IV Domenica T. O. – Anno A: Presentazione del Signore Cristo

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La festa della Presentazione del Signore Gesù al tempio conclude liturgicamente il ciclo delle feste natalizie. Fino a qualche decennio fa, l’accento delle riflessioni e commenti spirituali su questo mistero gaudioso del Rosario (il quarto) era posto sulla Purificazione legale di Maria dopo il parto, secondo “la Legge del Signore” nel Primo Testamento. Dopo la riforma conciliare della liturgia, l’accento della festa è spostato sulla Presentazione del Signore Gesù.

Luce e salvezza per tutti i popoli

Malachia 3,1-4; Salmo 23; Ebrei 2,14-18; Luca 2,22-40

Riflessioni
La festa della Presentazione del Signore Gesù al tempio conclude liturgicamente il ciclo delle feste natalizie. Fino a qualche decennio fa, l’accento delle riflessioni e commenti spirituali su questo mistero gaudioso del Rosario (il quarto) era posto sulla Purificazione legale di Maria dopo il parto, secondo “la Legge del Signore” nel Primo Testamento. Dopo la riforma conciliare della liturgia, l’accento della festa è spostato sulla Presentazione del Signore Gesù. Essendo festa del Signore, quindi, prende il posto della domenica, come accade quest’anno. È una delle feste cristiane più antiche: a Gerusalemme si celebrava già nel IV° secolo. Era chiamata la Festa dell’incontro tra Dio e l’umanità (I lettura); è la Festa popolare della Candelora, con la benedizione e la processione delle candele.

Il profeta Malachia (I lettura) presenta l’entrata del Signore nel suo tempio come un momento glorioso, con un compito purificatore “come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai” (v. 2). Per questo momento solenne c’è bisogno di qualcuno che prepari la via: “Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate” (v. 1). Il salmo responsoriale insiste sull’entrata del “re della gloria”, “forte e valoroso”.

L’autore della lettera agli Ebrei (II lettura), con toni più umili e carichi di sofferenza, parla di un Salvatore che si è reso “in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo” (v. 17). Oltre a farsi simile ai fratelli, ha spinto la sua piena solidarietà con loro fino a caricare su di sé i peccati di tutti: è “stato messo alla prova”, ha “sofferto personalmente”; e quindi “è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova” (v. 18). La solidarietà di Cristo con tutta la famiglia umana non ha limiti; nel suo contatto personale con la miseria e la sofferenza umana Gesù “non si vergogna di chiamarli fratelli” (Eb 2,11). Qualunque sia la loro miserabile condizione!

L’evangelista Luca presenta i due aspetti della festa odierna (Vangelo). Anzitutto la purificazione legale di Maria e l’offerta per il riscatto del primogenito secondo “la Legge del Signore” (v. 22-24). Poi Luca dà ampio spazio alla presentazione del “Cristo del Signore” (v. 26), come “salvezza, preparata da Dio davanti a tutti i popoli, luce per rivelarti alle genti” (v. 30-32). Così lo proclama Simeone, che era un “uomo giusto e pio” (v. 25), “mosso dallo Spirito” (v. 27), che “era su di lui” (v. 25). La parola di Simeone, illuminato dallo Spirito, ci offre una sintesi del piano di Dio per la salvezza di tutti i popoli: Cristo è la luce che Dio ha scelto per rivelarsi alle genti. Secondo il piano di Dio Padre, la salvezza della famiglia umana passa attraverso il Cristo.

Simone che prende in braccio il Bambino e Anna che condivide con altri la sua gioia per questo neonato speciale sono il ritratto di una vecchiaia serena, sono simboli di speranza. Sono assieme, un bambino e due anziani sereni e contenti: passato e futuro, esperienza e speranza di vita, un incontro felice tra generazioni. Simeone ed Anna sanno “vedere” in quel Bambino quello che gli altri non vedono. Simeone vede nella morte non la fine ma il compimento della sua vita. Anna, 84enne, ci offre un esempio bello, tipico della vita di tanti anziani: si sente utile, serve, prega e trasmette tanta gioia di vivere. (*)

Il cantico di Simeone è di largo respiro, arriva lontano, alle genti, a tutti i popoli! Un cantico che ha un grande contenuto missionario: Cristo è luce e salvezza per tutti i popoli! Seguendo il piano salvifico di Dio e la logica della missione, Papa Francesco convoca tutta la Chiesa, cioè ogni cristiano e ogni comunità, a una nuova uscita missionaria”, verso “tutte le periferie”, per portare ovunque la luce del Vangelo.

Parola del Papa

(*) “La Liturgia oggi mostra Gesù che va incontro al suo popolo. È la festa dell’incontro: la novità del Bambino incontra la tradizione del tempio; la promessa trova compimento; Maria e Giuseppe, giovani, incontrano Simeone e Anna, anziani. Tutto, insomma, si incontra quando arriva Gesù… Quando accogliamo Gesù come Signore della vita, centro di tutto, cuore pulsante di ogni cosa, allora Egli vive e rivive in noi. E accade anche a noi quello che accadde nel tempio: attorno a Lui tutto si incontra, la vita diventa armoniosa. Con Gesù si ritrova il coraggio di andare avanti e la forza di restare saldi. L’incontro col Signore è la fonte”. 
Papa Francesco
Omelia nella festa della Presentazione del Signore, 2 febbraio 2019

Sui passi dei Missionari

- 2/2: Presentazione del Signore Gesù, proclamato come “salvezza preparata davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti” (Lc 2,31-32). È la festa popolare della Candelora. - Giornata Mondiale della Vita Consacrata. - In Italia è anche la Giornata della Vita.

- 2/2: S. Théophane Vénard (1829-1861), martire, missionario francese delle Missioni estere di Parigi (Mep), ucciso ad Hanoi (Vietnam). Le sue lettere ispirarono anche S. Teresa di Lisieux nell’amore e dedizione alle missioni.

- 2/2: S. Caterina Kasper (1820-1898), suora tedesca, “tutta fede e fortezza d’animo” (Paolo VI), fondò in Europa, America e Asia case per poveri e migranti; povera di mezzi, riuscì a dar vita a importanti opere di evangelizzazione e promozione sociale.

- 2/2: Venerabile Francesco Maria Paolo Libermann (Francia, 1802-1852), nato in una famiglia ebrea, divenne cattolico e sacerdote; unì insieme due istituti, diresse la nuova Congregazione dello Spirito Santo e inviò missionari in Africa, ad Haiti e altri luoghi.

- 4/2: S. Giovanni de Brito (1647-1693), missionario gesuita portoghese, operò molte conversioni e morì martire in India.

- 4/2: Nel 1794 ad Haiti fu approvata la prima legge che aboliva la schiavitù in America Latina/Caraibi.

- 5/2: B. Justo Takayama Ukon (1552-1615), martire giapponese, battezzato a 12 anni; fu uomo politico, nobile feudatario e militare. Quando il cristianesimo venne bandito, non rinunciò alla sua fede: da vero “samurai di Cristo” preferì perdere proprietà e onori. Si rifugiò con oltre 300 cristiani nelle Filippine, ove si ammalò a causa del duro viaggio e morì. 

- 5/2: Memoria di P. Pedro Arrupe (1907-1991), missionario e medico in Giappone, soccorse le vittime della bomba atomica a Hiroshima (1945). Fu superiore generale dei gesuiti (1965-1983) e considerato come il “rifondatore della Compagnia alla luce del Concilio”; promosse il documento dei gesuiti su “fede e giustizia” (1975), che ebbe un’ampia risonanza ecclesiale in diocesi e Istituti.

- 5/2 Servo di Dio don Andrés Santoro (1945-2006), missionario diocesano (fidei donum) di Roma in Turquia. Praticava la “liturgia della porta”: aprire, sorridere, salutare, rispondere. Contrastò la prostituzione e creò silenziosamente ponti tra le religioni. Fu assassinato a Trabzon (Trebisonda) da un giovane sicario (16 anni), mentre pregava in chiesa tenendo in mano la Bibbia in turco.

- 6/2: Ss. Paolo Miki, gesuita giapponese, e 25 compagni (gesuiti, francescani e laici), martirizzati-crocifissi a Nagasaki (Giappone) il 5/2/1597. Tra loro anche il francescano messicano Felipe de Jesús e il francescano spagnolo Pedro Bautista Blásquez (55 anni), missionario in Messico, nelle Filippine e in Giappone.

- 6/2: S. Matteo Correa Magallanes (1866-1927), sacerdote messicano, martirizzato perché si rifiutò di rivelare un segreto di confessione.

- 7/2: B. Alfredo Cremonesi (1902-1953), martire, missionario italiano del Pime, lavorò per 28 anni in Birmania (oggi Myanmar), dove fu ucciso in epoca di conflitti fra l’esercito regolare e gruppi tribali. Lo chiamavano “moto perpetuo” perché voleva raggiungere sempre tutti.

- 8/2: S. Giuseppina Bakhita (Darfur, Sudan 1869-1947 Schio, Vicenza). A nove anni fu venduta cinque volte come schiava sui mercati sudanesi. Liberata e portata in Italia, ricevette il battesimo e divenne religiosa canossiana. Diede testimonianza di umiltà, riconciliazione e perdono; è una vera “sorella universale” (Giovanni Paolo II).

- 8/2: Giornata Internazionale (dal 2014) di Preghiera e Riflessione contro la tratta di persone.

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A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)

Sito Web:   www.euntes.net    “Parola per la Missione”

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PRESENTAZIONE DEL SIGNORE

Ogni anno, quaranta giorni dopo Natale, la Chiesa celebra la festa della Presentazione del Signore. Questa festa ha per riferimento dei fatti biblici, avvenuti nel tempio di Gerusalemme e raccontati nel vangelo, dove realmente Gesù, con sua madre, si trova al centro dell’attenzione.

Secondo le prescrizioni dell’A T, riguardo alla purezza cultuale (Lv 12,1-8), una donna era impura dopo il parto di un bambino per 40 giorni; per 80 giorni, dopo quello di una bambina. Essa doveva poi offrire al Tempio, come sacrificio di espiazione un agnello e una giovane colomba; se invece era povera, offriva due giovani colombe.

Il figlio primogenito era proprietà del Signore (es. 13,2); doveva essere offerto a Dio ed essergli presentato (Es 13,12); inoltre bisognava riscattarlo con un’offerta in danaro. Infatti dal giorno in cui Dio ha liberato gli Ebrei dalla schiavitù facendo morire i primogeniti degli Egiziani, tutti i primogeniti d’Israele appartengono al Signore. E’ secondo queste prescrizioni o a causa di esse, che Maria e Giuseppe vengono al Tempio di Gerusalemme per una cerimonia di purificazione, durante la quale Gesù viene presentato a Dio.

La Liturgia di questo giorno mette in rilievo diversi simbolismi. La processione con le candele accese, ricorda che in questo giorno Simeone aveva indicato Gesù come la “luce per illuminare le nazioni” La luce illumina, essa simbolizza la verità che è’ Gesù. Non si tratta, per noi, di attaccarci alle sole rappresentazioni esterne, portando delle candele accese, ma dobbiamo pure essere luce per il mondo, cioè cercare di portare agli altri la luce della verità del Vangelo.

La persona di Simeone e quella di Anna che intervengono nella scena, cioè delle figure di un mondo “invecchiato”, quello del VT, che ha bisogno di Gesù per “ringiovanire”. Il nome di Gesù (Dio salva), precisa il senso della sua missione: è salvatore non solo dei Giudei, ma di tutti gli uomini; ci salva dal dominio del demonio e del peccato, attraverso la sua passione e morte in croce. Infatti, da sempre, il nome di Gesù attira i benefici divini. La preghiera fatta nel suo nome sarà sempre esaudita. Gli apostoli e quanti credono in Lui guariranno e metteranno in fuga i demoni nel nome di Gesù. L’invocazione di questo nome, fatta con fede, avrà sempre la stessa efficacia contro le tentazioni del nemico della salvezza.

Inoltre la liturgia cristiana ama le processioni, questo camminare in gruppo ritualmente organizzato. Sono previste in diverse occasioni. Camminare in gruppo fa parte della natura umana. Col camminare si manifesta che insieme si vuole percorrere una tappa della vita, che si vuole esprimere un attaccamento e una fedeltà a un valore. La chiesa conosce molte processioni che scandiscono la sua vita liturgica e la esteriorizzano: durante il battesimo, all’inizio della Messa, all’offertorio per portare le offerte, durante la comunione, durante certe feste (Le Palme, la festa del Corpus Domini). Se il movimento è l’aspetto preponderante in questo andare, l’aspetto comunitario ne è l’altro costituente. La processione, come atto comunitario, unisce la fede e la preghiera dei fedeli in questo spostamento fisico in vista di uno spostamento spirituale; si tratta di una espressione che è segno della realtà inerente alla vita cristiana, cioè un camminare verso il Signore. Infatti la processione dà una visibilità alla tensione verso l’incontro, all’attesa e alla speranza. Essa è un’autentica testimonianza di fede ecclesiale e di unità. E’ il corteo trionfale di una comunità che ha il suo Signore con lei. Si tratta della manifestazione della Chiesa come popolo di Dio in marcia, popolo che cammina verso l’unione eterna con Dio e che è sicuro di superare tutti i pericoli che possono presentarsi, poiché ha l’aiuto e la presenza del suo Signore, che “ha ricevuto ogni potere in cielo e in terra”. Per questo ogni processione liturgica ha un carattere trionfale, poiché richiama più o meno palesemente la marcia del popolo ebreo nel deserto, guidato da Dio verso la terra promessa.

Il Tempio, che è il luogo dell’incontro, è l’immagine della Chiesa. E’ pure l’annuncio del cielo dove si farà il grande incontro tra Dio e l’umanità. D’altra parte, la presentazione di Gesù a suo Padre dà alle offerte dell’antica alleanza il loro pieno valore e annuncia il sacrificio della messa. Nello stesso tempo in cui Gesù si offre a suo Padre, Gesù si abbandona nelle mani degli uomini. Così viene sottolineato il doppio movimento dell’Incarnazione: il Figlio entra nel mondo, per essere perfetto adoratore del Padre e per rispondere alle attese degli uomini.

Inoltre, Maria, madre di Dio, e Gesù, Figlio di Dio per natura, si sottomettono a delle prescrizioni della legge giudaica, che non li riguardano proprio: ci insegnano l’umiltà e il rispetto dell’autorità divina. La sottomissione perfetta alla volontà di Dio, manifestata attraverso l’obbedienza alle sue leggi e precetti, è la condizione per la santità e la salvezza.

Luca non si ferma alla presentazione di Gesù e alla purificazione di Maria. Le menziona solo per introdurre Simeone e riferire le parole che egli pronuncerà sotto l’ispirazione dello Spirito Santo. Non dice chi era. Un testo apocrifo lo chiama gran sacerdote. Era senza dubbio una persona di origini modeste, che si faceva solo notare per le sue qualità morali: era giusto e pio, fedele osservatore della legge e timoroso di Dio. Attendeva la consolazione di Israele. Il titolo di consolatore era uno di quelli che erano dati al Messia. Erano molti quei Giudei che attendevano questa consolazione. Simeone era stato favorito da una rivelazione speciale dallo Spirito Santo. E’ lo Spirito che l’aveva assicurato che non sarebbe morto senza prima aver visto il Messia. E’ sotto l’ispirazione dello Spirito Santo che Simeone viene al tempio al momento della presentazione di Gesù, che prende Gesù dalle braccia di Maria nelle sue, che benedice Dio e dice il “Nunc dimittis”, cantico che si può paragonare ai più bei salmi e che si prega ogni giorno nell’ufficio della sera, a Compieta, sin dal quinto secolo. Ora Simeone, può morire, poiché ha visto il segno promesso, che è la salvezza per tutti i popoli e per Israele: questo è il messaggio di questo cantico. Simeone era inquieto per la triste situazione di Israele; il vedere il Messia e la salvezza messianica calma la sua inquietudine. Tiene tra le sue braccia il Salvatore. Dopo aver detto quello che la venuta del Messia è per lui, causa di pace, nella seconda parte del cantico esprime quello che Egli sarà per Israele e le nazioni. La salvezza è per tutti i popoli. Simeone non ha la visione piccola di molti dei suoi contemporanei sull’avvenire della nazione teocratica. Si collega ai grandi profeti che avevano descritto l’aspetto universalista del regno messianico.

Questa salvezza è per tutti i popoli, essa non si imporrà, ma tutti potranno farne parte. Il carattere spirituale di questa salvezza è evidente, perché la salvezza portata dal Messia è una luce che allontana le tenebre, che illumina le nazioni, che fa veder loro la verità. La parola greca è apokalupsis: viene usata, per descrivere il modo in cui avviene questa salvezza: suggerisce lo staccare un velo che nasconde la luce. Si tratta in particolare delle tenebre dello spirito.

Luce delle nazioni, il Messia sarà pure gloria di Israele, cioè annunciato in Israele, uscito da Israele, agirà nelle nazioni attraverso Israele. Questo cantico della glorificazione d’Israele si capisce di più all’inizio del cristianesimo, che ai nostri tempi, dove ci sentiamo così lontani dalla gloria di Israele. Questo tratto vuole confermare piuttosto l’antica origine di questo inno.

Simeone li benedice. Poi rivolgendosi direttamente a Maria, svela l’accoglienza che sarà fatta al Messia: è destinato ad essere occasione di caduta e di rialzo in Israele, cioè si sarà per lui o contro di lui; sarà accettato dagli uni e rigettato dagli altri. Attraverso di lui, gli uomini sveleranno l’intimo del loro cuore, il loro amore per la verità o il loro attaccamento all’errore. E’ una predizione che fa intravvedere tutta la storia del Vangelo e quella della religione cristiana. Segno di contraddizione Gesù lo sarà fino alla fine dei tempi: sempre avrà discepoli fedeli e avversari accaniti. E su questo, oggi, non c’è nessun dubbio.

Per quello che riguarda la spada che trapasserà il cuore di Maria, bisognerà considerare la sofferenza della madre nel vedere il figlio sconosciuto. Maria soffrirà soprattutto il giorno in cui assisterà alla morte di Gesù che qui viene insinuata. Il suo cuore sarà veramente trapassato.

Un nuovo personaggio entra in scena: una profetessa, una donna ispirata da Dio per far conoscere le sue volontà. Anna, figlia di Phanuel, della tribù d’Aser, dettagli che servono per identificarla, in mancanza del nome del marito, personaggio certo non eloquente. Era rimasta vedova dopo una vita coniugale durata sette anni e aveva raggiunto l’età di ottanta quattro anni. Viveva nel Tempio, cioè o vi abitava o vi veniva di frequente, passandovi la maggior parte delle sue giornate.

Luca, forse, traccia qui la vocazione delle vedove: la vedovanza cristiana, la vedovanza vissuta nel servizio della Chiesa. Anche Anna venne presso la santa famiglia, e come Simeone, come se avesse udito le sue parole (ciò che nulla lo prova), si mise a lodare Dio e a parlare del bambino a tutti quelli che aspettavano la liberazione (temporale) di Gerusalemme, pegno di una restaurazione religiosa

Gesù è venuto ad “annunciare la liberazione ai prigionieri e a rendere la libertà agli oppressi”. Il suo intervento è efficace per tutti. L’uomo però è dotato del potere di rispondere alle intenzioni di Dio su di lui. La grazia di Dio e la libera obbedienza dell’uomo, sono ambedue necessarie per la salvezza. Sta a noi di decidere tra la vita e la morte, tra la benedizione e la maledizione. Che il Signore ci aiuti a contare sulla grazia di Dio, ma anche e soprattutto impegnarci nel perseverare nella via che ci conduce alla vita e alla salvezza eterna. La conversione e il rimanere fedeli a Dio sono in nostro potere.