Mercoledì 18 dicembre 2019
Chi ha paura, e perché, di Gesù Bambino? Tanto da mettere «in atto una subdola operazione per trasformare il Natale in una festa senza il Bambino». È andato dritto all’attualità il cardinale Angelo Comastri, vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano e arciprete della basilica di San Pietro, nella messa celebrata per i dipendenti martedì mattina, 17 dicembre.

Messa del cardinale Angelo Comastri per i dipendenti vaticani all’inizio della novena di Natale
Chi ha paura (e perché) di Gesù Bambino?

Chi ha paura, e perché, di Gesù Bambino? Tanto da mettere «in atto una subdola operazione per trasformare il Natale in una festa senza il Bambino». È andato dritto all’attualità il cardinale Angelo Comastri, vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano e arciprete della basilica di San Pietro, nella messa celebrata per i dipendenti martedì mattina, 17 dicembre.

«Il Bambino Gesù nacque povero — ha affermato — e fece spaventare i ricchi; nacque umile e fece allarmare i potenti; nacque mite e disarmato eppure scatenò l’ira dei violenti. E questo fenomeno ritorna periodicamente». Il cardinale ha fatto presente che anche «Eugenio Scalfari, che è non credente, ha avuto il coraggio di dire che “a Natale sempre di meno si parla di Gesù. Non sono credente, ma questo fatto mi dispiace”».

«Eppure proprio da questo Bambino — ha fatto presente il celebrante — è partita la più grande e benefica trasformazione dell’umanità, è nata la civiltà dell’amore e del rispetto; mentre, ogni volta che ci si allontana da questo Bambino, riemerge la barbarie del sopruso e del calpestamento della dignità umana». La realtà di questi tempi, compresi i tanti nuovi schiavi, lo testimonia crudamente.

Del resto, ha spiegato il cardinale Comastri ricordando la bellezza che il cristianesimo ha portato nella vita quotidiana degli uomini, «chi si allontana da Gesù, prima o poi, si ritrova in queste sconsolate parole di Pier Paolo Pasolini che arrivò a dire: “Mi manca sempre qualcosa, c’è un vuoto in ogni mio intuire. Ed è volgare questo non essere completo, è volgare. Mai fui così volgare come in questa ansia, in questo mio “non avere Cristo”». Rilanciando le parole di Pasolini, il cardinale quindi ha formulato l’augurio che «nessuno di noi debba dire con sconforto “mai fui così volgare come in questa ansia, in questo non avere Cristo”. E può accadere anche tra noi», ha concluso.
[L’Osservatore Romano, edizione 17-18 dicembre 2019]