Oxfam: 2.100 paperoni più ricchi di 4,6 miliardi di persone. In Italia il 13% dei giovani lavoratori sono poveri

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Martedì 21 gennaio 2020
Una élite di 2.153 paperoni detiene una ricchezza superiore al patrimonio di 4,6 miliardi di persone, mentre alla metà più povera della popolazione resta meno dell’1%. Le 22 persone più ricche del mondo hanno una ricchezza che supera quella di tutte le donne dell'Africa. Intanto in Italia il 30% dei giovani occupati guadagna meno di 800 euro al mese e  il 13% degli under29 italiani versa in condizione di povertà lavorativa. È l'allarme lanciato oggi da Oxfam alla vigilia del World Economic Forum di Davos. [Patrizia Caiffa – SIR]
(Foto: Antonio Manidi)

Le disuguaglianze nel mondo non accennano a diminuire e il divario tra ricchi e poveri è ancora un baratro. Una ristretta élite di 2.153 paperoni detiene una ricchezza superiore al patrimonio di 4,6 miliardi di persone, mentre alla metà più povera della popolazione resta meno dell’1%. Le 22 persone più ricche del mondo hanno una ricchezza che supera quella di tutte le donne dell’Africa. Intanto in Italia il 30% dei giovani occupati guadagna meno di 800 euro al mese, e  il 13% degli under-29 italiani versa in condizione di povertà lavorativa. Come ogni anno, alla vigilia del World Economic Forum di Davos, Oxfam lancia il suo nuovo report sulle disuguaglianze nel mondo. Quest’anno si intitola “Time to care – Avere cura di noi” e la fotografia che ne emerge è, come sempre, implacabile e sconfortante.

L’1% più ricco del mondo detiene quanto 6,9 miliardi di persone. L’1% più ricco del mondo, sotto il profilo patrimoniale, deteneva infatti a metà 2019 più del doppio della ricchezza netta posseduta da 6,9 miliardi di persone. Al contrario la quota di ricchezza della metà più povera dell’umanità – circa 3,8 miliardi di persone – non sfiorava nemmeno l’1%. Se le distanze tra i livelli medi di ricchezza dei Paesi si assottigliano, la disuguaglianza di ricchezza cresce in molti Paesi. Nel mondo il 46% delle persone vive con meno di 5.50$ al giorno e restano forti disparità nella distribuzione dei redditi, soprattutto per chi svolge un lavoro. Con un reddito medio da lavoro pari a 22$ al mese nel 2017, un lavoratore collocato nel 10% con retribuzioni più basse, avrebbe dovuto lavorare quasi tre secoli e mezzo per raggiungere la retribuzione annuale media di un lavoratore del top-10% globale.

Lavoro domestico sottopagato e di cura non retribuito. Il rapporto di Oxfam dedica quest’anno una attenzione particolare al lavoro domestico sottopagato e a quello di cura non retribuito che grava soprattutto sulle spalle delle donne.

Le donne a livello globale impiegano 12,5 miliardi di ore in lavoro di cura non retribuito ogni giorno, un contributo all’economia globale che vale almeno 10,8 trilioni di dollari all’anno, tre volte il valore del mercato globale di beni e servizi tecnologici;  nel mondo il 42% delle donne di fatto non può lavorare perché deve farsi carico della cura di familiari come anziani, bambini, disabili; solo il 6% degli uomini si trova nella medesima situazione;  in Italia, al 2018, l’11,1% delle donne non ha mai avuto un impiego per prendersi cura dei figli. Un dato fortemente superiore alla media europea del 3,7%, mentre quasi 1 madre su 2 tra i 18 e i 64 anni (il 38,3%) con figli under 15 è stata costretta a modificare aspetti professionali per conciliare lavoro e famiglia. Una quota superiore di oltre 3 volte a quella degli uomini;  le donne svolgono nel mondo più di tre quarti di tutto il lavoro di cura, trovandosi spesso nella condizione di dover optare per soluzioni professionali part-time o a rinunciare definitivamente al proprio impiego nell’impossibilità di conciliare i tempi di vita e di lavoro.

Italia sempre più disuguale. Nella parte dedicata all’Italia – Disuguitalia – Oxfam evidenzia come il 10% più ricco possieda oltre 6 volte la ricchezza del 50% più povero. Una quota cresciuta in 20 anni del 7,6% a fronte di una riduzione del 36,6% di quella della metà più povera degli italiani. L’anno scorso inoltre, la quota di ricchezza in possesso dell’1% più ricco degli italiani superava quanto detenuto dal 70% più povero, sotto il profilo patrimoniale.  In Italia, la quota del reddito da lavoro del 10% dei lavoratori con retribuzioni più elevate (pari a quasi il 30% del reddito da lavoro totale) superava complessivamente quella della metà dei lavoratori italiani con retribuzioni più basse (25,82%).

Non si sale la scala sociale. I ricchi sono soprattutto i figli dei ricchi e i poveri sono i figli dei poveri: condizioni socio-economiche che si tramandano di generazione in generazione.

1/3 dei figli di genitori più poveri, sotto il profilo patrimoniale, è destinato a rimanere fermo al piano più basso

(quello in cui si colloca il 20% più povero della popolazione), mentre il 58% di quelli i cui genitori appartengono al 40% più ricco, manterrebbe una posizione apicale. I giovani italiani che ambiscono a un lavoro di qualità devono fare oggi i conti con un mercato profondamente disuguale, caratterizzato, a fronte della ripresa dei livelli occupazionali dopo la crisi del 2008, dall’aumento della precarietà lavorativa e dalla vulnerabilità dei lavori più stabili.

Oltre il 30% dei giovani occupati guadagna oggi meno di 800 euro lordi al mese. Il 13% degli under29 italiani versa in condizione di povertà lavorativa.

Divario enorme tra ricchi e poveri. “Solo politiche veramente mirate a combattere le disuguaglianze potranno correggere il divario enorme che c’è tra ricchi e poveri. Tuttavia, solo pochissimi governi sembrano avere l’intenzione di affrontare il tema – denuncia Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia –. È ora di ripensare anche il modo in cui il nostro modello economico considera il lavoro di cura. La domanda di questo tipo di lavoratori, non retribuiti o sottopagati, è destinata a crescere nel prossimo decennio dato che la popolazione globale è in aumento con percentuali di invecchiamento sempre più alte.

Si stima che entro il 2030, avranno bisogno di assistenza 2,3 miliardi di persone, un incremento di 200 milioni di persone dal 2015.

È urgente che i governi reperiscano, tramite politiche fiscali e di spesa pubblica più orientate alla lotta alle disuguaglianze, le risorse necessarie per liberare le donne dal lavoro di cura – servizi pubblici, infrastrutture – e affrontare seriamente le piaghe di disuguaglianza e povertà”. In Italia servono invece “interventi efficaci, per fare in modo che le giovani generazioni non siano lasciate indietro”.
[Patrizia Caiffa – SIR]

La forza di questi sguardi sull'ingiustizia.
 Il gran peso delle briciole

Suor Alessandra Smerilli nominata dal Papa consigliere di Stato
della Città del Vaticano. (Vatican Insider)

Uno dei motivi dell’insostenibilità dei sistemi economici attuali è l’aumento delle disuguaglianze a livello globale e all’interno dei Paesi. Il Rapporto Oxfam 2020, pubblicato lunedì 20 gennaio, sostiene che stiamo arrivando a un punto in cui le disuguaglianze economiche sono fuori controllo. Esso si concentra sulla ricchezza, misura dello stock posseduto da ogni persona, e non sui redditi, e cioè quello che si guadagna in un anno. Entrambe le misure, però, stando alle ultime pubblicazioni internazionali, mostrano che la forbice del divario tra i più ricchi e i più poveri è in costante aumento.

Branko Milanovic, grande studioso di questi temi, nel suo famoso grafico, chiamato "dell’elefante" a causa della sua forma, ci indica come dal 1980 in poi chi vede aumentare i propri redditi e le proprie ricchezze sono le élite di ricchissimi sparsi nel mondo e coloro che vedono accrescere le proprie disponibilità nelle economie emergenti, come per esempio la Cina, mentre si assiste alla sparizione della classe media nelle economie avanzate.
A chi si domanda se la disuguaglianza rappresenti un problema, Angus Deaton, premio Nobel per l’Economia, risponde con un’altra domanda: è proprio vero che il mondo migliora se pochi guadagnano un sacco di soldi e tutti gli altri ne guadagnano pochi o nulla, ma non stanno peggio economicamente rispetto al passato? Se la disuguaglianza aumenta oltre una certa soglia diventa tossica, come la presenza dell’anidride carbonica nell’aria: se troppa non si può respirare. «Quando si arriva al punto in cui una sola persona possiede una parte enorme della ricchezza di un Paese, che cosa può impedire a quella persona di imporre la propria volontà a tutta la nazione? Implicitamente o esplicitamente i suoi desideri diventano legge», scrive a sua volta Muhammad Yunus. E l’effetto sarà l’esclusione dai diritti e dalle opportunità per chi non appartiene a una cerchia ristretta. L’aumento delle disuguaglianze innesca un circolo vizioso che mina le pari opportunità per tutti. E le rivolte in Ecuador, in Cile e in altri Paesi del mondo negli ultimi mesi sono un sintomo di quanto le disuguaglianze possano diventare insostenibili.

Il rapporto Oxfam usa immagini molto plastiche per dare un’idea del fenomeno: se ciascuno si sedesse sulla propria ricchezza sotto forma di una pila di banconote da 100 dollari, la maggior parte della popolazione mondiale siederebbe al suolo, una persona della classe media di un Paese ricco su una sedia, e i due uomini più ricchi al mondo sarebbero nello spazio.

Non tutti gli studiosi sono d’accordo con i dati presentati nel Rapporto Oxfam e nel Global Inequality Report, o con gli studi di Thomas Piketty, a cui si deve il merito di aver portato questi temi al centro dell’attenzione. Una delle critiche è che nel divulgare i dati ci si concentra molto sulle fasce estreme, come il 10 o l’1% più ricco della popolazione, non tenendo in considerazione le fasce intermedie. In realtà il problema è proprio in questi estremi: se ci si limita a leggere indici sintetici di concentrazione della ricchezza, si hanno misure medie, che senza altri indicatori possono trarre in inganno. Negli ultimi anni ci si è accorti che il problema è proprio nella concentrazione abnorme di ricchezza nelle fasce più alte di reddito, un fenomeno che, se non adeguatamente misurato, può sfuggire.

Per fare solo un esempio, in Italia l’indice di Gini sul reddito disponibile, una misura della concentrazione della ricchezza, è di 33,4 per il 2017. Un dato non elevatissimo, sebbene superiore alla media europea (30,9). Se però andiamo a vedere i dati Inps sui lavoratori che guadagnano di più, osserviamo che negli ultimi 40 anni il tasso di crescita dei redditi da lavoro è aumentato del 99% per i top 10% (quelli che guadagnano di più), mentre per il restante 90% è stato del 65%. Per i top 0,01% l’aumento è stato del 298%.
Dato che si commenta da solo, insieme al fatto che per il 28% dei rapporti di lavoro la paga oraria media è inferiore ai 9 euro.

Nel rapporto Oxfam emerge anche, molto chiaramente, che a fare le spese delle disuguaglianze crescenti sono in particolare le donne, il cui lavoro molte volte è invisibile. L’80% dei lavoratori domestici nel mondo è donna, e di essi solo 1 su 10 gode delle stesse tutele di altri lavoratori, mentre per il 50% non vigono limiti legali alle ore di lavoro.

Proprio mentre mi accingevo a scrivere questo testo ho incontrato una donna che per 13 anni ha lavorato come badante senza tutele: ora è senza lavoro, senza possibilità di pensione, in cerca disperata di un’opportunità, e quindi pronta a rimanere invisibile pur di avere di che mangiare. Fino a quando ci saranno persone disposte a tutto pur di avvicinarsi alle briciole che cadono dalla tavola dei super ricchi o anche solo delle persone normali, l’economia non sarà riconciliata con le sue radici: oikos-nomos, gestione e custodia della casa, la propria e quella di tutti.
[Alessandra Smerilli – Avvenire]

La crisi globale della disuguaglianza

La disuguaglianza economica è un fenomeno ormai fuori controllo. Nel 2019 i miliardari della Lista Forbes (solo 2.153 individui) possedevano più ricchezza di 4,6 miliardi di persone. Questo grande divario è il risultato di un sistema economico iniquo che valorizza la ricchezza di pochi privilegiati – soprattutto uomini – più dei miliardi di ore del lavoro più essenziale, ossia il lavoro di cura non retribuito e sottopagato che in tutto il mondo è svolto principalmente da donne e ragazze. Prendersi cura degli altri, cucinare, pulire e andare a prendere acqua e legna da ardere sono compiti quotidiani essenziali per il benessere delle società, delle comunità e per il funzionamento dell’economia. La pesante responsabilità del lavoro di assistenza e la sua iniqua ripartizione perpetuano le disuguaglianze di genere e quelle economiche.

Questo stato di cose deve cambiare. I governi di tutto il mondo devono agire subito per costruire un’economia umana che riconosca il ruolo delle donne e valorizzi ciò che conta veramente per la società, anziché alimentare l’eterno perseguimento di profitto e di ricchezza. I primi e cruciali provvedimenti da adottare consistono in investimenti nei sistemi nazionali di assistenza per far fronte alla disproporzione di responsabilità che grava su donne e ragazze, nel rafforzamento della progressività dei sistemi fiscali estesa alla tassazione della ricchezza e dei redditi che ne derivano e in norme legislative a favore di chi presta lavoro di cura.

Oxfam International – Gennaio 2020

La gente a volte mi definisce un multimilionario “che si è fatto da sé”. Niente potrebbe essere più lontano dalla realtà (…) Se vogliamo società più giuste, più eque e più felici, i più ricchi devono pagare la loro giusta quota di tasse. Quando un miliardario usufruisce di un’aliquota fiscale inferiore a quella della sua segretaria, significa che nella società c’è qualcosa di profondamente sbagliato.
Secondo me non dobbiamo sorprenderci se alcuni chiedono l’abolizione dei miliardari: vedono che queste persone super-ricche pensano che ci siano delle regole su misura per loro, e altre per la gente comune.
Dobbiamo tassare la ricchezza in modo adeguato. I ricchi devono pagare la loro giusta quota. Con un’imposta di solo l’1% sui patrimoni miliardari, per esempio, si potrebbero raccogliere miliardi per combattere la povertà globale e ridurre la disuguaglianza.
Siamo pronti a costruire una società equa in cui la ricchezza e il potere, anche il potere politico, siano distribuiti più equamente? Siamo pronti a respingere il mito secondo cui la povertà è un fenomeno naturale, qualcosa che esisterà sempre, a prescindere da ciò che facciamo?
Djaffar Shalchi, fondatore e Presidente della Human Act Foundation

I DUE ESTREMI DELL’ECONOMIA

La disuguaglianza economica è un fenomeno ormai fuori controllo. Nel 2019 i 2.153 miliardari della Lista Forbes possedevano più ricchezza di 4,6 miliardi di persone1. I 22 uomini più ricchi del mondo avevano più ricchezza di tutte le donne africane2. Tali esorbitanti patrimoni coesistono con la più grande povertà: le nuove stime della Banca Mondiale rivelano che quasi la metà della popolazione mondiale vive con meno di 5,50 dollari al giorno e che dal 2013 ad oggi il tasso di riduzione della povertà si è dimezzato3.
Questo grande divario è il risultato di un sistema economico iniquo.

Al vertice dell’economia globale si attesta una piccola élite di individui ricchi in maniera inimmaginabile, la cui ricchezza cresce in modo esponenziale nel tempo, con poco sforzo e indipendentemente dal fatto che essi apportino valore alla società o no.
Nel frattempo, ai “piani bassi” dell’economia, donne e ragazze (soprattutto donne e ragazze che vivono in povertà e appartengono a gruppi emarginati) dedicano quotidianamente 12,5 miliardi di ore al lavoro di cura non retribuito4, e innumerevoli altre a un lavoro retribuito con salari di sussistenza. Il loro lavoro è essenziale per le nostre comunità: è alla base di famiglie fiorenti e di una forza lavoro sana e produttiva. Oxfam ha calcolato che questo lavoro aggiunge valore all’economia per almeno 10.800 miliardi di dollari5. Questa cifra, anche se enorme, è stimata per difetto e l’ammontare esatto è verosimilmente molto più alto. Nonostante ciò la fetta maggiore dei benefici finanziari va ai più ricchi, la maggior parte dei quali sono uomini. Questo sistema ingiusto sfrutta ed emargina le donne e le ragazze più povere mentre alimenta la ricchezza e il potere di una facoltosa élite.

Senza un’azione decisa la situazione peggiorerà molto. L’invecchiamento della popolazione, i tagli alla spesa pubblica e i cambiamenti climatici minacciano di esacerbare ulteriormente le disuguaglianze di genere e le disuguaglianze economiche, alimentando una crisi progressiva nel campo dell’assistenza e ai danni di chi lavora nel settore. Mentre le élites ricche e potenti possono avere la possibilità di comprarsi una via d’uscita dalla peggiore di queste crisi, i poveri e i deboli non saranno in grado di fare altrettanto.
I governi devono intraprendere azioni decise e coraggiose per costruire una nuova economia umana che vada a vantaggio di tutti, non solo di pochi ricchi, e che valorizzi il lavoro di cura e il benessere ponendoli al di sopra del profitto e della ricchezza.

L’ATTUALE ENTITÀ DEL DIVARIO TRA RICCHI E POVERI

Il divario tra i super-ricchi e il resto della società rimane enorme, e lo è in misura inimmaginabile.

  • Nel 2019 i 2.153 miliardari della Lista Forbes possedevano più ricchezza di 4,6 miliardi di persone.
  • I 22 uomini più ricchi avevano più ricchezza di tutte le donne africane.
  • L’1% più ricco del mondo deteneva più del doppio della ricchezza di 6,9 miliardi di persone.
  • Se avessi risparmiato 10.000 dollari al giorno a partire dalla costruzione delle piramidi egiziane, oggi avresti un quinto del patrimonio medio dei 5 miliardari più ricchi.
  • Se tutti si sedessero sulla propria ricchezza sotto forma di una pila di banconote da 100 dollari, la maggior parte dell’umanità sarebbe seduta al suolo. Una persona della classe media di un Paese ricco si siederebbe all’altezza di una sedia. I due uomini più ricchi del mondo sarebbero seduti nello spazio.
  • Il valore monetario del lavoro di cura non retribuito svolto in tutto il mondo dalle donne dai 15 anni in su è di almeno 10.800 miliardi di dollari all’anno, pari al triplo di quello del mercato globale dei beni e servizi tecnologici.
  • Gli introiti decennali di un’imposta addizionale dello 0,5% sul patrimonio dell’1% più ricco a livello globale corrispondono alle risorse necessarie per creare 117 milioni di nuovi posti di lavoro nei settori di cura per bambini e anziani, istruzione e sanità e colmare i deficit assistenziali.

I leader non agiscono, la gente scende in strada

Nonostante la retorica sulla spirale della disuguaglianza e le prove dei suoi effetti corrosivi, la maggior parte dei leader mondiali continua a perseguire programmi politici che ampliano ancora di più il divario tra chi ha e chi non ha. Le politiche di uomini “forti” come il presidente Trump negli Stati Uniti e il presidente Bolsonaro in Brasile sono esemplificative di questa tendenza: tagli fiscali a favore dei miliardari, ostacoli alle misure finalizzate ad affrontare l’emergenza climatica, fomento del razzismo, del sessismo e dell’odio per le minoranze.
Di fronte a leader come questi, ovunque le persone si mobilitano per dire che quando è troppo è troppo. Dal Cile alla Germania, le proteste contro la disuguaglianza e il caos climatico radunano folle enormi. Milioni di persone scendono in strada e rischiano la vita per chiedere la fine delle disuguaglianze estreme e un mondo più giusto e più verde.

AL VERTICE DELLA PIRAMIDE: SOLO DENARO E NIENTE LAVORO

Al vertice della piramide economica, migliaia di miliardi di dollari si concentrano nelle mani di un piccolissimo gruppo di persone, prevalentemente uomini. La loro ricchezza è già estrema e il nostro iniquo sistema economico permette di ammassare sempre più risorse in quelle poche mani.

Recentemente alcuni commentatori hanno chiesto se sarebbe meglio per il mondo “abolire i miliardari”, suggerendo che essi siano il sintomo di un’economia malata. Si stima che un terzo della ricchezza dei miliardari sia frutto di eredità, e tale processo ereditario ha creato una nuova aristocrazia che mina le fondamenta democratiche delle nostre società.
Una volta consolidate, le fortune dei super-ricchi si moltiplicano da sole: i loro titolari non devono far altro che mettersi comodi e guardare la propria ricchezza crescere, con l’aiuto di contabili altamente pagati che negli ultimi dieci anni hanno fornito loro un rendimento medio annuo del 7,4%. Nonostante l’ammirevole impegno a devolvere il proprio denaro, Bill Gates vale ancora quasi 100 miliardi di dollari, cioè il doppio di quanto possedeva quando si è dimesso da capo della Microsoft.

Una delle ragioni di questi rendimenti fuori misura è il crollo dell’imposizione fiscale sulla ricchezza e sugli utili d’impresa, derivante dalla riduzione delle aliquote impositive e da deliberati abusi fiscali. È inoltre opportuno ricordare che solo il 4% del gettito fiscale globale deriva dalle imposte sul patrimonio, e numerosi studi dimostrano che i super-ricchi eludono fino al 30% delle imposte a proprio carico. Le imposte sui redditi societari estremamente basse li aiutano a far lievitare i profitti delle aziende di cui sono i principali azionisti: tra il 2011 e il 2017, mentre i salari medi nei paesi del G7 aumentavano del 3%, i dividendi dei facoltosi azionisti sono cresciuti del 31%20.

Il tempo rubato in India: “Non ho tempo neanche per morire”
Buchhu Devi si alza alle 3 del mattino per cucinare, pulire e preparare la colazione e il pranzo per la sua famiglia. C’è un pozzo nelle vicinanze, ma in quanto paria della casta più bassa non può usarlo; deve invece percorrere tre chilometri per procurarsi l’acqua, e questo per tre volte al giorno. Racconta di lavorare in un cantiere stradale dalle 8 alle 17, dopodiché deve svolgere i suoi compiti domestici serali: andare a prendere acqua e legna da ardere, lavare, cucinare, pulire la casa e aiutare i figli a studiare. La sua giornata termina a mezzanotte. Se non va a prendere la legna, la famiglia non può mangiare, e spesso viene picchiata per questo da suo marito. “Non ho mai tempo, nemmeno il tempo di morire perché tutti mi insulteranno… Chi si prenderà cura della mia famiglia e porterà a casa i soldi quando non ci sarò più?”

Dalla sintesi del Rapporto della OXFAM