Giovedì 23 gennaio 2020
Domenica prossima [26 gennaio], III Domenica del Tempo Ordinario, la Chiesa celebra la prima Domenica della Parola di Dio, indetta da Papa Francesco. In preparazione a questo appuntamento vi offriamo alcuni testi in cui alcuni confratelli hanno condiviso la loro esperienza sul tema: “La Parola di Dio nel nostro essere e fare missionario”, in occasione dell’anno di spiritualità sulla Parola di Dio, nel 2012. Potete trovare in allegato il testo in altre quattro lingue: inglese, portoghese, francese, e spagnolo. [comboni.org]

LA PAROLA DI DIO RICHIEDE ANCHE UNA RISPOSTA A LIVELLO SOCIALE

La lettera del Consiglio Generale “La Parola di Dio nel nostro essere e fare missionario”, ricorda a tutti noi missionari comboniani la Centralità della Parola per la missione oggi. “Come missionari siamo uomini della Parola – così afferma la lettera – cioè persone che l’hanno incontrata e hanno accettato la sfida di diventare testimoni, messaggeri e annunciatori in tutto il mondo”. Non ci può essere missione senza questa passione per la Parola, una Parola viva e vissuta. “Una Parola – afferma sempre la lettera – che si è fatta carne e che si chiama Gesù”. È fondamentale questo richiamo a Gesù di Nazareth, nel cui volto riconosciamo “il mistero di Dio, il quale essendo inconoscibile, si è fatto familiare e vicino a noi”, nell’esperienza storica di Gesù di Nazareth.

“La svolta di cui ha bisogno il cristianesimo attuale – scrive il biblista spagnolo Pagola, l’autore del noto volume ‘Gesù, un approccio storico’ – consiste semplicemente nel tornare a Gesù Cristo, ossia nel concentrarci con più autenticità e con più fedeltà sulla persona di Gesù e sul suo progetto del Regno di Dio. Credo che questa conversione sia la cosa più urgente e più importante che possa avvenire nella Chiesa nei prossimi anni”. Solo così la Chiesa ritroverà il gusto della missione. E noi missionari la gioia dell’annuncio di quel povero Gesù di Nazareth, crocefisso dall’Impero, ma vivo per la potenza di Dio.

È stata questa la grande svolta della mia vita missionaria, la conversione a Gesù di Nazareth. Una lunga e faticosa ricerca durata quarant’anni passando da una crisi profonda alla gioiosa scoperta di quel povero Galileo che ha condiviso le sorti del suo popolo sotto il tallone dell’imperialismo romano fino a farne le spese, morendo come un sobillatore contro il Sistema. Se la Parola ha preso carne nel carpentiere di Nazareth, se crediamo all’incarnazione, allora diventa importante conoscere come Gesù si sia mosso in quella sua terra, in quel determinato momento storico, come afferma il vescovo anglicano T. Wright.

È quello che oggi passa sotto il nome di ‘ricerca del Gesù storico’. Questo aveva significato per me, impegno serio di lettura, ricerca, riflessione, ma non era sufficiente. La mia profonda conversione a Gesù di Nazareth è arrivata quando ho scelto di scendere nei bassifondi della storia, nella baraccopoli di Korogocho. I dodici anni vissuti nella baraccopoli di Korogocho hanno profondamente cambiato la mia lettura delle Scritture. (Ogni settimana come comunità comboniana dedicavamo una giornata alla lettura di un vangelo utilizzando anche il meglio della ricerca biblica). A Korogocho ho capito una cosa fondamentale: il contesto in cui leggi un testo è altrettanto importante quanto il testo. Un brano del Vangelo di Marco letto in una villa di Roma o letta in una baracca di Korogocho, assume significati ben diversi!

Ci tengo a notare che è lo stesso magistero della Chiesa nel documento ‘L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa’ (1993) ad affermarlo: “Tutta la tradizione biblica e, in modo più considerevole, l’insegnamento di Gesù nei vangeli – afferma il documento – indicano come ascoltatori privilegiati della Parola di Dio quelli che il mondo considera gente di umile condizione. Gesù ha riconosciuto che certe cose tenute nascoste ai sapienti e agli intelligenti sono state rivelate ai poveri (Mt.11,25–27). Quelli che nella loro impotenza, nella loro privazione di risorse umane si sentono spinti a porre la loro unica speranza in Dio e nella sua giustizia, hanno una capacità di ascoltare e d’interpretare la Parola di Dio che deve essere presa in seria considerazione da tutta la Chiesa e richiede anche una risposta a livello sociale”.

Ho costatato quanto questo sia vero proprio vivendo a Korogocho, partecipando alle piccole comunità cristiane, ascoltando la Parola letta dalle vittime del Sistema. “I crocefissi, gli impoveriti, gli emarginati sono il volto di Cristo – scrive il teologo francese Bruno Chenu. L’identificazione non è generale, ma personalizzata: ogni volto di povero è icona di Cristo. E perciò il povero diventa rivelatore del cattivo ordine del mondo, denunciato dall’ingiustizia regnante…” Sono stati i poveri, gli ammalati di Aids, gli emarginati ad annunciarmi il Vangelo. Sono loro i soggetti della evangelizzazione!

È questo il cuore dell’intuizione di Gesù: i poveri non sono gli oggetti a cui fare la carità, ma i soggetti della buona novella! È stato proprio a Korogocho che ho incominciato a capire quanto era borghese, razionalista, illuministica, schizofrenica la mia lettura della Bibbia. E leggendola con i poveri ho capito che Dio è di parte. Dio non è neutrale, ma anzi è profondamente schierato. Dio è il Dio degli schiavi, degli oppressi, degli emarginati. Dio non vuole schiavi, oppressi, ma vuole uomini liberi. Questo mi ha obbligato a rileggere le Scritture sia il Primo come il Secondo Testamento. Un cammino così ben espresso nel recente volume “Come out, my people” (Esci, popolo mio) del biblista americano Wes Howard-Brook. La mia passione di oggi per la Parola nasce da questo lungo, tormentato, ma gioioso cammino di conversione, prima di tutto a Gesù di Nazareth (“Conosco solo Gesù Cristo e questi crocefisso”) e ai crocefissi della storia che mi hanno permesso di leggere le Scritture con altri occhi e partendo da esse capire in che razza di Sistema economico-finanziario viviamo.

A queste due fondamentali conversioni devo aggiungere una terza che ho maturato rientrando in Italia e lavorando nel nord del mondo. Mi sono molto impegnato in campo ecologico, ambientale sia a livello locale di Napoli che a livello globale. Questo mi ha portato a riflettere molto sull’ambiente, sul Pianeta Terra, sul Cosmo. E più ho riflettuto, più mi sono convinto di quanto diceva sant’Agostino e cioè che la prima Bibbia che Dio ci ha dato è il Cosmo, il Pianeta Terra (Dio ci ha impiegato oltre quattro miliardi di anni per prepararcelo!).

È fondamentale per tutti noi oggi il recupero di questa prima e fondamentale Parola di Dio che deve poi portarci a un senso di profondo rispetto e venerazione verso tutto ciò che ci circonda. Solo così potremo uscire da questo Sistema di morte che uccide per fame, per guerra, ma uccide anche il Pianeta. Noi missionari, appassionati annunciatori di Gesù di Nazareth, dobbiamo oggi rispondere al “grido dei poveri” e al “grido della Terra”!
Napoli, 30 luglio 2012
P. Alex Zanotelli