Gli insegnamenti di Gesù nel Vangelo di oggi sono parte del Discorso della Montagna (Mt 5-7), che inizia con le Beatitudini (Mt 5,1-12); sono esempi e applicazioni concrete della magna charta del popolo della nuova Alleanza. Infatti le Beatitudini sono una specie di Testo Costituzionale del Regno di Dio; sono il programma della missione di Gesù. E della missione della Chiesa.

Le Beatitudini: cuore del Vangelo e della Missione

Siracide 15,16-21; Salmo 118; 1Corinzi 2,6-10; Matteo 5,17-37

Riflessioni
Gli insegnamenti di Gesù nel Vangelo di oggi sono parte del Discorso della Montagna (Mt 5-7), che inizia con le Beatitudini (Mt 5,1-12); sono esempi e applicazioni concrete della magna charta del popolo della nuova Alleanza. Infatti le Beatitudini sono una specie di Testo Costituzionale del Regno di Dio; sono il programma della missione di Gesù. E della missione della Chiesa.

Prima di essere un messaggio etico di comportamenti, le Beatitudini sono un’affermazione teologale del primato di Dio. Perché “solo Dio basta” (Santa Teresa d’Avila).

Gesù ha vissuto le Beatitudini e l’intero messaggio del Discorso della Montagna; e, solo dopo averli vissuti, li ha proposti. Essi sono il suo autoritratto, tracciano il suo profilo interiore di vero Dio in carne umana. Prima di essere un programma predicato sul monte (v. 1), le Beatitudini sono l’autobiografia di Gesù, rivelano la sua identità intima, il suo stile, le sue scelte vitali. Contemplando la vita di Gesù povero, mite, puro, misericordioso, assetato di amore e di giustizia, operatore di pace, perseguitato e sofferente… è possibile ricostruire tutto il Discorso della Montagna, cominciando dalle Beatitudini. (*)

La narrazione dell’evangelista Matteo, che parla di monte e dà il tono del discorso, presenta Gesù come legislatore, un nuovo Mosè che traccia il cammino per il popolo della nuova alleanza. Il messaggio di Gesù è unitario e va inteso in una doppia dimensione: di continuità e di novità. Gesù dice chiaramente che non è venuto ad abolire la Legge o i Profeti, “ma a dare pieno compimento” (v. 17). Così sappiamo che le espressioni “vi è stato detto” - “ma io vi dico” (v. 21.22) non indicano una sostituzione o una contrapposizione di precetti, ma una continuità in crescita. Gesù non intende rifare un codice di leggi ma curarci nel cuore per vivere in modo nuovo la vita morale. Gesù ama, interpreta e vive la Legge, ma la sua relazione con essa non è di tipo legalista, ma vitale; non si accontenta di un adempimento minimalista, esteriore e rituale, ma va al cuore stesso della Legge, ne coglie il vero messaggio, mette in evidenza il suo valore più alto e lo esprime nel suo comportamento e insegnamento. Questo vuol dire “dare pieno compimento” alla Legge. 

Perciò Gesù invita i suoi discepoli ad andar oltre, a superare la condotta degli scribi e dei farisei (cfr. v. 20). Per esempio, il rispetto verso un’altra persona comporterà una relazione globale, che non si accontenta del limite estremo espresso nel “non uccidere”: occorrerà evitare anche ogni ferita alla dignità dell’altro. Qualsiasi forma di oppressione o sfruttamento dell’altro è contraria alla sua dignità di persona e di figlio di Dio. Adirarsi o insultare un fratello con le parole stupido, pazzo e simili (v. 21.22) sono trasgressioni della Legge, perché manifestano disprezzo dell’altro, chiudono la possibilità di un confronto e di un incontro fraterno. San Giovanni lo dice in forma drastica: “Chi non ama suo fratello è omicida” (1Gv 3,15). Chi non ama, uccide; l’uccisione esteriore dell’altro non è che una conseguenza dell’averlo già eliminato dentro di noi.

Lo stesso criterio di valore superiore vale anche per l’adulterio nella sua globalità (v. 27.28). Per cui guardare una donna (o un uomo) con atteggiamento predatorio e gli occhi del possesso è venir meno alla reciprocità, significa non considerare l’altra/l’altro come soggetto con cui entrare in relazione, ma come oggetto di cui disporre.

Tutto il discorso di Gesù, sulla montagna e altrove, non favorisce certamente forme religiose di tipo legalista e rituale; Egli ci invita anzitutto a curare il nostro cuore; il culto che Egli promuove va nella linea dello “spirito e verità” (cfr. Gv 4,23): un culto che libera interiormente le persone, le fa crescere nella gratuità, aiuta a diventare adulti e responsabili. Perché “la pienezza della Legge è l’amore” (Rom 13,10). Osservare e insegnare agli altri la custodia amorosa della Legge è il compito gioioso dei veri missionari del Vangelo di Gesù (v. 19). Le Beatitudini non sono solo uno stile o un metodo, sono soprattutto il contenuto essenziale (cfr. Rmi 91), il cuore dell’annuncio missionario della Chiesa.

Parola del Papa

(*) «Il testo delle Beatitudini, che apre il “Discorso della montagna”, ha illuminato la vita dei credenti e anche di tanti non credenti. È difficile non essere toccati da queste parole di Gesù, ed è giusto il desiderio di capirle e di accoglierle sempre più pienamente. Le Beatitudini contengono la “carta d’identità” del cristiano - questa è la nostra carta d’identità -, perché delineano il volto di Gesù stesso, il suo stile di vita… Il messaggio è indirizzato ai discepoli, ma all’orizzonte ci sono le folle, cioè tutta l’umanità. È un messaggio per tutta l’umanità... Essere poveri, essere miti, essere misericordiosi… questi “nuovi comandamenti” sono molto più che delle norme. Infatti, Gesù non impone niente, ma svela la via della felicità – la sua via – ripetendo otto volte la parola “beati”».
Papa Francesco
Udienza generale, mercoledì 29-1-2020

Sui passi dei Missionari

- 16/2: B. Giuseppe Allamano (1851–1926), sacerdote italiano, fondatore degli Istituti dei Missionari e delle Missionarie della Consolata (Santuario mariano di Torino).

- 17/2: Ss. Sette Fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria (Firenze, s. XIII), mendicanti e missionari.

- 17/2: S. Pietro Yu Chong-nyul, padre di famiglia, ucciso (+1866) a Pyongyang (oggi Corea del Nord), perché una notte fu sorpreso in casa di un catechista leggendo il Vangelo. È uno dei 103 Santi Martiri coreani (memoria il 20/9).

- 18/2: S. Francesco Régis Clet (1748-1820), sacerdote e martire francese della Congregazione della Missione, lavorò per 30 anni in Cina.

- 19/2: B. Álvaro da Córdoba (ca.1360-1430), sacerdote domenicano spagnolo, contribuì alla riforma del suo Ordine. Di ritorno da un pellegrinaggio in Terra Santa, fece riprodurre la “Via dolorosa”, percorsa a Gerusalemme. Questa rappresentazione dette origine alla devozione della “Via Crucis”, che avrà la sua forma definitiva con San Leonardo da Porto Maurizio (cfr. 26/11).

- 20/2: Giornata Mondiale della Giustizia Sociale, istituita dall’ONU (2007) per promuovere la giustizia sociale a livello mondiale, per assicurare un mondo più giusto ed equo per tutti.

- 22/2: Festa della Cattedra di S. Pietro, e del Papa in quanto vicario di Cristo e di Pietro, chiamato a presiedere nella carità, per il servizio dell’unità nella Chiesa e della missione in tutto il mondo.

- 22/2: B. Diego Carvalho (1578-1624), martire, gesuita portoghese, missionario in Cocincina (Vietnam) e più tardi in Giappone, ucciso a Sendai, assieme a molti altri compagni.

- 22/2: Servo di Dio Luigi Giussani (Milano, 1922-2005), sacerdote, teologo, educatore, scrittore, fondatore del movimento cristiano e culturale “Comunione e Liberazione”, riconosciuto dal Vaticano nel 1982.

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A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)

Sito Web:   www.euntes.net    “Parola per la Missione”

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