Mettere fine alla schiavitù nel 2030 esige liberare 10.000 persone ogni giorno

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Sabato 9 novembre 2019
“Sei anni dopo l'inizio del mio mandato come relatrice speciale – ammette Urmila Bhoola, esperta dell’ONU –, è triste notare che, nonostante l'abolizione legale della schiavitù in tutto il mondo, c'è ancora molta strada da percorrere dalla schiavitù alla libertà”.

Urmila Bhoola, esperta e relatrice speciale dell’ONU sulle forme contemporanee di schiavitù, sulle loro cause e conseguenze, ammette: “Sei anni dopo l'inizio del mio mandato come relatrice speciale, è triste notare che, nonostante l'abolizione legale della schiavitù in tutto il mondo, c'è ancora molta strada da percorrere dalla schiavitù alla libertà".

"Prevenire e affrontare la schiavitù non è semplice come dichiararla illegale, ma molto di più può, e dovrebbe, essere fatto per abolirla entro il 2030".

Secondo l'Organizzazione internazionale del lavoro, oggi più di 40 milioni di persone sono ridotte in schiavitù nel mondo. Nel presentare il suo ultimo rapporto, al Consiglio per i diritti umani a Ginevra, Bhoola ha affermato che è probabile che la schiavitù del lavoro aumenti a causa della rapida trasformazione del mercato del lavoro, del deterioramento ambientale, della migrazione e dei cambiamenti demografici.

Secondo l'esperta, oltre il 64% delle persone schiavizzate lavora nel settore privato, un quarto di esse è costituita da minori e un impressionante 98% di queste donne e ragazze hanno subito violenza sessuale. Le persone che lavorano nel settore informale, che rappresenta il 90% della forza lavoro nei paesi in via di sviluppo, sono maggiormente a rischio di essere sfruttate o ridotte in schiavitù, ha aggiunto Bhoola: “Entro il 2030, circa l'85% degli oltre 25 milioni di giovani che entreranno nel mercato del lavoro in tutto il mondo lo farà nei paesi in via di sviluppo. Le loro prospettive di accesso a posti di lavoro dignitosi determineranno il loro livello di vulnerabilità allo sfruttamento o alla schiavitù ".

Le statistiche presentate da Bhoola costituiscono un "avviso" perché i paesi si preparino ad affrontare la schiavitù moderna in modo più efficace, dal momento che "10.000 persone dovrebbero ritrovare ogni giorno la libertà per porre fine entro il 2030 alle forme contemporanee di schiavitù ", secondo i dati recenti della ONG Walk Free (Cammina Libero).

Secondo Bhoola, alcuni Stati hanno già scelto di escludere dagli appalti pubblici i fornitori la cui catena di approvvigionamento mostra la presenza di schiavitù. Altri usano sistemi antiriciclaggio per incoraggiare le aziende a impedire l'ingresso nel sistema finanziario dei benefici derivati ​​dal lavoro schiavizzato. Tuttavia, gli sforzi per porre fine alla schiavitù non sono sufficienti e le probabilità che i colpevoli vengano portati davanti a un tribunale e condannati rimangono minime.

“La schiavitù non è redditizia per i Paesi dal punto di vista economico: comporta costi sanitari elevati, esternalità ambientali negative e perdita di reddito e produttività", ha insistito, dicendo che la proposta di una nuova strategia per risolvere il problema deve essere "sistematica, scientifica, strategica, sostenibile, intelligente e che tenga informati i sopravvissuti". Gli Stati devono dedicare più risorse per porre fine alla schiavitù, adottare e attuare politiche pubbliche che forniscano risposte efficaci a questo flagello.

Vedi l’articolo sul sito dell’Ufficio dell’Alta Commissaria dell’ONU per i Diritti Umani (Acnudh). IPS lo riproduce con un accordo generale con le Nazioni Unite per l'uso dei suoi contenuti. Acabar con esclavitud en 2030 requiere liberar
[Blog GPIC – Gian Paolo Pezzi]