«Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito». Nella storia della salvezza lo Spirito “ha parlato per mezzo dei profeti” più volte. Se Giovanni Lo avesse visto solo discendere, non ci sarebbe niente di nuovo. Ma il Battista ha visto e testimonia che Costui è il Figlio di Dio proprio perché ha visto non solo scendere, ma rimanere lo Spirito. (...)

Fermarsi e lasciarsi salvare

«Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito». Nella storia della salvezza lo Spirito “ha parlato per mezzo dei profeti” più volte. Se Giovanni Lo avesse visto solo discendere, non ci sarebbe niente di nuovo. Ma il Battista ha visto e testimonia che Costui è il Figlio di Dio proprio perché ha visto non solo scendere, ma rimanere lo Spirito.

Viviamo in un mondo evanescente, immersi nella cultura dello zapping, e inseguiamo il totem efficientista del multi-tasking: un orecchio lì, un occhio qui, le mani che fanno altro ancora. Infatti, pare che la prima causa di incidenti stradali sia l’uso del cellulare durante la guida. Andiamo di fretta, ottimizziamo tutto e accumuliamo soluzioni sbrigative, sistemando alla meglio o buttando via. Nessuna profondità, solo togliersi d’impaccio.

Ma questo non si può fare nella relazione con Dio, né con le persone, e neanche con sé stessi. La vita autentica chiede profondità. Un’ispirazione autentica non tollera pause pubblicitarie...

Il contrario di tutto questo è la moda, l’impressione, lo stato d’animo, ma non si può governare la vita o la società sulla base della labile opinione corrente.

Lo Spirito scende e rimane: non è un fatto episodico, è il luogo della dimora. Nella tradizione spirituale c’è la stabilitas, che non è solo dei monaci, è il fondamento necessario della fede sopra la roccia che permette di avere radice e non essere incostanti. L’Agnello di Dio, dimora dello Spirito, può prendere su di sé il più infido e ambiguo dei problemi: il peccato del mondo.

Abbiamo visto e attestiamo che Gesù è il Signore, il Figlio di Dio, perché la sua radice era più forte del nostro peccato, perché lo Spirito in lui rimane. In Lui non c’è la frase: “questo è troppo!” perché eterna è la sua misericordia, e Dio è lento all’ira.

In Lui lo Spirito rimane. È lo scoglio contro cui si infrange la confusione dell’uomo. Contro la pazienza di Chi rimane sulla croce, non scende. Non abbiamo bisogno di altre mode, anche spirituali, ma di fermarci. E lasciarci salvare.
[Fabio Rosini – L’Osservatore Romano]

Giovanni indica la via per seguire Cristo

Is 49,3.5-6; Salmo 39; 1Cor 1,1-3; Gv 1,29-34

Siamo entrati in un nuovo periodo liturgico: il tempo ordinario o tempo della Chiesa. Il verde, simbolo della speranza, caratterizza questo tempo delle domeniche “durante l’anno”, nelle quali seguendo il primo vangelo, quello di Matteo, mediteremo sulla vita e gli insegnamenti del Signore nostro Gesù Cristo. Nella liturgia della parola si sente ancora l’eco della celebrazione della festa del battesimo di Gesù. Infatti, la testimonianza del Battista, che applica a Gesù l’immagine dell’agnello innocente, avviene nella cornice del battesimo, pur non essendo esplicitamente menzionato nel quarto vangelo.

La prima lettura, dal profeta Isaia, riporta il secondo canto del “servo del Signore” per prolungare il primo canto letto domenica scorsa nel ricordo del battesimo di Gesù. Con altre parole sono riproposte la chiamata e la missione del “servo”, identificato con Israele. Il popolo di Israele è scelto da Dio per essere “luce delle nazioni e perché porti la salvezza divina fino all’estremità della terra”. Questo compito avverrà perfettamente con Gesù Cristo, la “Luce vera”. Questa immagine della luce che illumina il mondo viene ripresa proprio dal quarto vangelo per presentare la missione di Gesù, “luce del mondo”. La rilettura cristologia della figura del servo è favorita anche dal salmo responsoriale (39) che fa da risonanza al testo di Isaia. Per il salmista, tutta la legge di Dio si condensa in una parola: “compiere il tuo volere”. Il servo vero che rivela e compie integralmente la volontà di Dio è Gesù Cristo.

Nel brano evangelico Gesù è chiamato l’”agnello di Dio”, “colui che toglie il peccato del mondo”. In queste parole del Battista si profila l’immolazione del Signore, il nuovo e vero Agnello pasquale, che nel suo sangue laverà le colpe di tutti gli esseri umani. Questa frase è entrata nella liturgia eucaristica prima della comunione. Gesù vi è ogni volta presentato come l’Agnello che Dio ha predisposto e inviato per eliminare in modo definitivo “il peccato del mondo”. Quest’argomento viene ripreso dalla Lettera agli Ebrei che presenta la missione di Gesù culminante nel dono della sua vita come “sacrificio” unico che sostituisce tutte le offerte e vittime sacrificali dell’Antico Testamento. “Ecco colui che toglie il peccato del mondo”. Da notare: il Battista non parla di qualche peccato commesso da qualche individuo, ma dice: “il peccato”, per indicare tutti i peccati o tutto ciò che è peccato; parla anche “del mondo”, senza cioè porre limiti di spazio e di tempo. Purtroppo, li “postcristiani del postmoderno respingono l’idea del peccato. Si ritengono liberi in una società laica, si vantano delle loro turpitudini e considerano la trasgressione una moderna virtù; o più semplicemente scaricano le colpe sugli altri, oppure si mettono a giustificarsi tirando in ballo l’istinto, l’inconscio, l’ereditarietà …Come insegna Giovanni: “Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità di Dio non è in noi”.

Queste osservazioni ci portano alla verità vera sull’uomo. E chi riconosce i suoi peccati domanda perdono e si converte. Gesù stesso si fa carico dei suoi peccati. È umano commettere peccati, diabolico persistervi, cristiano odiarli, ed abbandonarli (un modo di parafrasare il famoso Errare humanum est, sed perseverare est diabolicum). Nell’”Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo”, Giovanni segnala la presenza dell’Atteso. Tuttavia, questa informazione presuppone in chi la ricerca un interesse. Il Dio, che viene a cercare e salvare gli uomini, si fa trovare soltanto o soprattutto da quelli che lo cercano. D’altra parte, un vero cercatore di Cristo, il Dio che è venuto a cercare i peccatori non i giusti, non diventa mai un possessore. È uno che, dopo l’aver trovato, si mette di nuovo a cercare, nello stesso tempo con il compito di additare a tutti il Cristo, il Messia, Colui che ci libera dal peccato. Si tratta di un bel programma per noi cristiani.
Don Joseph Ndoum

“Ecco l’Agnello…”: un annuncio carico di Missione

Isaia 49,3.5-6; Salmo 39; 1Corinzi 1,1-3; Giovanni 1,29-34

Riflessioni
Continua l’epifania, la manifestazione di Gesù. Dopo la stella dei magi e il battesimo al Giordano, è ancora Giovanni Battista a segnalare con insistenza Gesù come l’Agnello di Dio (Vangelo). Giovanni è andato crescendo nella sua conoscenza di Gesù: dapprima non lo conosceva (v. 31.33), o lo conosceva probabilmente solo come suo parente. Ora lo proclama Agnello di Dio, (v. 29), Figlio di Dio (v. 34), ripieno di Spirito, anzi colui che battezza nello Spirito Santo (v. 33). Giovanni Battista lo dichiara presente: “Ecco l’agnello di Dio” (v. 29), colui che carica su di sé e, in questo modo, toglie il peccato del mondo: tutti i peccati.

Per “togliere il peccato del mondo” Gesù non utilizza meccanismi giuridici esteriori come il condono, la sanatoria, l’indulto o l’amnistia, ma il battesimo nello Spirito Santo: cioè l’immissione nel cuore delle persone di un dinamismo nuovo, lo Spirito (v. 33), la forza dell’amore, unica energia vincente su ogni male umano. Perché solo l’amore trasforma e risana il cuore. Come spiega Papa Francesco, il battesimo non è un rito esteriore, una formalità, un atto di iscrizione in una società, ma un atto di fede e di amore, un dono che arricchisce interiormente la persona che lo riceve e marca una differenza con chi non l’ha ricevuto. (*)

Il secondo canto del Servo di Iahvè (Is 49, I lettura) contiene una prefigurazione del Battesimo di Gesù. È Lui il vero ‘talya’ (termine aramaico usato da Giovanni Battista per indicare agnello e servo): è l’agnello pasquale, immolato, che toglie, caricandoli su di sé, i peccati del mondo intero; è il servo, chiamato fin dal seno materno (v. 5), che diventa luce delle nazioni, con una missione universale di salvezza che supera i confini nazionali per arrivare fino all’estremità della terra (cfr v. 6; Lc 2,30-32; Atti 13,47). Il salmo responsoriale canta la prontezza di Gesù - e della Chiesa evangelizzatrice - ad assumere questa missione senza restrizioni né confini: “Ecco, Signore, io vengo”.

Da notare un particolare importante: Giovanni parla di “peccato del mondo”, al singolare, non dei peccati al plurale. Secondo le prime pagine della Bibbia, da sempre il peccato delle origini, la causa di ogni azione peccaminosa (violenza, odio, ingiustizia, falsità…) è l’egoismo-orgoglio: il non fidarsi di Dio, l’arroganza di ritenersi autosufficienti, capaci di fare a meno degli altri, e anche di Dio. L’espressione “Agnello di Dio”, usata dal Battista, è pregna di evocazioni bibliche e di applicazioni missionarie. Evoca, anzitutto, l’agnello pasquale, il cui sangue fu segno di salvezza dallo sterminio nella notte dell’esodo dall’Egitto (Es 12,23); rimanda, inoltre, all’immagine del Servo sofferente e silenzioso, che portava il peccato della moltitudine (cfr. Is 53,12). Infine, l’espressione del Battista evoca il sacrificio di Abramo, nel quale Isacco fu risparmiato e Dio stesso provvide all’agnello per il sacrificio (Gn 22,7-8): non il figlio di Abramo, ma lo stesso Unigenito Figlio di Dio. Di solito, in tutte le religioni del mondo è l’uomo che sacrifica qualcosa per Dio. Qui, invece, sta la novità della fede cristiana: è Gesù Cristo, l’agnello-vittima innocente, che per amore dona la sua vita per noi.

La progressiva scoperta e identificazione con Gesù fanno di Giovanni Battista un modello per la Chiesa missionaria e, in essa, per ogni evangelizzatore ed evangelizzatrice: Giovanni crede in Gesù, lo riverisce, lo annuncia presente, ne dà testimonianza fino al sangue. Giovanni sa di non essere lui il Messia, ma soltanto una voce che Lo annuncia e Gli prepara il cammino; è pieno di gioia per la Sua crescita (Gv 3,29-30), e non gli importa di scomparire. Ritroviamo alcuni tratti di Giovanni nel ruolo di Benedetto, il Papa emerito. (**)

La Chiesa continua a additare Gesù con le parole di Giovanni; lo fa nell’Eucaristia-comunione: “Ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati...”, e lo fa nell’annuncio e servizio propri della missione. Il messaggio missionario della Chiesa sarà tanto più efficace e credibile quanto più sarà - come nel Battista - frutto di contemplazione, libertà, austerità, coraggio, profezia, espressione di una Chiesa serva del Regno, decisa a “far causa comune” (S. Daniele Comboni) con le sofferenze e le aspirazioni della famiglia umana. Solo così, come per Giovanni Battista, la parola del missionario sarà all’origine di nuovi discepoli di Gesù (cfr. Gv 1,35-37).

Tale è stata anche la vocazione missionaria di San Paolo, apostolo innamorato di Gesù Cristo: lo nomina ben 4 volte nei 3 versetti della II lettura. Il suo ampio saluto a tutti i “santificati in Cristo Gesù (battezzati), santi per chiamata” (v. 2), si fa nuovamente attuale nella Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani (18-25 gennaio). L’Ecumenismo e la Missione costituiscono un binomio vitale e irrinunciabile per la Chiesa di Gesù. Per questo, l’unità della Chiesa è finalizzata alla missione: uniti “affinché il mondo creda” (Gv 17,21). Uniti per diventare credibili! Uniti per vincere il male e le divisioni, per togliere il peccato del mondo, cioè l’egoismo, con la tenerezza, la semplicità, la nonviolenza: con il programma delle Beatitudini.

Parola del Papa

(*) “Il Battesimo non è una formalità! È un atto che tocca in profondità la nostra esistenza. Un bambino battezzato o un bambino non battezzato non è lo stesso. Non è lo stesso una persona battezzata o una persona non battezzata”.
Papa Francesco, udienza generale mercoledì 8 gennaio 2014

(**) “Ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato… Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio… E tra voi, tra il Collegio Cardinalizio, c’è anche il futuro Papa al quale già oggi prometto la mia incondizionata riverenza ed obbedienza”. 
Benedetto XVI, ai Cardinali, 11 e 28 febbraio 2013

Sui passi dei Missionari

- 18-25/1: Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani. L’unità della Chiesa è finalizzata alla missione: uniti “affinché il mondo creda” (Gv 17,21). - Tema per il 2020: “Ci trattarono con gentilezza” (Atti 28,2).

- 20/1: B. Cipriano Michele Iwene Tansi (1903-1964), parroco diocesano di Onitsha (Nigeria) e poi monaco trappista. Fu inviato in Inghilterra per prepararsi ad introdurre la vita monastica e contemplativa in Nigeria, ma la morte lo colse durante l’inverno londinese.

- 20/1: Memoria di P. Alessandro Valignano (1539-1606), gesuita italiano, missionario in Asia, abile visitatore generale, organizzatore e animatore dei gesuiti in Estremo Oriente (India, Giappone, Cina...), morto a Macao; fu ispiratore e promotore di una creativa metodologia missionaria di inculturazione e dialogo.

- 20/1: Ricordo di Khan Abdul Ghaffar Khan (Pakistan, 1890-1988), mussulmano, guida politico e spirituale della nonviolenza, amico di Gandhi, attivista per l’indipendenza del Pakistan dalla Gran Bretagna.

- 21/1: S. Giovanni Ni Youn Il († 1867), contadino, padre di famiglia, catechista di bambini e di catecumeni, martire, decapitato a 45 anni di età a Toi-Kon (Corea).

- 22/1: S. Vincenzo Pallotti (1795-1850), sacerdote romano, fondatore della Società dell’apostolato cattolico (Sac), composta da laici, sacerdoti e suore. Promosse la vocazione di tutti i battezzati a lavorare insieme nella Chiesa, per far conoscere a tutti Cristo Salvatore.

- 22/1: B. Laura Vicuña, nata in Cile e morta in Argentina all’età di 13 anni (+1904). Offrì la sua vita per la conversione della mamma.

- 22/1: Memoria di Benedetto XV (Giacomo Della Chiesa, Papa: 1914-1922), strenuo operatore di pace durante e dopo la Prima Guerra mondiale, che egli definì “inutile strage”. Nel 1917 pubblicò il Codice di Diritto canonico e nel 1919 la Lettera apostolica Maximum Illud, “magna charta” per rilanciare la missione della Chiesa di annunciare il Vangelo ad gentes.  

- 22/1: Memoria dell’Abbé Pierre (1912-2007), sacerdote francese, promotore di pace e solidarietà, fondatore delle comunità Emmaus.

- 23/1: S. Ildefonso, vescovo di Toledo (607-667), scrittore sacro; diede solidità alla Chiesa in Spagna, promuovendo la liturgia e la devozione mariana.

- 23/1: S. Marianne Cope (1838-1918), religiosa francescana tedesca, emigrò in USA e fu missionaria per decine d’anni fra i lebbrosi delle isole Hawai e a Molokai.

- 24/1: S. Francesco di Sales (1567-1622), vescovo di Ginevra, dottore della Chiesa, pastore di anime, scrittore, evangelizzatore e fondatore. Era un buon comunicatore; è patrono dei giornalisti. - 24/1: Memoria di Samuel Ruiz García. (Messico, 1924-2011), vescovo a San Cristobal de Las Casas (Chiapas) fra indigeni e poveri, che lo nominarono ‘tatic’ (padre) e loro ‘portavoce a vita’; li sostenne nell’impegno per una vita con giustizia, pace e dignità. Fu mediatore in vari conflitti latinoamericani, in particolare durante il conflitto tra l’Esercito Zapatista e il governo messicano. - 24/1: Giornata Internazionale dell’Educazione, istituita dalle Nazioni Unite-Unesco (2018), per evidenziare e promuovere il ruolo essenziale dell’educazione nello sviluppo umano e sociale.

- 25/1: Conversione di San Paolo, apostolo delle genti. Sulla strada di Damasco è nato non solo un cristiano, ma il più grande missionario. – In questo giorno (1959), nella Basilica di S. Paolo il Papa Giovanni XXIII diede il primo annuncio del Concilio Vaticano II.

- 25/1: Feste del TET: Vari popoli dell’Estremo Oriente (Cina, Corea, Taiwan, Vietnam...) festeggiano il capodanno lunare, detto TET; ringraziamento al Cielo, famiglia, lavoro, pace e armonia sono i valori che si celebrano in questa lieta festività tradizionale, che dura vari giorni. - 26/1: III domenica del Tempo ordinario: Domenica della Parola di Dio, istituita da Papa Francesco (2019) per la “celebrazione, riflessione e divulgazione della Parola di Dio”.

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A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)

Sito Web:   www.euntes.net    “Parola per la Missione”

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