Mercoledì 20 novembre 2019
Le iniziative per arginare gli abusi si sono moltiplicate negli anni, ma gli effetti rimangono ancora limitati. Nel 2019, per esempio in Italia, il Ministero dell’Interno indica che il numero di femminicidi è rimasto costante rispetto al 2018.

Nell’agosto di quest’anno la legge Codice Rosso ha introdotto nuovi strumenti a tutela delle vittime, ma con non poche criticità. La sfida, allora, rimane anzitutto culturale: è necessario prevenire la violenza educandoci al rispetto. Contesti familiari violenti offrono modelli di relazione fuorvianti, che spesso vengono percepiti come normali da ragazzi e ragazze e, talvolta, diventano anche i loro comportamenti.

Secondo una ricerca effettuata dall’Osservatorio Nazionale Adolescenza, circa 1 ragazza su 10 è stata aggredita verbalmente dal proprio fidanzato; per quasi metà dei casi l’episodio è avvenuto in pubblico, per futili motivi, e 1 ragazza su 20 viene addirittura picchiata.

Oltre a quella fisica, dilagano forme più subdole di violenza, come quella psicologica, che si manifesta con smania di possesso e di controllo. Una ragazza su 5 ha subito scenate di gelosia per il suo abbigliamento o perché, a detta del “suo ragazzo”, era troppo espansiva con altre persone. Il 17% dei ragazzi controlla di frequente il cellulare della fidanzata, per verificare messaggi e chiamate, e in 3 casi su 4, la giovane condona tale comportamento.

Educare le nuove generazioni al rispetto permette di interrompere una catena di errori che annienta l’armonia sociale, ma è un impegno che non può essere delegato alla scuola, e tantomeno alle sole donne.

Cari uomini, tocca anche a voi. Come dice Alessio Miceli, di Maschile Plurale, «...per il soggetto che, pur non dichiarandolo, si concepisce come unico, fare “autocoscienza” è rendersi conto della propria parzialità, lavorare a “togliere” l’idea di essere il soggetto che mappa il campo e definisce il mondo. È un percorso che regala molto. È una moltiplicazione, un’abbondanza. Ti ritrovi una tavola imbandita per tanti anziché tanto cibo per uno».

Educarsi al rispetto è un cammino da percorrere insieme, fra generi e generazioni.

RELIGIONI IN CAMMINO
DONNE DI FEDE CONTRO LA VIOLENZA

La fede ha molteplici sfaccettature: può erigere muri di intolleranza e vendere oppio ai popoli, ma può anche donare un’incredibile energia di coesione e trasformazione, capace di far splendere la dignità umana e di ogni “vivente”. Molte religioni scaturiscono da intenti di liberazione, poi neutralizzati da scaltre strutture di potere. Ma le religioni evolvono sempre, come ogni umana società. Questo dossier rivela la «luce interiore» che accomuna le donne dell’Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne. Dal marzo 2019 diffonde da Bologna una fragranza di squisita solidarietà.

Queste pagine sono dense di vissuto.
Scaturiscono da donne “credenti”, ricche della forza interiore che la fede dona.

Insieme, sono impegnate a «rompere il silenzio sulle responsabilità delle religioni in merito alle violenze sulle donne: tutte le religioni, nessuna esclusa» – come precisa la conclusione di Paola Cavallari, coordinatrice dell’Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne nato a Bologna il 14 marzo 2019.

I contributi sono scritti da donne dell’Osservatorio, che fanno esperienza diretta delle luci e delle ombre della propria religione e, con grande libertà, esprimono su di essa una critica sincera e altrettanto liberante.
La loro collaborazione, tanto generativa, può ispirare l’intera società italiana, sempre più multiculturale e multireligiosa, a un confronto rispettoso e costruttivo. Il modo migliore per dissolvere ogni sopruso e violenza. L’ordine di presentazione delle religioni è improntato alla loro età storica: quelle più antiche precedono le più recenti. E in tutte emergono tratti originari comuni, inni alla dignità dell’uomo e della donna, che i secoli hanno coperto di strati e storture, ma che queste donne richiamano con ferma e gentile determinazione.

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