Venerdì 24 gennaio 2020
L’Unione internazionale delle superiore generali (Uisg) si sta impegnando con coraggio e determinazione per rendere ancora più vitale l’impegno a favore dell’ecologia integrale. Nei giorni scorsi, nella sede romana, e in collegamento streaming con più di trecento religiose e religiosi in tutto il globo, si è tenuta la conferenza dal titolo: “Sustainability in the Spirit of the integral ecology of Laudato si’”.

Incontro dell’Unione internazionale delle superiore generali sulla «Laudato si’»
Che mondo erediteranno i nostri bambini

Quando Papa Francesco pubblicò, nel 2015, la lettera enciclica Laudato si’, probabilmente qualcuno pensò che il tema lanciato dal Pontefice fosse di secondaria importanza rispetto alle problematiche ecclesiali del tempo. In realtà l’enciclica a distanza di cinque anni continua a essere un importante punto di riflessione per tutti i cristiani. Perché ha voluto trattare proprio questo argomento? La scelta del nome con cui sarebbe stato ricordato il suo pontificato — Francesco — indicava già la sua inclinazione verso una spiritualità in cui poveri e creato sarebbero stati al centro del suo magistero. Egli stesso scrive nel documento che san Francesco «è l’esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia ed autenticità» (Laudato si’, 10).

Il suo appello — in continuità con i due ultimi suoi predecessori — ha scosso molto i cattolici e in particolare la vita religiosa, che fino a oggi considerava secondario il tema ecologico. Erano poche le congregazioni sensibili alla protesta di questa nostra “sorella” «per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei» (Laudato si’, 2). Fortunatamente sta prendendo piede con grande vitalità questa “spiritualità ecologica” destinata a stravolgere — in positivo — la vita e la missione dei consacrati di tutto il mondo. In tal senso l’Unione internazionale delle superiore generali (Uisg) si sta impegnando con coraggio e determinazione per rendere ancora più vitale l’impegno a favore dell’ecologia integrale. Nei giorni scorsi, nella sede romana, e in collegamento streaming con più di trecento religiose e religiosi in tutto il globo, si è tenuta la conferenza dal titolo: “Sustainability in the Spirit of the integral ecology of Laudato si’”, che ha visto come relatori padre Jostrom Kureethadam, coordinatore del settore “Ecologia e Creazione” del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale; Laura Noctor-King, direttrice del Sustainability Program of Global Catholic Climate Movement (Gccm) e con la testimonianza di Dana Taylor che collabora con la congregazione religiosa “The Holy Cross Sisters” da tempo impegnata nel campo dello sviluppo sostenibile.

L’obiettivo è ambizioso, ma importante: rispondere al grido della terra e dei poveri attraverso uno sforzo comune delle religiose e dei religiosi in collaborazione con altre organizzazioni. «È fondamentale — è stato dichiarato dai relatori — seminare speranza e fare la differenza come congregazioni religiose; di fatto in molti luoghi le religiose già fanno la differenza».

La preoccupazione per le conseguenze causate dalle emissioni di co2 è fortissima: la situazione è insostenibile e gli scienziati ci stanno dicendo che ci avviamo verso un punto di non ritorno poiché abbiamo superato i livelli di guardia. Dal 1830 la temperatura si è alzata di 1,5 gradi centigradi e l’enorme incendio che per diverse settimane ha devastato l’Australia è un segno evidente di tutto ciò. Nella zona asiatica molti agricoltori si suicidano per i debiti contratti a causa dei campi improduttivi.

Allora, cosa fare? Intanto, quest’anno si celebrerà il “Giubileo della terra” e si cercherà con tutti i mezzi di sensibilizzare le persone attraverso lo sviluppo di una spiritualità ecologica con catechesi ed educazione alla cura del creato. In collaborazione con la Caritas e la Commissione giustizia, pace e integrità del creato (Justice, Peace and Integrity of Creation, Jpic) e altri enti si sta creando una banca dati per capire le necessità e condividere le risorse. È un progetto che si svolgerà in sette anni e prevede varie iniziative, tra cui quella di una “cappella viaggiante”. La speranza è sensibilizzare almeno il 25 per cento della popolazione mondiale: sarebbe già tanto. Ma la difficoltà più grande — è stato sottolineato nel corso della conferenza — è la sensibilizzazione delle grandi istituzioni, molte delle quali sono sorde e cieche. Loro non si preoccupano dei figli e non si pongono questa domanda: che mondo erediteranno i nostri bambini?
[Caterina Ciriello – L’Osservatore Romano]