Giovedì 14 novembre 2019
Il massacro di cinque persone a Tacuiyó fa precipitare la sicurezza nella regione del Cauca. Nell'ultimo anno è stato ucciso un indigeno ucciso ogni 72 ore in Colombia. Nella foto: Funerale di Cristina Bautista (Alto commissariato Onu per i diritti umani in Colombia). [Samuel Bregolin – Osservatorio Diritti].

Nella notte tra il 30 e il 31 ottobre 5 indigeni dell’etnia Nasa sono stati uccisi da un gruppo armato illegale con colpi di arma da fuoco a Tacueyó, nel nord del Cauca, Colombia. La governatrice indigena Cristina Bautista è stata uccisa con altre quattro guardie indigene mentre tentavano di impedire il passaggio a un gruppo armato illegale, dissidenza delle Farc, che opera nel comune di Toribío, nel nord del Cauca.

I gruppi armati illegali locali utilizzano i territori ancenstrali indigeni per il transito e il trasporto di sostanze illegali. Quando le guardie indigene si sono opposte al loro passaggio, il gruppo armato ha aperto il fuoco, uccidendo cinque persone e ferendone altre sei.

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Le guardie dei popoli indigeni colombiani

Le guardie dei popoli indigeni colombiani difendono, senza armi da fuoco e in forma pacifica, il territorio ancestrale. Armate a seconda dell’etnia di un semplice bastone simbolico, di un arco o di piccoli coltelli, sbarrano il passo ai convogli dei narcos e dei gruppi armati illegali e ne impediscono l’ingresso nei loro territori.

La guardia indigena del Cauca ha l’obiettivo di creare cammini di sorveglianza, dare l’allarme, proteggere e difendere i territori ancestrali in coordinazione con le autorità tradizionali e la comunità locale.

Cauca, regione strategica per il narcotraffico

Per capire le attuali violenze e tensioni, occorre conoscere l’importanza strategica di questa regione colombiana, posta nel sud-ovest del paese e con uno sbocco sull’Oceano Pacifico. Nel Cauca è in corso una fase di consolidamento del narcotraffico.

La regione è particolarmente strategica perché riunisce in un’unica zona tutte le fasi di lavorazione e commercializzazione: coltivazioni illecite, laboratori di trasformazione e le importanti rutas, i cammini che le droghe prendono per uscire illegalmente dal paese. Non solo pasta di coca, ma anche marijuana, il cui interesse economico in questo momento è in aumento.

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Incendio di un veicolo dei narcotrafficanti – Foto: Cric.

Accordi di pace schiacciati tra interessi economici

Nella regione operano vari gruppi armati illegali: paramilitari, l’Eln, alcuni gruppi dissidenti delle Farc che non sono mai entrati nei processi di pace e la più recente, e ancora poco chiara, infiltrazione nel territorio colombiano di cartelli del narcotraffico messicani, di cui ancora poco si parla proprio a causa delle poche informazioni che si hanno al riguardo.

Il disarmo delle Farc nel 2016 in seguito agli accordi di pace ha lasciato una sorta di vuoto di potere in molte regioni della Colombia, vuoto che lo Stato colombiano non è riuscito a colmare per primo. Gli enormi interessi economici presenti in queste zone hanno attirato l’attenzione degli altri gruppi illegali presenti nel paese. Una confusione che causa violenze e aggressioni contro i popoli autoctoni di questi territori.

Indigeni colombiani vittime di violenza

L’attentato del 30 ottobre scorso non è che l’ultimo di una lunga serie di violenze e aggressioni che subiscono il popolo Nasa e le altre popolazioni della zona. Circa un mese fa, il coordinatore regionale delle guardie indigene, José Albeiro Camayo, è stato minacciato da un gruppo di uomini armati che l’hanno legato col filo spinato attorno a un palo. Secondo il Consejo Regional Indigena del Cauca (Cric), dall’inizio dell’anno si contano già 51 minacce di morte e 8 attentati contro indigeni Nasa nella regione. Violenze che hanno causato ad oggi 14 morti.

«Da quando si è installato il nuovo governo del presidente Ivan Duque nel 2018, in Colombia sono già stati uccisi 129 indigeni», afferma Luis Fernando Arias, consigliere della Onic, l’Organización Nacional Indigena de Colombia, ai microfoni di France 24.

«Ciò significa che nell’ultimo anno in Colombia è stato ucciso un indigeno ogni 72 ore. Ciò si configura come uno sterminio e un genocidio contro i popoli indigeni. Dietro a questi crimini ci sono il narcotraffico e l’attività mineraria illegale».

Ad aprile fece scalpore l’attentato contro Francia Marquez, difensora dei diritti umani della comunità afrodiscendente del nord del Cauca e vincitrice nel 2018 del premio Goldman per l’ambiente. Un gruppo di uomini armati si era infiltrato nell’azienda gricola comunitaria di Santander de Quilichao e aveva aperto il fuoco contro l’edificio principale a colpi di mitraglietta e di granata, fortunatamente facendo solo due feriti tra le guardie del corpo.

Nel frattempo, dopo il 30 ottobre scorso le violenze nel Cauca continuano. Cinque corpi di persone non originarie della regione sono stati ritrovati in diversi punti un paio di giorni dopo il massacro, avvolti in sacchi di plastica e con la gola tagliata.

Nella notte di sabato 2 novembre il Cric ha comunicato il ritrovamento del corpo di un giovane di 18 anni di etnia Nasa, ucciso da colpi di arma da fuoco e abbandonato in una zona di campagna.

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Cristina Bautista – Foto: Cric.

La reazione dello stato colombiano

Per tutta risposta, il presidente Ivan Duque, che aveva già avuto dure reazioni contro la minga indigena e campesina in corso in questa regione a inizio anno, ha inviato un rinforzo di 2.500 soldati dell’esercito regolare colombiano, con l’intenzione di difendere le popolazioni locali.

Secondo le autorità Nasa, però, da sempre contrarie a qualsisi tipo di violenza, portare altre forze armate nel territorio non potrà che causare un’ulteriore intensificazione delle violenze.

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[Samuel Bregolin – Osservatorio Diritti]