Sabato 8 febbraio 2020
Per questa lotta tutti Insieme contro la tratta di persone è stata scelta per la Giornata Mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, la data dell’8 di febbraio, festa commemorativa di Santa Giuseppina Bakita. Suor Giuseppina, più conosciuta come “mamma Moretta”, nata circa nel 1869 ad Olgossa, Darfur (Sudan) morì in Italia l’8 Febbraio 1947 dopo aver portato per tutta la sua vita le 144 cicatrici, che le avevano fatto dopo essere stata rapita e fatta schiava quando aveva pressoché nove anni.

L’esperienza traumatica fu tale che si dimenticò il suo nome di nascita e i suoi rapitori le diedero il nome di Bakhita, che significa ‘Fortunata’. Fustigazioni e maltrattamenti erano parte della sua quotidianità. Insieme alla schiavitù sperimentò umiliazioni fisiche e morali. Fu solamente nel 1882 che la sua vita cambiò, quando venne comprata dal Console Italiano, un evento che cambiò la sua vita. In questa famiglia e, successivamente in una seconda casa italiana, ricevette dai padroni, gentilezza, rispetto, pace e gioia. Giuseppina venne a scoprire l’amore in modo profondo, nonostante all’inizio non fosse in grado di dire qual era la fonte.

Un cambiamento nella situazione dei suoi padroni, fece in modo che fosse affidata alle Suore Canossiane dell’Istituto dei Catecumeni di Venezia. Fu lì che Bakhita venne a conoscere Dio, che fin da bambina, aveva sperimentato nel suo cuore senza sapere chi fosse. Fu accolta nella Chiesa Cattolica nel 1890, si unì alle suore e fece la professione perpetua nel 1896. I successivi 50 anni della sua vita li spese testimoniando l’amore di Dio attraverso i servizi di cucina, cucito, ricamo e portineria. La sua voce era gradita ai più piccoli, di conforto ai poveri e sofferenti, per tutti era una fonte di incoraggiamento. Il suo sorriso costante, la sua umiltà e semplicità conquistavano il cuore delle persone. Con la vecchiaia visse lunghi e dolorosi anni di malattia, ma continuò perseverando nella speranza. Quando la visitavano e le chiedevano come stava, rispondeva in dialetto: ‘come vuole el Paron’. Durante gli ultimi giorni di vita rivisse il doloroso tempo della sua schiavitù che le faceva supplicare: “Per favore, rallentatemi le catene, sono pesanti!” La Chiesa cattolica la riconobbe beata il 17 Maggio 1992 e santa il 1 Ottobre 2000.

All’Angelus del 8 Febbraio 2015 Papa Francesco disse: oggi “memoria liturgica di santa Giuseppina Bakhita, la Suora sudanese che da bambina fece la drammatica esperienza di essere vittima della tratta, le Unioni delle Superiore e dei Superiori Generali degli Istituti religiosi hanno promosso la Giornata di preghiera e riflessione contro la tratta di persone. Incoraggio quanti sono impegnati ad aiutare uomini, donne e bambini schiavizzati, sfruttati, abusati come strumenti di lavoro o di piacere e spesso torturati e mutilati. Auspico che quanti hanno responsabilità di governo si adoperino con decisione a rimuovere le cause di questa vergognosa piaga, una piaga indegna di una società civile. Ognuno di noi si senta impegnato ad essere voce di questi nostri fratelli e sorelle, umiliati nella loro dignità”.
Da Gpic Notizie dal Blog di Gian Paolo – Vol. 8 – N° 2