a zero e di contenere l’aumento medio della temperatura globale a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali, in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Nel prossimo mese di ottobre, poi, l’Amazzonia, la cui integrità è gravemente minacciata, sarà al centro di un’Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi. Cogliamo queste opportunità per rispondere al grido dei poveri e della Terra!

Ogni fedele cristiano, ogni membro della famiglia umana può contribuire a tessere, come un filo sottile, ma unico e indispensabile, la rete della vita che tutti abbraccia. Sentiamoci coinvolti e responsabili nel prendere a cuore, con la preghiera e con l’impegno, la cura del creato. Dio, «amante della vita» (Sap 11,26), ci dia il coraggio di operare il bene senza aspettare che siano altri a iniziare, senza aspettare che sia troppo tardi.

Dal Vaticano, 1° settembre 2019
FRANCESCO