Domenica 13 ottobre 2019
Il premier etiope, Abiy Ahmed [nella foto], promotore dello storico accordo di pace con l'Eritrea è stato nominato venerdì 11 ottobre 2019 vincitore del premio Nobel per la pace. Tra i favoriti della vigilia per il Nobel della pace di quest’anno c’erano anche la giovane attivista ambientalista svedese Greta Thunberg e il leader indigeno brasiliano Raoni Metuktire. Il Nobel per la Pace è l'unico dei sei ad essere assegnato fuori dalla Svezia, a Oslo, per espresso desiderio di Alfred Nobel, dal momento che allora la Norvegia faceva parte del regno svedese.

Combattuto fra il 1998 e il 2000, il conflitto fra Etiopia ed Eritrea non si era poi formalmente concluso, creando forte tensione fra i due Paesi confinanti. Ahmed ha scelto di accettare il verdetto dell'arbitrato internazionale del 2002 che assegnava all'Asmara il territorio conteso di Bademme, aprendo la strada alla firma di un accordo di pace nell'estate 2018. L'abbraccio con il presidente eritreo Isais Afewerki e le visite reciproche nelle due capitali, la ripresa dei rapporti diplomatici e dei voli aerei fra Addis Abeba e l'Asmara hanno sollevato grandi entusiasmi, anche se la dittatura in Eritrea ha poi richiuso i confini, lasciando a metà il processo.

Nella motivazione del Nobel si sottolinea come "il premio Nobel per la Pace vuole anche riconoscere tutti gli altri che stanno lavorando per la pace e la riconciliazione in Etiopia e nelle regioni dell'Est e del nord Est dell'Africa". In particolare viene ricordata la "stretta collaborazione con il presidente dell'Eritrea Isaias Afwerki", che ha permesso a Abiy Ahmed di "fissare velocemente i principi di un accordo di pace per mettere fine al lungo stallo di 'no pace no guerrà tra Etiopia ed Eritrea". "Anche se molto lavoro rimane da fare in Etiopia - prosegue - il premier ha avviato importanti riforme che danno a molti cittadini speranza per una vita migliore ed un futuro più radioso. Come primo ministro, Abiy Ahmed ha cercato di promuovere riconciliazione, solidarietà e giustizia sociale".

Le riforme in patria e l'accordo con Asmara

Se uno dei protagonisti della pace Eritrea-Etiopia – l’uomo forte di Asmara Isaias Afewerki - è lo stesso di due decenni fa, molto è cambiato dai tempi dell'allora potentissimo leader etiopico, il tigrino Melles Zenawi. Abiy Ahmed, 43 anni, è un oromo, etnia maggioritaria ma a lungo marginalizzata, a vocazione riformista. Laureato e con un master a Londra, ha servito nell’esercito come tenente colonnello, prima di fondare un’agenzia responsabile di cyber-security in un Paese in cui il governo esercitava uno stretto controllo su Internet e i media. Entrato in politica nel 2010, per un breve periodo nel 2016 è stato anche ministro della Scienza e della tecnologia.

Abolizione dello stato di emergenza, legalizzazione dei movimenti di opposizione, libertà per i media: lo scorso anno, già nei primi mesi al potere Abiy aveva mostrato un buon biglietto da visita, approvando anche una legge che garantiva l’amnistia ai prigionieri politici e capovolgeva decenni di un potere centrale ossessionato dalla sicurezza. Sotto il governo del predecessore di Abiy, Hailemariam Desalegn, gli arrestati erano stati 30mila (molti studenti, oppositori, giornalisti), spesso grazie a dure leggi anti-terrorismo e in risposta a tre anni di proteste. Abiy ha condannato gli abusi e paragonato la brutalità delle forze di sicurezza al terrorismo di Stato. Poi ha licenziato i responsabili del sistema penitenziario dopo le accuse di torture da parte di Human Rights Watch. I movimenti Oromo, inoltre, non sono più considerati gruppi terroristici.

Ma il passo più rivoluzionario Abiy lo aveva compiuto già il 2 aprile dello scorso anno, nel suo discorso di insediamento, quando aveva usato toni concilianti nei confronti dell’EritreaPoi l'accelerazione insperata, con la decisione, il 6 giugno, di accettare l'Accordo di Pace siglato ad Algeri nel 2000. Sul piano economico importante il programma di riforme basate sulla privatizzazione delle aziende statali in molti settori. Il principale obiettivo è di incoraggiare il settore privato a contribuire allo sviluppo di un Paese che con i suoi 100 milioni di abitanti è il secondo per popolazione in Africa. Le riforme stanno inevitabilmente provocando malumori tra le élite più conservatrici del Paese.

Nel complesso, le mosse politiche ed economiche di Abiy concorrono al cambiamento di uno scenario che ha visto negli ultimi due decenni al centro del potere i tigrini, dato il ruolo avuto nel rovesciamento del precedente regime. Il nuovo sistema sembra invece basato sul peso dei diversi gruppi etnici, con gli Oromo a godere ora della quota maggiore. Resta da vedere se i tigrini accetteranno la loro estromissione da molti incarichi o se si porranno come principale elemento di disturbo del nuovo corso.
[Paolo M. Alfieri – Avvenire]