Attacco a sfondo etnico in Sud Sudan. Oltre trenta persone uccise al confine sudanese

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Venerdì 24 gennaio 2020
Almeno 32 persone sono state uccise e altre 24 ferite, secondo L’Osservatore Romano, in un attacco sferrato ieri nella regione di confine di Abyei, contesa da Sudan e Sud Sudan. Tra le vittime ci sono donne e bambini. Lo rendono noto fonti locali. La regione, ricca di riserve di petrolio, è spesso teatro di forti tensioni fra l’etnia stanziale ngok dinka e i nomadi misseriya, che praticano la pastorizia, spesso attraversando i confini. I sospetti ricadono al momento sugli allevatori misseriya. Probabilmente, indicano le stesse fonti, miravano ad allontanare i locali dalla zona per avere un migliore accesso al pascolo.

Secondo quanto riferisce il capo dell’amministrazione della regione, alcuni membri della tribù pesantemente armati, accompagnati da miliziani alleati, hanno assaltato il villaggio dinka di Kolom. Almeno 15 persone sono state rapite e diverse case date alle fiamme. Non risulta però ancora chiaro se tutte le vittime siano morte all’interno delle abitazioni incendiate. I feriti invece sono stati portati nel vicino ospedale di Agok, gestito da medici senza frontiere. Dal 2011 nella regione contesa di Abyei opera una forza di peacekeeping dell’Onu di 4.500 caschi blu, tutti etiopici.

Attentato mortale al confine tra Sudan e Sud Sudan

Almeno 19 persone sono state uccise e decine sono rimaste ferite in un attacco effettuato nella contesa regione di Abyei, al confine tra Sudan e Sudan del Sud, il 23 gennaio, secondo quanto riferito dalle forze di pace delle Nazioni Unite. Secondo quanto riporta una nota della Forza di Sicurezza ad Interim delle Nazioni Unite ad Abyei (UNISFA), si sospetta che un gruppo di pastori nomadi del Misseriya abbia attaccato il villaggio Dinka di Kolom, a circa 9 chilometri dalla città principale. L’UNISFA ha dichiarato che l’attacco ha ferito almeno altre 25 persone. Inoltre, 3 bambini sono scomparsi e 19 case sono state date alle fiamme. Secondo le autorità locali, il numero di morti raggiunge le 32 persone. Tuttavia, tali cifre non sono ancora state confermate. I feriti sono stati evacuati e trasportati in un ospedale gestito da Medici senza frontiere (MSF) nella città di Agok. 

Abyei gode di uno speciale status amministrativo previsto nell’accordo di pace stipulato tra il Sudan e il Sud Sudan al termine della seconda guerra civile sudanese, nel gennaio 2005. Nella divisione dei due Paesi, tale regione risultava contesa e le tensioni non sono finite con tale intesa. Gli scontri e le controversie seguite al trattato hanno portato, nel luglio 2009, all’intervento della Corte permanente di arbitrato dell’Aia che ha ridisegnato i confini di Abyei rendendo l’area significativamente più piccola. Alla Repubblica di Sud Sudan, che è divenuta completamente indipendente con il referendum del gennaio 2011, era stata concessa la sovranità sul centro urbano di Abyei. Nel gennaio 2011, era stato altresì previsto lo svolgimento di un referendum per l’autodeterminazione di Abyei, ma, in seguito ad alcune proteste sulla sua legittimità, la votazione fu rinviata a data da destinarsi. Al momento, il referendum non è stato ancora indetto.

L’UNISFA è stata istituita nel giugno 2011, con il compito di monitorare il confine e la zona demilitarizzata di Abyei, facilitare la distribuzione di aiuti umanitari e garantire la sicurezza delle infrastrutture petrolifere della regione. La creazione dell’UNISFA è avvenuta dopo che il governo del Sudan e il Movimento popolare di liberazione del Sudan hanno raggiunto un accordo ad Addis Abeba, stabilendo la demilitarizzazione di Abyei e ponendo la regione sotto il controllo delle truppe etiopi. Le forze di difesa sono attualmente composte da 4.800 soldati, 89 osservatori militari, 20 poliziotti e 200 civili. Quasi l’intero contingente UNISFA proviene dall’Etiopia. Le tensioni principali nell’area continuano ad essere quelle tra la comunità Ngok Dinka del Sud Sudan e i pastori di Misseriya, che attraversano la zona in cerca di pascoli per il bestiame. La regione di Abyei è anche molto ricca di petrolio, una delle ragioni per cui entrambi i Paesi sono riluttanti a rinunciarvi.
[Maria Grazia Rutigliano – Sicurezza Internazionale]