La solennità dell’Immacolata Concezione, l’8 dicembre: il sogno di Dio sull’umanità

Immagine

Una domanda, una benedizione e una promessa. Sono tre aspetti che rinveniamo nella Liturgia della Parola nella Solennità dell’Immacolata Concezione, ma che rappresentano anche tre passaggi della nostra vita spirituale: domandiamo a Dio la pienezza della vita e della gioia, Egli in Cristo accoglie e benedice la nostra umanità, e se Lo accogliamo siamo toccati e trasformati dalle Sue promesse di bene. (...)

Il sogno di Dio sull’umanità

Il Vangelo della solennità dell’Immacolata Concezione

Una domanda, una benedizione e una promessa. Sono tre aspetti che rinveniamo nella Liturgia della Parola nella Solennità dell’Immacolata Concezione, ma che rappresentano anche tre passaggi della nostra vita spirituale: domandiamo a Dio la pienezza della vita e della gioia, Egli in Cristo accoglie e benedice la nostra umanità, e se Lo accogliamo siamo toccati e trasformati dalle Sue promesse di bene.

La domanda è la prima di tutta la Bibbia, nel racconto drammatico del primo simbolico scontro tra Dio e l’uomo, presentatoci oggi da Genesi: «Adamo, dove sei?». All’inizio non c’è la nostra ricerca di Dio, una domanda che esprime il venire di Dio verso di noi, il suo appassionato cercarci, il suo desiderio di venirci incontro perché la nostra esistenza non vada smarrita. A questo uomo, di ieri e di oggi, che si nasconde dal volto di Dio perché ne ha paura, perché lo immagina come un controllore che limita la sua libertà, perché vuole mettersi lui “al posto di Dio” o semplicemente perché indifferente, Dio rivolge il grido dell’amante in cerca dell’amato, e ci rimanda a guardarci dentro: dove sono in questo momento della mia vita? Dove e da chi mi sto nascondendo? Dove mi sto perdendo? Dove può trovare spazi e nutrimento il mio cuore?

Se la domanda racconta di un uomo che si è smarrito e ha perduto il Signore, ecco che Dio ci offre una benedizione, si mette sulle sue tracce e ristabilisce con Lui un’Alleanza eterna, che non può essere distrutta. In Gesù, Suo Figlio, Dio ha benedetto per sempre la nostra vita, in Lui — afferma Paolo — ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale e ha iniziato a rinnovare la nostra vita perché diventiamo “santi”, cioè come Dio ci aveva pensato all’inizio: suoi amici, amici tra noi.

Infine, la promessa. A chi accoglie Cristo, come ha fatto la Vergine Santa, il Signore promette una moltiplicazione di vita. L’Angelo dice a Maria: non avere paura, in te nascerà, tu concepirai, tu darai alla luce. Tutte frasi coniugate col verbo al futuro. Se accogliamo il Signore, non ci nascondiamo più per paura di noi stessi, degli altri o di Dio. Anzi, generiamo vita e partoriamo luce. Dentro di noi, verso i nostri fratelli, e nel mondo che ci circonda.

Nell’Immacolata Concezione, domanda, benedizione e promessa sono in meravigliosa unità. Lei, concepita da sempre senza peccato, è lo strumento scelto per la ricerca che Dio vuole fare, è la Madre che partorisce Colui in cui siamo benedetti, è l’immagine della promessa, cioè di ciò che saremo se accogliamo il Signore: santi e immacolati.

Maria è il sogno di Dio sull’umanità. Un’umanità rinnovata, guarita dal male, aperta all’amore di Dio e del prossimo. Un sogno che Dio non smette di sognare e che noi, insieme alla Vergine, possiamo fin d’ora realizzare.
[Francesco Cosentino – L’Osservatore Romano]

Maria,
prezioso conforto del missionario

Già Papa Clemente XI aveva stabilito che “la festa della Concezione della stessa Beatissima Vergine Maria Immacolata sia d’ora in avanti, dappertutto e da tutti osservata e mantenuta come le altre feste di precetto, e sia compresa nel precetto dell’osservanza delle feste”. Tuttavia fu l’Ottocento il secolo della definizione dogmatica. L’8 Dicembre 1854, nella Basilica Vaticana, Pio IX, nel convincimento che l’Immacolata Concezione fosse un singolare evento di grazia personale per Maria, ne proclamava solennemente il Dogma nella Bolla “Ineffabilis Deus”, secondo la quale Maria fu santificata in previsione dei meriti futuri di Cristo, ma lo fu in modo speciale in ragione della Sua relazione immediata con il Suo Figlio Gesù. Dio, nel Suo piano di redenzione dell’umanità, ha voluto che intervenisse la più pura relazione d’amore umano, quella che per l’appunto esiste tra madre e figlio.

Nell’atto di consacrazione alla Madonna, fatto nel Novembre 1875, Daniele Comboni si esprime in termini molto vicini e affini ai contenuti teologici della definizione dogmatica dell’Immacolata, anche se il suo linguaggio ha i limiti delle acquisizioni proprie del tempo: “Vi salutiamo, o Maria, o Sovrana Augusta. Vi salutiamo, o Figlia prediletta dell’Eterno Padre, per cui la cognizione di Dio è pervenuta fino agli estremi confini della terra. Vi salutiamo, o domicilio dell’Eterno Figlio, il quale da Voi è nato vestito d’umana carne. Vi salutiamo, o abitazione ineffabile dell’Eterno Divino Spirito, il quale ha profuso in Voi tutti i suoi doni e tutte le sue grazie.(…) Venite in mezzo a noi, o Vergine Immacolata, venite, regnate e dominate su tutte queste terre desolate e derelitte.” (Scritti, 4003). Maria fu santificata per diventare Madre di Dio; Colei che doveva essere la causa della presenza sulla terra del Verbo di Dio Altissimo, doveva prima costituire in se stessa un trionfo assoluto di grazia e d’incontaminata purezza.

In un ricordo autobiografico, abbastanza frequente nel suo abbondante epistolario, così Comboni rievoca l’incontro che Pio IX concesse a un drappello di ragazze africane, al termine della loro formazione di base avvenuta negli Istituti Femminili di Don Nicola Mazza a Verona e ormai prossime alla partenza per gli Istituti missionari del Cairo, e che ha un esplicito riferimento all’Immacolata: “Il Papa (…) raccomandò loro di pregare la Vergine concepita senza peccato, che esse ameranno e venereranno qual Madre”.(Scritti, 1549).
Antonio Furioli, MCCJ

Immacolata Concezione della B.V. Maria
IMMACOLATA PER GRAZIA E MADRE NELLA FEDE

Ogni anno, l’8 Dicembre, la Chiesa celebra solennemente l’Immacolata Concezione della Vergine Maria. Già nel secondo secolo, Sant’Ireneo salutava in Maria La «Nuova Eva». Era il primo presagio del dogma dell’Immacolata Concezione che il Papa Pio IX avrebbe definito solennemente nel 1854, con queste parole: «La Vergine Maria, nel primo istante della sua concezione, è stata, per una grazia e un privilegio di Dio onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano, preservata ed esente di ogni macchia di peccato originale: questa dottrina à rivelata da Dio e di conseguenza deve essere creduta fermamente e inviolabilmente da tutti i fedeli».

In effetti, Madre della nuova umanità, Maria è stata creata da Dio «Ricolma di grazie». Nella sua persona, la vittoria del Cristo su Satana è completa: è per una grazia già proveniente dalla morte e dai meriti di Suo Figlio che Maria è stata così preservata da ogni macchia. Dio ha voluto anche, con ciò, preparare a Suo Figlio una dimora degna di Lui.

Maria è l’immagine anticipata della Chiesa: in Lei, Dio «prefigurava la Chiesa, la sposa senza rughe, senza macchia, risplendente di bellezza» (cf. Prefazio del giorno), «santa e immacolata» (Ef. 5,27). In Lei, la Chiesa ammira ed esalta il frutto della Redenzione, e, come in una immagine purissima, contempla con gioia ciò che essa stessa desidera e spera essere pienamente. Maria appare così come la personificazione del popolo di Dio.

Dopo la caduta, Dio non ha abbandonato l’uomo senza speranza; piuttosto gli ha promesso un Salvatore che sarebbe venuto a radunare l’umanità frantumata dal peccato. È in Maria che Egli realizzerà l’ideale di questa umanità salvata. Il culto a Maria, pertanto, è vitalmente innestato nella celebrazione dei misteri del Cristo; per cui Maria non è venerata per se stessa, ma in rapporto al Cristo e alla Chiesa. Tuttavia spetta a Maria una devozione singolare: Lei è la più santa e la più umile delle creature, la più potente presso Dio e la madre comune di tutti gli uomini, membra del Corpo di cui Gesù è il Capo. Per questo San Bernardo ci esorta a invocare Maria in ogni pericolo, pena e timore, e ad avere sempre il suo nome nella bocca e nel cuore. Ma ci avverte anche che per ottenere il soccorso della sue preghiere, bisogna seguire l’esempio della sua vita.

Per farci capire maggiormente il ruolo di Maria, la Chiesa ci ricorda, nella prima lettura, il peccato di Adamo e di Eva e la promessa di Dio (protovangelo): la discendenza della donna trionferà sul male schiacciando la testa del serpente. La Chiesa ha sempre visto in questa donna Maria, la Madre del Salvatore e Madre nostra. Gesù ce l’ha data come Madre ai piedi della croce.

La seconda lettura ci rivela che se Dio ha scelto Maria da tutta l’eternità per essere preservata da ogni colpa, egli sceglie noi pure per essere salvati dal Cristo. Paolo ci invita allora alla benedizione di Dio e Padre di Nostro Signore Gesù Cristo, cioè al rendimento di grazie perenne.

Nel testo evangelico, noi ammiriamo la delicatezza di Maria, la sua timidezza di fronte all’Angelo, ma anche la sua docilità a Dio. Il suo sì a Dio è per tutta la vita. Lei è il modello per eccellenza di fedeltà: noi tutti dobbiamo guardarla e imitarla per dare il giusto senso alla nostra vita. La chiave della sua riuscita è l’obbedienza nella fede. Lungi dall’essere una costrizione subita e una sottomissione passiva (sottomissione da schiavi), l’obbedienza nella fede è una libera adesione al disegno di Dio e uno slancio d’amore. Si tratta per noi, in realtà, di essere ad ogni momento attenti alla parola di Dio e di accoglierla con tutto il cuore. Anche se essa sconvolge i nostri progetti.
Don Joseph Ndoum

Immacolata: divenire donna e uomo di fede è quanto mai urgente

L’insoddisfazione, il vivere di calcolo, l’apparire, la superficialità nei rapporti, caratterizzano oggi il vuoto esistenziale. Mentre la mondanità tenta di annullare la ricerca della dimensione spirituale, anche come ricerca di senso, nello stesso tempo l’umanità sembra gridare, con il disagio esistenziale palese o nascosto, che ha bisogno oggi di testimonianze che rimandano al Mistero. Maria nel suo cuore ha goduto della sua adesione a Dio: nel duplice movimento esistenziale ha offerto la sua vita al Signore e ha donato Gesù all’umanità. Nell’incontro dell’offerta e del dono Maria ha tracciato la missione di ogni donna. Ella è chiamata ancora oggi dallo Spirito a rendere visibile con la propria vita il Dio con noi, divenendo come Maria donna di fede, di speranza, di comunione, di tenerezza, di concretezza, di gratuità, di dono, per potere costantemente umanizzare la terra abitata da Dio.

Maria Immacolata, la donna pura per eccellenza, è colei che non ha trattenuto nulla per sé e che, libera da ogni condizionamento, ha vissuto la sua esistenza nel dono totale della sua esistenza, permettendo a Dio di entrare nella sua vita senza mettere ostacoli.

Guardare a Maria Immacolata, donna del silenzio, dell’ascolto, dell’attesa, dell’accoglienza della vita, è un’occasione importante per apprendere da lei una modalità nuova di esserci.

Consapevole di collocarsi di fronte a Dio, Maria nella sua dimensione creaturale è tutta proiettata verso il Signore. Nell’incontro con l’Angelo si interroga, pone domande, per comprendere il filo rosso che collega la sua situazione e il Mistero che la abita. Ella, per fede, si fida dell’angelo Gabriele, messaggero dell’Altissimo; rimane aderente alla terra, senza cercare un contraddittorio, per ottenere delle certezze o confutare l’annuncio. Non programma il dialogo, né vive ancorata al passato o proiettata verso il futuro, è solo consapevole del suo esserci e dell’esserci di Dio nel qui e ora. È attenta alla realtà dei fatti e trova delle alternative, pur nella consapevolezza che il Mistero la supera. Apre il suo cuore all’annuncio, all’ascolto. Maria si coinvolge nella relazione con Dio, interagisce con Lui, si lascia amare, riconosce che nell’accadimento c’è la presenza dello suo Spirito che l’avvolge.

Quando abbiamo sentito nella nostra vita, come Maria, la gratuità dell’amore di Dio per noi? Come superiamo di solito la confusione dell’imprevedibile permesso dal Signore e in che modo risuona nella nostra profondità l’invito rivolto a Maria “Non temere”? Maria risponde ai dubbi con la fede, e noi?

Vivendo continuamente sotto lo sguardo Dio che non percepisce lontano o al di là della sua storia, si lascia attrarre dallo spazio sacro dove il Signore e la sua creatura si incontrano. Immergendosi nel silenzio del Signore, apre il suo grembo di donna per accogliere il Figlio che viene.

Maria, donna di fede, scopre in poveri segni la potenza di Dio, legge nei frammenti la sua presenza. A lui si abbandona con fiducia, si inabissa nell’infinito di Dio e con il suo sì diviene madre del Signore. L’ascolto della parola di Dio in lei si fa carne e le permette di divenire madre del Figlio dell’Altissimo. Maria giunge alla pienezza della sua vocazione attraverso la fede.

L’eccomi di Maria è agli antipodi della mentalità attuale, dove ognuno sente di poter decidere delle sorti della propria e altrui storia. Maria si consegna a Dio e rimanda all’unica cosa necessaria: partire sempre dal senso della propria vita, rivisitando continuamente il fondamento delle relazioni.

Divenire donna e uomo di fede è quanto mai urgente in questo tempo. L’insoddisfazione, il vivere di calcolo, l’apparire, la superficialità nei rapporti, caratterizzano oggi il vuoto esistenziale. Mentre la mondanità tenta di annullare la ricerca della dimensione spirituale, anche come ricerca di senso, nello stesso tempo l’umanità sembra gridare, con il disagio esistenziale palese o nascosto, che ha bisogno oggi di testimonianze che rimandano al Mistero.

Maria nel suo cuore ha goduto della sua adesione a Dio: nel duplice movimento esistenziale ha offerto la sua vita al Signore e ha donato Gesù all’umanità. Nell’incontro dell’offerta e del dono Maria ha tracciato la missione di ogni donna. Ella è chiamata ancora oggi dallo Spirito a rendere visibile con la propria vita il Dio con noi, divenendo come Maria donna di fede, di speranza, di comunione, di tenerezza, di concretezza, di gratuità, di dono, per potere costantemente umanizzare la terra abitata da Dio.

Che cosa mi aiuta a rispondere oggi a Dio l’“eccomi” di Maria?
[Diana Papa - SIR]