Cardinale Pietro Parolin: “Democrazia e pace per la Repubblica Centrafricana”

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Mercoledì 2 ottobre 2019
Pubblichiamo la traduzione della dichiarazione del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato e Capo della Delegazione della Santa Sede alla 74ª Sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, durante l’incontro ministeriale di alto livello sulla Repubblica Centrafricana, svoltosi a New York il 26 settembre 2019. (L'Osservatore Romano)

Signor Presidente,
durante l’Incontro ministeriale di alto livello dello scorso anno (27 settembre 2018) è stata espressa preoccupazione riguardo alla precaria situazione umanitaria in tutto il paese. Di recente abbiamo constatato segni concreti di speranza e alcuni passi positivi. Dalla firma a Bangui, lo scorso febbraio, del tanto atteso Accord Politique pour la Paix et la Réconciliation en République Centrafricaine tra il Governo e quattordici gruppi armati, i livelli di violenza sono scesi in modo significativo. Occorre ribadire che la complessa crisi nella Repubblica Centrafricana non potrà essere e non verrà risolta con il ricorso alla violenza.

Ora che è stato approvato il nuovo codice elettorale in vista delle elezioni del 2020/2021, è imperativo che tanto il periodo di campagna elettorale quanto il ritorno alle urne alla fine di dicembre 2020 siano colti come nuova opportunità per porre il paese sulla via della pace duratura e della stabilità. La comunità internazionale è chiamata ad assistere la Repubblica Centrafricana nel garantire elezioni sicure, libere, corrette e democratiche.

In tale contesto, è essenziale garantire la piena protezione della popolazione civile e degli operatori umanitari secondo i principi del di ritto umanitario internazionale. I gruppi armati si sono specificatamente impegnati a sostenere tali principi con la firma dell’Accordo. Sebbene il paese si stia avviando verso la stabilizzazione, c’è il pericolo che vengano trascurati i bisogni umanitari. Un indicatore di ciò è che il Piano di risposta umanitaria per il 2019 è stato sovvenzionato per meno del 50 per cento.

In particolare, non possiamo minimizzare l’impatto che il conflitto ha avuto sui bambini in un paese dove, ad oggi, tre milioni di persone, ovvero circa due terzi della popolazione, hanno ancora bisogno di assistenza umanitaria, e oltre la metà di loro sono bambini. A tale riguardo vorrei ricordare il contributo dato dalla Santa Sede per sostenere la ristrutturazione generale dell’unico ospedale pediatrico del paese, la costruzione di un centro specializzato per la nutrizione terapeutica e la formazione permanente di operatori sanitari pediatrici, al fine di assicurare che il Complexe Pédiatrique de Bangui sia in grado di offrire un servizio di alta qualità per molti anni a venire. Papa Francesco stesso aveva caldeggiato queste iniziative dopo la sua visita a Bangui nel 2015.

Signor Presidente,
La Repubblica Centrafricana è un paese con un notevole potenziale, non solo dal punto di vista delle risorse naturali, ma anche e soprattutto per la sua popolazione giovane e vibrante. È ora che emerga dalla povertà e dal conflitto e che i suoi cittadini procedano in modo irreversibile sul cammino dello sviluppo integrale. Mentre tale responsabilità ricade principalmente sui leader del paese, spetta alla comunità internazionale aiutarli a farlo diventare realtà.
Grazie per la cortese attenzione.
[L’Osservatore Romano]