Cambiamenti climatici e guerre: siccità e inondazioni minacciano la pace

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Mercoledì 15 gennaio 2020
Un nuovo report svela lo stretto legame tra la crisi climatica e le minacce alla pace in Somalia. Dove l'aumento delle temperature e gli eventi climatici estremi aumentano l'instabilità e aprono spazi all'organizzazione terroristica al-Shabaab. Nella foto:
Mogadiscio, Somalia - UN Photo/Stuart Price.

Il cambiamento climatico mette a rischio gli sforzi per costruire la pace in Somalia: gli eventi estremi che si verificano con sempre maggiore frequenza – come siccità, piogge torrenziali ed esondazioni – non solo impoveriscono ulteriormente la popolazione, già stremata da trent’anni di conflitti, ma aumentano l’instabilità e i conflitti nel Paese del Corno d’Africa.

L’analisi è contenuta in un rapporto pubblicato dallo Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), che analizza l’impatto dei cambiamenti climatici sulla Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Somalia (Unsom).

«Il cambiamento climatico grava profondamente sull’Unsom, nel suo lavoro per fornire pace e sicurezza, così come sugli sforzi per stabilire una governance e sistemi giudiziari funzionanti», ha spiegato Florian Krampe, ricercatore senior del Programma sul cambiamento climatico e i rischi del Sipri.

Cambiamenti climatici, migrazioni e guerre

Gli esempi pratici degli impatti negativi del cambiamento climatico sul processo di peacekeeping nel Paese sono diversi. La siccità e l’aumento delle temperature, ad esempio, rendono inutilizzabili le tradizionali aree di pascolo, costringendo i pastori a spostare il bestiame in zone occupate da popolazioni dedite all’agricoltura, innescando così conflitti (un fenomeno già registrato anche in Nigeria, come spiegato nell’articolo Nigeria: guerra tra pastori e agricoltori, si riaccende la tensione).

Le inondazioni registrate nel 2018 hanno spinto circa 215 mila persone a lasciare i propri villaggi; mentre la siccità che ha colpito il Paese tra il novembre 2016 e il settembre 2017 ha colpito oltre 6,7 milioni di persone e ne ha costrette oltre 926 mila a lasciare le proprie case: gli sfollati climatici confluiscono sempre più numerosi nei campi profughi, dove si concentrano le attività di trafficanti di esseri umani e dei reclutatori del gruppo terroristico al-Shabaab.

In alcuni casi, questi spostamenti innescano cambiamenti demografici che erodono gli accordi locali di condivisione del potere facilitati dalla missione delle Nazioni Unite e minano gli sforzi fatti per costruire istituzioni solide in Somalia.

Vista dall’alto dell’esondazione che nel novembre 2013 ha colpito le regioni vicino alla città di Jowhar.
AU UN IST Photo / Tobin Jones

Guerra e terrorismo in Somalia

In Somalia si combatte quasi senza soluzione di continuità dal 1991, quando venne rovesciato il dittatore Siad Barre ed ebbe inizio una guerra sanguinosa tra le diverse fazioni somale. Le Nazioni Unite cercarono di fermare i combattimenti che, in assenza di uno stato funzionante, continuarono per anni.

Nei primi anni Duemila fecero la loro comparsa le cosiddette Corti islamiche. Da una loro costola, attorno al 2006, è nato il gruppo al-Shabaab, che in pochi anni ha preso il controllo del Sud della Somalia, compreso l’importante porto di Kisimaio, e di parte della capitale, Mogadiscio.

Sebbene oggi la forza militare di al-Shabaab sia notevolmente ridotta, il gruppo terroristico è ancora in grado di seminare il terrore nel Paese e nel vicino Kenya (nel 2015 il gruppo fece almeno 148 morti nel campus universitario di Garissa): l’ultimo attacco si è registrato lo scorso 28 dicembre quando un’autobomba esplosa nel cuore di Mogadiscio ha ucciso più di 100 civili.

I cambiamenti climatici in Somalia

Trent’anni segnati dal conflitto e da un aumento della frequenza e dell’intensità dei fenomeni estremi legati alla siccità. «La Somalia – si legge nel rapporto – è altamente suscettibile agli effetti dei cambiamenti climatici e alle condizioni meteorologiche estreme, come periodi di siccità prolungata, inondazioni improvvise, precipitazioni irregolari, interruzione delle stagioni dei monsoni, forti venti, cicloni, tempeste di sabbia e tempeste di polvere. Negli ultimi 25 anni in Somalia si sono verificati numerosi eventi meteorologici estremi».

Nel Paese si è registrato un graduale e continuo incremento delle temperature medie annuali a partire dagli anni Novanta e che, secondo le proiezioni più preoccupanti, potrebbero registrare aumenti compresi tra i 3,2 e i 4,3 gradi entro il 2100. I due principali fiumi della Somalia (il Juba e lo Shabele) sono sotto osservazione: la portata d’acqua diminuisce progressivamente e in più occasioni si sono prosciugati completamente.

Negli ultimi vent’anni, sottolinea il rapporto, la degradazione del suolo, la deforestazione e la desertificazione della Somalia hanno accelerato velocemente: si calcola che la regione del Basso Juba abbia perso il 50% delle sue foreste tra il 1993 e il 2014.

A complicare la situazione, in base a una previsione del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc), le precipitazioni in Somalia aumenteranno del 3% entro il 2050 rispetto al periodo 1981-2000. Ma non è una buona notizia. Saranno precipitazioni violente, concentrate in poche ore, che non riusciranno a penetrare i suoli inariditi della Somalia, non andranno a rigenerare le falde acquifere né a nutrire la vegetazione. I suoli particolarmente aridi, infatti, non riescono a trattenere l’acqua, che scorre via, erodendo ulteriormente il suolo fino a riversarsi in mare, senza aver generato nuova vita.

Un ragazzo attraversa le strade della città di Beletweyne sommerse dall’acqua nel maggio 2016.
AMISOM Photo / Tobin Jones

Conseguenze dei cambiamenti climatici: al-Shabaab è più forte

Gli impatti dei cambiamenti climatici e meteorologici stanno aggiungendo pressione a un sistema già sovraccarico, impoverendo ulteriormente una popolazione già fragile e aumentando gli sfollati interni. «Questo rappresenta un grave problema nel processo di costruzione dello Stato e un ostacolo alla riuscita dell’attuazione del mandato di Unsom di fornire consulenza sulla costruzione dello Stato, la sicurezza marittima e la riforma del settore della sicurezza in senso lato», si legge nel report di Sipri.

In altre parole: gli effetti del cambiamento climatico compromettono le legittimità del sistema statale, favorendo indirettamente il terrorismo. La combinazione tra siccità sempre più frequenti, la debolezza del Governo somalo, l’impossibilità per le agenzie Onu di intervenire nelle aree del Paese controllate da al-Shabaab sta creando condizioni che il gruppo terroristico utilizza per aumentare la propria legittimità tra la popolazione.

Ad esempio fornendo aiuto e servizi alla popolazione stremata da inondazioni e siccità. «Durante le crisi umanitarie al-Shabaab raccoglie, attraverso i propri centri di raccolta, cibo e soldi che distribuisce alle vittime dei disastri, soprattutto ai più poveri. Il verificarsi sempre più ciclico di siccità, inondazioni e carestie dà ad al-Shabaab l’opportunità di mettersi in luce come fornitore di aiuti», si legge nel report di Sipri. «Un cambiamento notevole rispetto alla sua precedente strategia, quando al-Shabaab impediva alle persone residenti nelle aree sotto il suo controllo di cercare aiuto nelle regioni controllate dal governo». Riuscendo a fornire un aiuto efficace e alternativo a quello istituzionale, i miliziani di al-Shabaab dimostrano alla popolazione civile la debolezza del governo di Mogadiscio e, al tempo stesso, rafforzano la propria leadership.

Donne che trasportano in spalla tutti i loro averi dirette verso il campo per sfollati allestito da Amisom vicino a Jowhar.
AU UN IST Photo / Tobin Jones

Il tema dei cambiamenti climatici colpisce gli sfollati

Ma c’è un altro elemento che mina la stabilità faticosamente raggiunta in questi anni in alcune regioni del Paese. Il massiccio e improvviso spostamento di popolazione – causato, ad esempio, da un’esondazione – da una regione all’altra del Paese provoca cambiamenti nella «composizione etnica e demografica dell’area», mettendo a rischio gli accordi.

Uno dei casi citati nel report è quello della città di Baidoa (nel Sud-Ovest del Paese), dove l’arrivo di masse di sfollati ha fatto saltare gli accordi pazientemente costruiti da Unsom. Accordi che avevano ripartito le cariche politiche e rappresentative in base alla composizione etnica e alla presenza dei diversi clan in città. «L’arrivo di masse di sfollati ha cambiato la composizione demografica della città. Questi cambiamenti demografici hanno messo in discussione la legittimità dell’accordo di condivisione del potere e hanno rallentato gli sforzi delle Nazioni Unite per sostenere la costruzione di istituzioni di governance e la costruzione di uno Stato più solido in Somalia».
[
Ilaria Sesana - Osservatoriodiritti]

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