«Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste». Il termine greco usato da Matteo per esprimere la “perfezione” indica il momento in cui qualcosa o qualcuno arriva al suo scopo, colpisce il bersaglio, perviene al suo fine autentico. Gesù dice quindi che l’amore ai nemici non è solo un sublime atteggiamento ma è il traguardo della nostra esistenza. Siamo nati per arrivare a questo amore.

Mt 5,38-48
Una questione di rigenerazione

«Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste». Il termine greco usato da Matteo per esprimere la “perfezione” indica il momento in cui qualcosa o qualcuno arriva al suo scopo, colpisce il bersaglio, perviene al suo fine autentico. Gesù dice quindi che l’amore ai nemici non è solo un sublime atteggiamento ma è il traguardo della nostra esistenza. Siamo nati per arrivare a questo amore.

Il cuore dell’uomo spera di ricevere questo amore, ossia di essere accolto incondizionatamente e trovare un perdono senza limiti. Infatti ne abbiamo tutti bisogno, perché il perdono è l’unica cosa che sbroglia la matassa delle cose irrisolvibili che ci portiamo dentro. Ancor di più: il nostro cuore spera di dare questo amore, perché solo quando questo amore entra in noi guariamo veramente dalle nostre ferite: perdonare, infatti, è diventare liberi dalla violenza subita o fatta.

Ma come si fa ad entrare in questa dimensione? Come si arriva all’amore al nemico? Abbiamo cercato di farne un dovere, un’esigenza etica verso cui risolversi e a cui applicarsi, e abbiamo fallito tante volte producendo un perdono “di testa”, forzato, insincero e, soprattutto, evanescente. Il Signore Gesù infatti, indica un’altra strada: il Padre. Non si tratta di produrre l’amore più grande affastellandolo sopra la nostra incompletezza, sfoderandolo dalla nostra insufficienza, ma tornando all’origine, ripartendo dal Padre.

L’amore al nemico è una conseguenza della figliolanza, è una questione di rigenerazione. Se l’origine dei miei atti è il mio impegno, non arriverò mai al mio bersaglio, perché io non sono principio ma creatura. Se invece parto dal Padre, Lui sì che è perfetto, perché è Padre Onnipotente e Creatore. E mi ama teneramente. Quando perdono chi mi ha fatto del male esprimo la mia natura battesimale di figlio di Dio. Nasco dall’amore, dalla generosità e dalla pazienza di Chi «fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti».

La mia perfezione non sono io. È il Padre.
[Fabio Rosini – L’Osservatore Romano]

“Siate perfetti come il Padre celeste”

Lv 19,1-2.17-18; Salmo 102; 1Cor 3,16-23; Mt 5,38-48

Col brano di questa domenica si conclude la sezione dell’insegnamento di Gesù sulla «legge». Quindi, anche questa domenica ascoltiamo una parte del «Discorso della Montagna». Infatti, il testo evangelico odierno presenta le ultime antitesi e la conclusione dell’intera sezione. Queste due antitesi finali sono imparentate tra loro perché fanno leva sulla proposta paradossale di un amore che va contro il buon senso spesso invocato nella vita quotidiana a copertura degli egoismi più diffusi.

In modo generale, Gesù, nel Discorso della Montagna, insegna a chi intende seguirlo, la logica dell’«andare oltre». Soprattutto questa domenica, si tratta di andare oltre le valutazioni della ragione, del torto, del diritto, andare oltre il rigido perimetro della giustizia, andare oltre l’accertamento di chi deve fare il primo passo.

L’invito a non resistere al malvagio, espresso mediante la nota frase «Porgi l’altra guancia» suscita tutt’al più una benevola ammirazione. Ma esso viene relegato nel mondo dei gesti eroici che non interessano la vita quotidiana, dove vale la legge del più forte. Analogamente, l’invito ad amare i nemici non scalfisce il mondo dell’ostilità organizzata e diffusa, perché non viene preso sul serio come strategia efficace per superare i conflitti quotidiani. Ora, si tratta di andare oltre queste situazioni per non collocarsi inesorabilmente contro la «giustizia grande» o fuori dal comando biblico in cui si concentrano tutte le esigenze etiche: «Amerai il prossimo tuo come te stesso». «Avete inteso che fu detto: occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. Dà a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere la spalla». Gesù suggerisce modalità di comportamento che vanno oltre la Legge del taglione e della vendetta privata, irrazionale. Innanzitutto, ci propone la non-resistenza, la non-violenza, il pacifismo. In più, propone di prendere l’iniziativa creatrice dell’amore fraterno, che va oltre le attese e le pretese dell’altro. Sono gesti che colgono il nemico di sorpresa, in contropiede, lo sconcertano.

Uno dei punti fondamentali della logica paradossale del Discorso della Montagna, che è la Magna Charta dei cristiani, è appunto l’atteggiamento nei confronti dei nemici: «Avete inteso che fu detto: amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori…». Il riferimento alla preghiera per i persecutori dà concretezza alla formula generale di antitesi «amate i vostri nemici». Non si tratta solo di avere buoni sentimenti, ma di fare una scelta ed assumere un impegno a favore dei nemici. L’esempio primo è venuto dal Signore Gesù stesso: catturato, condannato, crocefisso, non ha chiesto giustizia, ma ha scusato i suoi crocifissori: «Padre, perdona loro, non sanno quello che fanno».

È un tale integro modo di amare gratuito ed universale che mostrerà che siamo figli del Padre nostro celeste, «che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra I buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti».
Don Joseph Ndoum