Martedì 14 gennaio 2020
Nell’udienza al Pontificio Collegio etiopico, l’appello di Francesco perché nei due Stati siano «tutelate scuole e ospedali cattolici». I migranti? Soffrono «immani fatiche».

La «guerra fratricida» che ha insanguinato Etiopia ed Eritrea fino a pochi mesi fa deve essere un monito per i due Stati africani affinché «non si cada più in divisioni tra etnie e tra Paesi dalle comuni radici». Lo ha detto papa Francesco lanciando anche un appello perché in queste nazioni siano tutelati scuole e ospedali cattolici.

L’occasione è stata sabato mattina l’incontro con la comunità del Pontificio Collegio etiopico, insieme con i responsabili della Congregazione per le Chiese orientali e con i vescovi dell’Etiopia e dell’Eritrea, a Roma per le celebrazioni del centenario dell’istituto formativo ubicato entro le mura leonine. All’udienza, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, hanno partecipato anche alcuni frati cappuccini con il ministro generale, una rappresentanza del Pontificio Istituto orientale, nonché numerosi sacerdoti e frati etiopici ed eritrei. Rivolgendosi a questi ultimi il Pontefice ha ricordato: «Voi sacerdoti studenti, provenienti dall’Etiopia e dall’Eritrea, due Chiese unite dalla medesima tradizione, portate anche oggi in mezzo a noi la ricchezza della storia delle vostre terre, con le antiche tradizioni, la convivenza tra uomini e donne appartenenti alla religione ebraica e a quella islamica, oltre che insieme ai numerosi fratelli della Chiesa ortodossa Tewahedo».

Papa Francesco ha rivolto un pensiero a tutti gli abitanti di Etiopia ed Eritrea «la cui vita è segnata dalla povertà, e fino a pochi mesi fa dalla guerra fratricida, per la cui conclusione ringraziamo il Signore e chi nei due Paesi si è impegnato in prima persona». Con l’invito ai sacerdoti di essere sempre «artefici di relazioni buone, costruttori di pace», e di «educare a coltivare questo dono di Dio i fedeli che vi saranno affidati». Il Pontefice ha quindi ricordato i «molti» che «spinti dalla speranza hanno lasciato la loro patria a costo di immani fatiche e non di rado andando incontro a tragedie per terra e per mare». Di qui il ringraziamento «per l’accoglienza che i vostri fedeli hanno potuto sperimentare e per l’impegno che alcuni di voi già ora vivono nel seguirli pastoralmente in Europa e negli altri continenti».

Infine papa Francesco ha incoraggiato «a custodire la preziosa tradizione ecclesiale, sempre unita allo slancio missionario». Con l’auspicio che «alla Chiesa cattolica nelle vostre nazioni sia garantita la libertà di servire il bene comune, sia consentendo a voi studenti di compiere gli studi a Roma o altrove, sia tutelando le istituzioni educative, sanitarie ed assistenziali, nella certezza che i pastori e i fedeli desiderano insieme a tutti gli altri contribuire al bene e alla prosperità delle vostre nazioni». Il Pontefice non è sceso nei dettagli, ma le cronache degli ultimi mesi hanno raccontato come il regime di Asmara nel giugno 2019 ha ordinato alla Chiesa cattolica di consegnare allo Stato tutti i centri sanitari da lei gestita, mentre lo scorso settembre l’esercito eritreo ha preso possesso con la forza di sette istituti gestiti da ordini religiosi.
[
Avvenire]