Mercoledì 27 novembre 2019
“È doveroso parlare della Divina Misericordia in riferimento al continente africano, in coincidenza con il IV Congresso continentale Africa-Madagascar (Amacom), svoltosi a Ouagadougou, in Burkina Faso, dal 18 al 24 novembre scorsi. Anzitutto perché l’interpretazione che è stata data all’evento ha un significato olistico: non solo teologico ma anche socio-politico ed economico: dalla manipolazione dei conflitti, allo sfruttamento illegale e brutale delle risorse naturali, dalle storture del commercio internazionale, alla crescente esclusione sociale.”

In Burkina Faso congresso sulla Divina Misericordia
Una grazia per il continente africano

È doveroso parlare della Divina Misericordia in riferimento al continente africano, in coincidenza con il IV Congresso continentale Africa-Madagascar (Amacom), svoltosi a Ouagadougou, in Burkina Faso, dal 18 al 24 novembre scorsi. Anzitutto perché l’interpretazione che è stata data all’evento ha un significato olistico: non solo teologico ma anche socio-politico ed economico: dalla manipolazione dei conflitti, allo sfruttamento illegale e brutale delle risorse naturali, dalle storture del commercio internazionale, alla crescente esclusione sociale.

La dice lunga il fatto che non poche relazioni dei convegnisti abbiano affrontato scottanti tematiche di grande attualità che affliggono vasti settori del continente africano. Va dunque superato, anche per noi che apparteniamo alle Chiese di antica tradizione, come quelle europee, l’equivoco generato da una certa teologia secondo cui la Misericordia rappresenterebbe una sorta di munifica riduzione delle pene inferte per le malvagità umane. Si consideri infatti che nei Vangeli non si parla di un Dio lontano, pensato astrattamente, con categorie di tipo intellettuale. Siamo invece di fronte al «Signore, Dio, misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di Misericordia e fedeltà» (Es 34, 8). A questo proposito è illuminante il pensiero del Cardinale Walter Kasper che, andando decisamente al di là del modello che vede la Giustizia nelle sue tradizionali valenze — distributiva, punitiva e vendicativa — ci rammenta che proprio «la Giustizia di Dio è la sua Misericordia, e la sua Misericordia è la sua Giustizia». Si tratta di un virgolettato che troviamo in suo saggio di grande spessore dal titolo Misericordia (Queriniana 2013, p. 122).

Non meraviglia dunque l’accenno al libro del porporato, formulato da Papa Francesco, quando il 17 marzo del 2013 (quattro giorni dopo la sua elezione al soglio di Pietro), durante la recita dell’Angelus, disse: «Mi ha fatto tanto bene, quel libro», precisando poi che «sentire Misericordia» rappresenta «il meglio che noi possiamo sentire: cambia il mondo». Un richiamo che, a pensarci bene, ha prefigurato con largo anticipo la sua intenzione di indire l’Anno Santo della Misericordia. D’altronde, l’unico vero deterrente contro gli oscuri presagi determinati dall’egoismo umano è rappresentato proprio dalla Misericordia di cui sopra: dalle crudeltà perpetrate dalle milizie che infestano la regione saheliana, alle rapine eseguite, a livello continentale, da certi potentati che speculano sulle altrui disgrazie, per non parlare del dramma della mobilità umana acuita da conflitti d’ogni genere, inedia e pandemie. Ecco che allora viene istintivo esprimere empatia di fronte a tanta umanità dolente che sopravvive nei bassifondi della Storia contemporanea, dimenticata da tutto e da tutti.

Da questo punto di vista è illuminante il pensiero del Cardinale Dieudonné Nzapalainga, Arcivescovo di Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, che Papa Francesco ha designato come suo rappresentante al Congresso di Ouagadougou: «La Divina Misericordia — ha detto — si riferisce all’amore, alla pace», puntualizzando con perspicacia che «la Parola di Dio dice che dove abbonda il peccato, abbonda la grazia. Questo è il motivo per cui diciamo che l’ultima parola non appartiene al male, alla morte o alla violenza. L’ultima parola appartiene all’amore, alla vita, alla riconciliazione e al perdono».

Vi è comunque un’altra sottolineatura sulla quale dovremmo meditare rispetto al tema della Misericordia: quella missionaria. In effetti se oggi, nell’Africa sub-sahariana, vi sono disseminate innumerevoli comunità cristiane, questo è dovuto certamente all’azione dello Spirito Santo che si è manifestato nello zelo di tanti missionari e missionarie che hanno annunciato e testimoniato la Buona Notizia. Vale pertanto la pena ricordare quanto Papa Francesco scrisse nella Bolla pontificia d’indizione dell’Anno Santo della Misericordia: «La Chiesa ha la missione — scrisse il Pontefice — di annunciare la Misericordia di Dio, cuore pulsante del Vangelo, che per mezzo suo deve raggiungere il cuore e la mente di ogni persona».

Questo in sostanza, significa, che l’evangelizzazione si realizza nel nome della Misericordia. Ecco che allora, in virtù del proprio battesimo, ogni cristiano, anche in Africa, è chiamato a rendere intelligibile il messaggio di liberazione di cui Gesù Cristo è stato latore duemila anni fa. Il contesto odierno, inutile nasconderselo, è quello di un mondo disordinato, segnato da ingiustizie e sopraffazioni, che pare abbia vanificato la Misericordia. Citando il suo predecessore, san Giovanni Paolo II, Papa Bergoglio sottolineò nella Bolla che «la mentalità contemporanea, forse più di quella dell’uomo del passato, sembra opporsi al Dio di Misericordia e tende altresì ad emarginare dalla vita e a distogliere dal cuore umano l’idea stessa della Misericordia». Da questo punto di vista è urgente l’impegno di tutti i credenti, anche nel contesto africano, perché la Misericordia — sono sempre parole di Papa Francesco — «non è solo l’agire del Padre, ma diventa il criterio per capire chi sono i suoi veri figli».
[Giulio Albanese – L’Osservatore Romano]