V Domenica del Tempo ordinario – Anno A: Con gioiosa fatica

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Il Vangelo di questa Domenica è incastonato come una gemma preziosa tra le Beatitudini e il Discorso della montagna, e ci chiama ad essere sale e luce per contribuire alla costruzione di una città dove Dio sia visibile e alla portata di tutti. Il Vangelo non dice «Voi sarete» ma «Voi siete»; è una condizione, una vocazione, è la nostra natura che per Grazia ha ricevuto un vero e proprio ministero della testimonianza nell’oggi della vita.

Con gioiosa fatica

Il Vangelo di questa Domenica è incastonato come una gemma preziosa tra le Beatitudini e il Discorso della montagna, e ci chiama ad essere sale e luce per contribuire alla costruzione di una città dove Dio sia visibile e alla portata di tutti.

Il Vangelo non dice «Voi sarete» ma «Voi siete»; è una condizione, una vocazione, è la nostra natura che per Grazia ha ricevuto un vero e proprio ministero della testimonianza nell’oggi della vita. Una testimonianza, più ancora direi una profezia, di cui il mondo ha diritto, desiderio, bisogno.

Essere sale della terra significa dire a noi stessi e all’uomo moderno che a volte non sa più neanche come si chiama, tu sei figlio amato. Dare un nuovo sapore ad una vita troppo spesso giudicata, messa all’angolo da chi si crede senza macchia e senza colpa, spietate e ipocrite sentinelle che irridono la tua fragilità e invece di curvarsi per accoglierla e custodirla la condannano all’isolamento.

Essere luce significa tenere alta la Parola di Gesù, le Beatitudini. Ascoltare le fragilità, con mitezza, senza pretendere nulla, comunicando la gioia vera della fede, manifestando la vera comunità e identità cristiana che è essere il popolo delle beatitudini. Spezzare le stanche chiusure su noi stessi, i nostri individualismi, aprendoci, e offrendo a tutti la luce vera quella che illumina ogni uomo. Abbiamo bisogno di cristiani che emanano luce e non sentenze inappellabili, uomini e donne che vogliono bene al mondo e non lo guardano con disprezzo dalla loro torre d’avorio.

Il sale e la luce percorrono tutta la Scrittura e nel Vangelo non sono metafora ma identità della vita cristiana. Dobbiamo stare tutti molto attenti a non diventare come i mercenari che si mettono addosso una divisa parlando, anzi gridando, di identità cristiana, magari occidentale, per servirsi della Chiesa per il proprio tornaconto. Vi sono alcuni che, “difendono” un cristianesimo senza Cristo per scagliarlo con violenza contro il mondo, in realtà difensori di loro stessi e del loro potere, nuovi crociati di una ridicola guerra di religione che non possiamo più tollerare. Cristo la Chiesa il mondo non si difendono ma si servono e si amano.

La città non ha bisogno di difensori, ma di operai perché deve essere ricollocata sul monte. Con gioiosa fatica, con la forza dello Spirito Santo siamo chiamati con le nostre opere buone, mattone dopo mattone, prima di tutto ad abbattere le alte mura che hanno fatto della città un fortino; poi dobbiamo costruire spazi di fraternità dove il Padre tenda a tutti la sua mano misericordiosa manifestando la sua Gloria, non la propria gloria. Gesù è stato molto chiaro: «Guardatevi dal compiere le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati» (Mt 6, 1). L’opposto delle beatitudini è infatti l’ipocrisia.

La storia della salvezza ci insegna che il disegno di Dio nella storia esprime la Sua volontà di non disprezzare la città a causa delle sue mancanze, ma di trasfigurarla.
[Francesco Pesce – L’Osservatore Romano]

Una Chiesa santa fatta di peccatori

Is 58,7-10 * dal Salmo 111 * 2ª lettura 1Cor 2,1-5 * Vangelo Mt 5,13-16

In queste domeniche, ascoltiamo nel Vangelo brani dal “discorso della montagna”, la “magna charta” del cristiano che contiene gli orientamenti della nostra vita in, e secondo Cristo. L’istruzione di Gesù ai discepoli prosegue con questo duplice appello: “Voi siete il sale della terra…voi siete la luce del mondo”. In una singolare definizione che egli indica ai discepoli il senso preciso della loro missione: essere forza trasformatrice, elemento attivo nel mondo; essere anche luce, che brilla nelle tenebre.

Come è importante il sale: un condimento umile, economico, poco appariscente ma preziosissimo; da rendere mangiabile e gustoso i cibi; rende saporiti gli alimenti e li conserva o li preserva dalla corruzione. Ecco, il discepolo del Signore deve essere sulla terra come il sale: dare sapore al mondo e preservarlo dalla corruzione. 

Gesù ipotizza un caso limite: “Se il sale perdesse il suo sapore, con che cosa lo si potrà render salato?”. Più che alle proprietà chimiche del sale, questa ipotesi è suggerita dalla situazione spirituale dei discepoli che vengono meno al loro statuto originario. Si tratta di uno stile di vita cristiana insignificante, che ha nulla da dire, timido, irrilevante, che è rappresentato dall’incapacità o dalla non-volontà di dare sapore alle cose. 

Dunque, come non è pensabile un’alimentazione senza sale, così non è pensabile un mondo senza autentici discepoli del Signore, che come il sale preservano il mondo dalla corruzione, danno sapore all’esistenza e purificano la società. Come il sale che ha perso il suo sapore diventa inutile, così il discepolo privato della sua forza genuina non serve a niente. L’accento è posto più su questo aspetto. 

Gesù dice anche che il discepolo è la “luce del mondo”. La luce è bella, positiva e utile. Al buio non si sa dove si va. La luce invece fa vedere. I cristiani vengono considerato da Gesù come coloro che devono rendere luminosa l’esistenza: la propria, e quella di chi vive loro accanto. Però anche qui, se il cristiano fa cilecca, è un guaio. Nessuno deve essere così scemo da accendere la lucerna e poi metterla in un angolo o sotto il moggio. È un non-senso, poiché sua vocazione è illuminare, mentre sconfigge il buio intorno a sé. Ecco allora il compito dei discepoli di Cristo: “Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro”. 

Nell’applicazione finale si intuisce qual è l’intento pratico positivo dell’immagine della luce riferita ai discepoli nel loro rapporto col mondo. La luce viene identificata con “le opere buone” dei discepoli, come pure con la loro fedeltà e coerenza che deve essere un tutt’uno con il loro stile di vita. Non si tratta di esibizionismo religioso o morale, ma della rivelazione del volto di Dio Padre.
Don Joseph Ndoum