Alex Zanotelli: “Fridays for Future. Giovani, l’acqua al primo posto”

Immagine

Giovedì 26 settembre 2019
“L’acqua potabile sarà la vittima dei cambiamenti climatici in arrivo. (…) Chiedo soprattutto ai giovani impegnati nel grande movimento Fridays for Future di mettere anche l’acqua fra le loro priorità perché sarà la prima grande vittima dei cambiamenti climatici”, scrive Alex Zanotelli.

Fridays for Future
Giovani, l’acqua al primo posto!

L’acqua potabile sarà la vittima dei cambiamenti climatici in arrivo. Infatti con il surriscaldamento del Pianeta avremo lo scioglimento dei ghiacciai e dei nevai e sempre meno piogge, per cui avremo sempre meno acqua potabile a disposizione. L’acqua è già oggi scarsa. Infatti solo il 3% dell’acqua che c’è oggi nel mondo è potabile. Di questa il 2,70% è usata dall’agricoltura e dall’industria, in mano ai ricchi del mondo.

Ciò significa che ben poco resta per gli impoveriti della terra (la maggioranza). Già oggi una persona su tre non ha accesso all’acqua e quattro miliardi di persone non hanno accesso ai servizi sanitari ed igienici. Il potere economico-finanziario ha già fiutato che l’acqua è “l’oro blu” del futuro che spiazzerà “l’oro nero”. Ecco la nascita delle grandi multinazionali dell’acqua (Veolia, Suez…) che stanno mettendo le mani su gran parte dell’acqua del Pianeta facendo lauti guadagni. Se l’acqua diventerà una merce e fonte di lucro, questo significherà la morte di milioni di persone. Se oggi uccidiamo per fame 20-30 milioni di persone all’anno, domani, se l’acqua diventerà merce, avremo cento milioni di morti di sete. Per questo Papa Francesco, nell’enciclica Laudato si’ è così lapidario: “L’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano, essenziale, fondamentale e universale perché determina la sopravvivenza delle persone e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani”(30). Questo il popolo italiano lo ha espresso nel Referendum del 2011 che ha sancito due punti fondamentali: l’acqua deve uscire dal mercato e non si può fare profitto su questo bene così prezioso.

Purtroppo tutti i governi, che da allora si sono succeduti in questo paese (centro-destra, centro –sinistra e giallo-verde) non hanno recepito questa decisione del popolo italiano. Né i vari Presidenti della Repubblica hanno mai richiamato i rispettivi parlamenti a tradurre in legge il Referendum. L’ultimo governo giallo-verde (Cinque Stelle-Lega) aveva posto la ripubblicizzazione dell’acqua come primo punto del ‘Contratto’ di governo. Lo stesso Presidente della Camera, R. Fico, aveva convocato in Parlamento il Forum italiano dei movimenti per l’acqua ed aveva detto che legava la sua Presidenza alla ripubblicizzazione dell’acqua. Ed invece, non abbiamo ottenuto nulla. Ora siamo davanti a un nuovo governo giallo-rosso (Cinque Stelle-PD). Sarà la volta buona? Non sarà di certo un’operazione facile. Toccherà a noi dal basso premere sul governo perché obbedisca a quello che ventisei milioni di italiani hanno già deciso. La grande obiezione che pongono i poteri forti contro la ripubblicizzazione è il costo dell’operazione: venti-trenta miliardi di euro! I nostri esperti invece hanno dimostrato che la ripubblicizzazione dell’acqua potrebbe essere fatta con meno di due miliardi di euro come si può approfondire nel testo “Il costo della ripubblicizzazione del servizio idrico integrato”  del Forum Italiano dei movimenti per l’acqua. Per questo chiedo a tutte le realtà di base impegnate per la gestione pubblica dell’acqua perché si mobilitino di nuovo per forzare questo governo a votare la Legge di iniziativa popolare che è già pronta in Commissione Ambiente.

Chiedo soprattutto ai giovani impegnati nel grande movimento Fridays for Future di mettere anche l’acqua fra le loro priorità perché sarà la prima grande vittima dei cambiamenti climatici.

Gli studenti che scenderanno in piazza il 27 settembre, Giornata mondiale dello sciopero scolastico, indetto da Greta Thunberg, chiedano con forza anche la gestione pubblica dell’acqua nel nostro paese. Questi giovanissimi, che scendono in piazza gridando con Greta: “Non vi permetteremo di farla franca. Qui, ora, noi diciamo basta!”, fanno vergognare noi adulti che non riusciamo più a urlare, a gridare, a pretendere i nostri diritti. Noi adulti prendiamo esempio da questi giovani per forzare il governo giallo-rosso a ripubblicizzare l’acqua in questo paese. Sarebbe uno straordinario esempio per l’Europa e per il mondo. L’acqua è la madre di tutta la vita su questo pianeta. Impegnarsi in difesa di ‘sorella acqua’ significa impegnarsi per salvare il Pianeta.

Alex Zanotelli
Napoli, 26 settembre 2019

Leggi l’articolo di Milena Gabanelli e Simona Ravizza sul Corriere della Sera online:

Clima, il 30% del Mondo non ha l’acqua potabile
e noi ci laviamo le strade

Uno dei principali effetti dei cambiamenti climatici è l’aggravarsi della scarsità di acqua dolce, che già oggi a livello mondiale coinvolge 2 miliardi di persone. Quella potabile invece è solo l’1% di tutta l’acqua presente sul Pianeta, e dobbiamo ricordarcelo sempre: non è una risorsa illimitata. Tre persone su dieci, come ribadisce l’ultimo rapporto mondiale delle Nazioni Unite del 2019, sono senza.

Perché l’acqua scarseggia

La quantità d’acqua a disposizione degli abitanti sta calando per effetto della siccità, e per ragioni dipendenti dai comportamenti dell’uomo.

La prima è legata all’uso massiccio di pesticidi, che la inquinano; la secondo allo spreco in agricoltura, che ne utilizza il 70%, e che con sistemi di irrigazione inefficienti sta prosciugando fiumi, laghi e falde sotterranee; la terza è l’aumento della popolazione (fra dieci anni saremo un miliardo in più).

Lo stress delle riserve in Europa

Persino in Europa, che non è un continente arido, le fonti di approvvigionamento idrico rappresentano un fattore di preoccupazione per almeno metà della popolazione. In Italia preleviamo 428 litri a testa al giorno, spesso superiamo la soglia-limite del 20% di indice di sfruttamento idrico: è il rapporto tra la quantità di acqua estratta ogni anno e il totale delle risorse di acqua dolce rinnovabili a lungo termine. Vuol dire che, soprattutto d’estate, stressiamo le riserve.

I consumi in Italia

Il prelievo complessivo annuo è di 9,49 miliardi di metri cubi d’acqua, il volume più alto dell’Unione europea. Poco meno della metà (47,9%) però non arriva ai rubinetti perché le reti di distribuzione sono un colabrodo. Il nostro consumo medio pro capite è di 220 litri al giorno, contro i 122 della Germania, i 128 della Francia e i 137 dell’Austria.

Cosa deve fare un cittadino responsabile

Oltre a scendere in piazza e manifestare come giustamente stanno facendo i giovanissimi del #FridaysForFuture, tutti noi possiamo cominciare ad adottare comportamenti più consapevoli semplicemente cambiando qualche cattiva abitudine quotidiana proprio sul consumo di acqua.

18 litri per lavare i denti

Vediamo quanta acqua buttiamo solo per lavarci i denti secondo le indicazioni del dentista, cioè 2-3 minuti di spazzolata, filo, e risciacquo. Se durante questa operazione lasciamo il rubinetto aperto, se ne vanno dai 12 ai 18 litri. Se lo teniamo chiuso, per riaprirlo solo quando è necessario, basta mezzo litro. Per una doccia di 5 minuti consumiamo in media 90 litri d’acqua. Se invece utilizziamo un soffione a risparmio idrico, ne bastano 40. Rispetto al getto tradizionale possiamo risparmiare fino al 55% (8 litri contro 18 al minuto). La vasca da bagno è molto dispendiosa: richiede dai 100 ai 160 litri. Sarebbe quindi opportuno mettersi a mollo con più parsimonia.

Dal wc alla lavatrice

Le cassette di scarico del wc a doppio tasto fanno consumare 3 litri ogni volta che pigiamo il bottone. Quelle tradizionali ne utilizzano 9 per ogni scarico. Vuol dire che in una giornata – mediamente – si possono non sprecare 36 litri. Una lavastoviglie al giorno per una famiglia di 4 persone consuma 10 litri a lavaggio. L’importante è farla partire solo quando è davvero piena. Lo stesso discorso vale per la lavatrice: di classe A consuma 60 litri a lavaggio, quelle più vecchie ne utilizzano 130. Accortezza anche quando si cucina. Ad esempio lavare la frutta mettendola a mollo e poi sciacquarla, anziché lasciarla sotto al rubinetto aperto, dove se ne vanno 6 litri al minuto. In sostanza con un pò di consapevolezza possono bastare a testa al giorno circa 130 litri, al posto dei 220 che la media nazionale ci attribuisce.

Le colpe degli Enti pubblici

Oltre alle dichiarazioni, governatori e sindaci devono, in base alla normativa del 1999 che riprende la direttiva europea, depurare e riutilizzare le acque reflue. L’Italia è in coda all’Europa: la depurazione avviene solo per il 62,5%, contro il 96,8 della Germania, l’82 della Francia e persino il 93,4 della Grecia.

Non solo le depuriamo poco, ma di queste acque ne usiamo ancora meno: solo il 4%. Anche perché nelle case vecchie non è possibile e la maggior parte dei regolamenti edilizi dei Comuni non prevede l’obbligo di impianti di recupero nemmeno per i nuovi edifici.

Lavaggio strade con acqua potabile e irrigazione anche quando piove

Così di fatto per tirare lo sciacquone del wc usiamo solo acqua potabile. Quasi sempre acqua potabile pure per il lavaggio delle strade e l’irrigazione dei giardini. Qui addirittura si arriva al paradosso di vedere partire gli irrigatori automatici anche quando piove, o appena dopo un’abbondante pioggia. Con depuratori moderni, cisterne di stoccaggio e impianti di recupero nelle case tutto questo non succederebbe. E tantomeno dovremmo saldare le multe salate che l’Europa – giustamente – ci sta infliggendo, sia per il pessimo sistema di depurazione, che ancora lascia scoperta buona parte del Paese, che per i buchi nella rete idrica.
[di Milena Gabanelli e Simona Ravizza sul Corriere della Sera online]