Mercoledì 19 febbraio 2020
Ancora una volta papa Francesco spiazza tutti e si conferma un pontefice che guarda lontano. Attendevano tutti con febbrile impazienza questa esortazione apostolica. I “conservatori” con angoscia, per l’incombere di quella che a loro dire sarebbe stata la fine della figura del presbitero, decretata dall’eventuale «abolizione del celibato»; i “progressisti”, con speranza altrettanto febbrile, per la rimozione di quello che a loro avviso costituisce un’assurda eredità del passato e un fattore decisivo della crisi delle vocazioni e degli scandali di pedofilia e di corruzione del clero.

Dell’Amazzonia, diciamolo pure, non interessava niente a nessuno. Meno che meno, di ciò che, attraverso la realtà dell’Amazzonia, tutta la Chiesa deve riscoprire riguardo alla sua identità e al suo ruolo nel mondo contemporaneo.

L’Esortazione sull’Amazzonia
spiazza gli opposti clericalismi

di Giuseppe Savagnone*

I sogni del papa

E invece il papa ha parlato, nel suo documento, proprio di questo. Non sono il celibato dei preti o il sacerdozio delle donne il vero problema. La Chiesa non riesce più a parlare alle persone. Non riesce più a rispettare la grande legge dell’incarnazione, che pure dovrebbe costituire il suo DNA: «La predicazione deve incarnarsi, la spiritualità deve incarnarsi, le strutture della Chiesa devono incarnarsi» (Querida Amazonia, n.6).

Da qui i quattro “sogni” che il papa ha voluto comunicare «al popolo di Dio e a tutti gli uomini di buona volontà», che sono i destinatari del documento.

«Un’Amazzonia che lotti per i diritti dei più poveri, dei popoli originari, degli ultimi». «Un’Amazzonia che difenda la ricchezza culturale che la distingue, dove risplende in forme tanto varie la bellezza umana». «Un’Amazzonia che custodisca gelosamente l’irresistibile bellezza naturale che l’adorna». «Comunità cristiane capaci di impegnarsi e di incarnarsi in Amazzonia, fino al punto di donare alla Chiesa nuovi volti con tratti amazzonici» (n. 7).

L’ultima espressione è la chiave di lettura delle altre tre, in cui al posto di «un’Amazzonia» sarebbe possibile leggere «una Chiesa». Ma forse, ancora più ampiamente, «un’umanità».

Il sogno sociale
Il primo sogno del papa è sociale. In tempi bui, che vedono ovunque trionfare nel mondo lo spietato cinismo dei più forti, la passività e a volte la complicità delle persone “oneste”, la paradossale collaborazione di tante vittime, accecate dalla propaganda, con i loro manipolatori, la voce di Francesco si leva alta e forte per denunziare un neocolonialismo che si fa scudo delle leggi dell’economia per trasformare la globalizzazione in una operazione a vantaggio dei ricchi e a danno dei poveri.

Bergoglio ricorda che «spesso erano i sacerdoti coloro che proteggevano gli indigeni da assalitori e profittatori» e sottolinea che «nel momento presente la Chiesa non può essere meno impegnata, ed è chiamata ad ascoltare le grida dei popoli amazzonici» (nn. 18-19).

Il sogno culturale
Il neocolonialismo si manifesta anche come cancellazione delle culture più deboli e riduzione della terra all’unica cultura dei dominatori. «La visione consumistica dell’essere umano, favorita dagli ingranaggi dell’attuale economia globalizzata, tende a rendere omogenee le culture e a indebolire l’immensa varietà culturale, che è un tesoro dell’umanità» (n. 33).

Il sogno ecologico
«La cura delle persone e la cura degli ecosistemi sono inseparabili» (n. 42). A una cultura dello sfruttamento illimitato bisogna sostituire quella della contemplazione. «Risvegliamo il senso estetico e contemplativo che Dio ha posto in noi e che a volte lasciamo si atrofizzi» (n. 56).

Il sogno ecclesiale
E, alla fine – ma in realtà era all’inizio – un sogno ecclesiale. «La Chiesa è chiamata a camminare con i popoli dell’Amazzonia» (n. 61), ma l’Amazzonia è la cifra, il simbolo di un dramma planetario. Ciò non svuota minimamente lo spessore dei drammi e delle sofferenze vissute dalle popolazioni di quel territorio, anzi ne valorizza la portata universalmente umana.

La scarsità dei preti e il celibato

Ma il punto su cui papa Francesco era più atteso era il problema della scarsità dei preti in Amazzonia. Era a questo che si riferiva la richiesta dei padri sinodali di permettere l’ordinazione di uomini sposati. La riposta dell’esortazione è articolata, ma non per questo meno incisiva.

Innanzi tutto il papa fa presente che la carenza denunziata non riguarda tutto il continente sudamericano, il quale anzi “esporta” presbiteri in gran numero, ma nelle regioni dove regna il benessere e la vita è più facile: «Colpisce il fatto che in alcuni Paesi del bacino amazzonico vi sono più missionari per l’Europa o per gli Stati Uniti che per aiutare i propri Vicariati dell’Amazzonia» (nota 132).

Da qui l’invito, rivolto ai vescovi, «a essere più generosi, orientando coloro che mostrano una vocazione missionaria affinché scelgano l’Amazzonia» (n. 90).

La comunità, non solo i preti!

In secondo luogo, l’esortazione osserva che «non si tratta solo di favorire una maggiore presenza di ministri ordinati che possano celebrare l’eucaristia. Questo sarebbe un obiettivo molto limitato se non cercassimo anche di suscitare una nuova vita nelle comunità» (n.93).

È tutta la comunità cristiana che deve essere in grado di animare la vita della Chiesa. Certo, «c’è necessità di sacerdoti, ma ciò non esclude che ordinariamente i diaconi permanenti – che dovrebbero essere molti di più in Amazzonia –, le religiose e i laici stessi assumano responsabilità importanti per la crescita delle comunità e che maturino nell’esercizio di tali funzioni grazie ad un adeguato accompagnamento» (n. 92).

In particolare, c’è urgenza che vi siano «responsabili laici maturi e dotati di autorità» (n.94). Un inveterato clericalismo ci ha abituato a credere che tutti i problemi si risolvano solo con la presenza dei presbiteri. Francesco sa bene che il sacerdote ordinato è indispensabile per alcuni sacramenti, in particolare per l’eucaristia (cfr. nn. 87-89). Ma, in un mondo dove le vocazioni sacerdotali sono sempre di meno, chiede ai cristiani – e non solo a quelli dell’Amazzonia! – di entrare in un nuovo ordine di idee, dove i presbiteri hanno delle loro funzioni peculiari, ma all’interno di una più ampia responsabilizzazione di tutta la comunità.

Il problema dell’ordinazione delle donne

Da qui anche la risposta implicita a coloro che da tempo insistono per l’ordinazione delle donne. Bisogna, scrive il papa, «evitare di ridurre la nostra comprensione della Chiesa a strutture funzionali». In altri termini, a strutture di potere.

«Tale riduzionismo ci porterebbe a pensare che si accorderebbe alle donne uno status e una partecipazione maggiore nella Chiesa solo se si desse loro accesso all’Ordine sacro. Ma in realtà questa visione limiterebbe le prospettive, ci orienterebbe a clericalizzare le donne, diminuirebbe il grande valore di quanto esse hanno già dato e sottilmente provocherebbe un impoverimento del loro indispensabile contributo»

È necessario entrare in una prospettiva diversa. «In una Chiesa sinodale le donne, che di fatto svolgono un ruolo centrale nelle comunità amazzoniche, dovrebbero poter accedere a funzioni e anche a servizi ecclesiali che non richiedano l’Ordine sacro e permettano di esprimere meglio il posto loro proprio (…). Questo fa anche sì che le donne abbiano un’incidenza reale ed effettiva nell’organizzazione, nelle decisioni più importanti e nella guida delle comunità, ma senza smettere di farlo con lo stile proprio della loro impronta femminile» (n. 103).

Opposti clericalismi

È clericalismo arroccarsi nel falso dogma del celibato ecclesiastico. Ma lo è pure pensare che tutti i problemi della Chiesa si risolvano abolendolo, per aumentare il numero degli ecclesiastici. È clericalismo difendere il tradizionale potere degli uomini dentro la Chiesa e la riduzione delle donne a ruoli subordinati. Ma lo è anche pensare che l’unico modo di riscattare le donne da questa assurda situazione sia di aprire loro le porte della “casta” dominante.

La sconfitta del clericalismo passa, piuttosto, dall’abolizione della logica che ha spesso trasformato dei “servitori” – come lo fu Gesù – in una “casta”. Puntare sull’ordinazione femminile per dare anche a loro potere significa estendere ad un’altra categoria di persone un ruolo viziato proprio dalla mentalità del potere, lasciando “fuori” chi non vi viene assunto.

Paragonata agli intrighi e alle sterili polemiche che l’hanno preceduta, l’esortazione di Francesco sembra parlare un altro linguaggio. Qualcuno già accusa il papa di essersi “tirato indietro”. Qualcun altro si illuderà di averlo condizionato e fermato con le proprie minacce di scisma. Ma forse egli è solo rimasto fedele al Concilio e alla sua profezia di una Chiesa capace di incarnare il vangelo nella storia e che finalmente sia popolo di Dio e non gerarchia ecclesiastica.
Giuseppe Savagnone
* Direttore dell’Ufficio per la pastorale della cultura dell’arcidiocesi di Palermo.

Querida Amazonia:
una lettura generativa

Don Maurizio Gronchi*, consultore della Segreteria generale del Sinodo dei vescovi,
risponde ai rilievi critici sulla postsinodale e rilancia la dimensione laicale,
creativa e contemplativa della Chiesa in Amazzonia.

di: Lorenzo Prezzi (a cura)

– Prof. Gronchi, nella postsinodale è singolare la messa in mora del documento finale. Significa invalidarlo? Ridurre la portata del sinodo?

Il sinodo si è concentrato sulle diagnosi che il papa ha trasformato in quattro grandi sogni ispirati dall’Amazzonia: sogno sociale, culturale, ecologico, ecclesiale (cf. Querida Amazonia; QA 7). Egli vede nel contesto panamazzonico uno dei luoghi privilegiati in cui si riflette la Laudato si’, e da qui rilancia alla Chiesa intera e alle persone di buona volontà l’invito ad una “conversione” culturale, sociale, ecologica ed ecclesiale. Questo passaggio dalla diagnosi ai sogni, mediante la conversione, mostra la piena consonanza tra il documento finale del sinodo e l’esortazione apostolica postsinodale. In tal modo, il papa prosegue e amplia il valore del sinodo, senza ridurlo.

– Una scelta prudenziale dovuta alle crescenti critiche dei conservatori? Al libro del card. Sarah? Al malcontento di alcuni episcopati?

Come è stato già ripetuto, il testo dell’esortazione era già pronto ben prima della pubblicazione del libro del card. Sarah, e dopo non è stato modificato. Probabilmente le letture dietrologiche sono care a quei media che cercano soprattutto contrapposizioni, magari perché una comprensione più articolata è troppo impegnativa. Vale, al riguardo, quanto il papa disse a conclusione del sinodo, sabato 26 ottobre, rivolto specialmente ai giornalisti: «Il pericolo può essere che, a volte, si soffermino forse – è un pericolo, non dico che lo faranno, ma la società lo chiede – sul vedere che cosa hanno deciso in quella questione disciplinare, che cosa hanno deciso in quell’altra, quale partito ha vinto e quale ha perso. Ossia su piccole cose disciplinari che hanno la loro importanza, ma che non farebbero il bene che questo Sinodo deve fare». Quanto agli episcopati, a cominciare da quelli della regione panamazzonica, non pare che ci siano reazioni di malcontento, dal momento che riconoscono in QA una visione feconda e profetica, aperta ad ulteriori approfondimenti.

Lo Spirito e le norme

– Il lirismo delle poesie e la suggestione dei sogni coprono la decisione di fermare la riforma ecclesiale?

L’immagine narrativa del sogno – già impiegata dal papa nella sua prima esortazione: «Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa» (Evangelii gaudium 27), e tornata con insistenza soprattutto in quella dopo il Sinodo sui giovani: «Dobbiamo perseverare sulla strada dei sogni» (Chistus vivit 142) – struttura la redazione del testo di QA. Il sogno è sguardo sulla realtà così come appare, e pensieri interiori, desideri, aspirazioni che scaturiscono dalla fede e dall’amore, senza risolversi in incubi, perché animati dalla saggezza di chi ripone nella grazia del Signore la sua speranza, per tutti. Il tono e lo stile di QA vibrano per il sapiente equilibrio con cui il pastore a capo del gregge riceve la visita del Signore e ne offre serena testimonianza. Perciò, con QA la riforma ecclesiale non si ferma, anzi, intraprende una più decisa direzione: lungi dalla tentazione del clericalismo che interpreta l’ordine sacro come potere (cf. QA 88), il papa incoraggia l’incremento della ministerialità laicale, maschile e femminile, che in Amazzonia sostiene e alimenta le comunità cristiane (cf. QA 90-92).

– Il testo finale del sinodo, privo della “ripresa” del papa, quale autorevolezza può esibire?

Nella conferenza stampa della presentazione di QA, il cardinale Czerny ha chiarito in questo modo il diverso grado di autorità dei due testi: «QA è un’esortazione postsinodale. È un documento del magistero. Appartiene all’autentico magistero del successore di Pietro. Partecipa del suo magistero ordinario». Quanto poi al documento finale del sinodo, che il papa presenta e invita a leggere integralmente, Czerny ha precisato: «La presentazione ufficiale e l’incoraggiamento conferiscono al documento conclusivo una certa autorità morale».

Rovesciamo la piramide

– La postsinodale è la difesa dello status quo della Chiesa?

Il sogno ecclesiale di papa Francesco esprime il vivo desiderio di un’autentica conversione dell’intera compagine ecclesiale, in Amazzonia come nel resto del mondo: tutta ministeriale, non clericale, libera dalla sete del potere, a servizio dei più poveri e vulnerabili, «marcatamente laicale». Non pare affatto statica questa prospettiva, anzi, corrisponde esattamente al rovesciamento della piramide auspicato dal concilio Vaticano II, dove la relazione tra doni gerarchici e carismatici si compone all’interno dell’unica missione del popolo di Dio. Non è di poco conto, infatti, quanto afferma il papa nella costituzione apostolica Episcopalis communio: «Ad animare quest’opera di rinnovamento dev’essere la ferma convinzione che tutti i pastori sono costituiti per il servizio al popolo santo di Dio, al quale essi stessi appartengono in virtù del sacramento del battesimo» (EC 5).

– Quali aspetti sono sfuggiti alla lettura mediale di questi giorni?

Il dibattito è stato molto intenso. Questo è già un fatto positivo. Significa che interessa ciò che la Chiesa ha da dire. Purtroppo, la tentazione è sempre quella di ridurre, circoscrivere, limitare ad alcune espressioni la più ampia visione che si concentra in testi densi di passaggi impegnativi. Ad esempio, la poca attenzione dedicata ai primi numeri di QA (2-4), dove il papa spiega «il senso di questa Esortazione», mostra che non si è compresa bene l’intenzione di fondo: «Desidero […] aiutare e orientare verso un’armoniosa, creativa e fruttuosa ricezione dell’intero cammino sinodale» (QA 2). La ricezione dell’intero cammino sinodale – con i tre avverbi che la qualificano – spiega il rapporto di continuità e novità tra il documento finale e l’esortazione. Si tratta di due documenti di diverso valore – l’uno sinodale, l’altro magisteriale – che vanno distinti e non separati, uniti e non confusi.

Kerigma e Sapienza

– Perché l’ecologia e la sua dimensione critica al sistema si conclude nella contemplazione e in un nuovo stile di vita?

Secondo QA, è indispensabile articolare la sapienza ancestrale con le conoscenze tecniche odierne, per giungere ad una condotta sostenibile che preservi lo stile di vita e i sistemi di valori delle popolazioni. Dinanzi al rischio della scomparsa di migliaia di specie vegetali e animali, la cui estinzione significa la perdita definitiva di un messaggio della creazione, è necessaria la profezia della contemplazione (cf. QA 53-57), una conversione interiore che si fa pianto per l’Amazzonia e grido dinanzi al Signore. L’ecologia integrale non si risolve soltanto nel rapporto tra questioni tecniche e decisioni politiche, giuridiche e sociali, ma esige educazione e abitudini ecologiche (cf. QA 58-60) rinnovate in grado di cambiare le persone, che le stimoli a scegliere uno stile di vita meno vorace, più sereno e rispettoso, meno ansioso e più fraterno.

– Che valore ha la centralità del kerygma e la sua inculturazione?

La prospettiva dell’inculturazione del Vangelo è centrale nell’esortazione. L’annuncio indispensabile in Amazzonia (cf. QA 62-65) è quello di Gesù Cristo: è inevitabile parlare di Lui. L’autentica opzione per i più poveri e dimenticati implica l’amicizia col Signore che dà loro dignità. Sebbene il continente latinoamericano abbia già un’identità cristiana, il papa riafferma con forza il diritto al Vangelo da parte di questi popoli. Ad esso corrisponde, di conseguenza, la risposta della carità fraterna (cf. QA 65). Le vie di inculturazione in Amazzonia (cf. QA 70-74) richiedono l’ascolto della sapienza ancestrale delle culture precolombiane; del buen vivir che implica l’armonia personale, familiare, comunitaria e cosmica; la valorizzazione della mistica indigena, della gratitudine che ama la vita, della sacra ammirazione della natura.

«Tuttavia, si tratta anche di far sì che questa relazione con Dio presente nel cosmo diventi sempre più la relazione personale con un Tu che sostiene la propria realtà e vuole darle un senso, un Tu che ci conosce e ci ama» (QA 73). Questa affermazione riveste una particolare importanza: l’ascolto delle culture indigene è il punto di partenza per un’effettiva conversione alla novità dell’incontro con Cristo, che, mediante il suo Spirito, assume, purifica ed eleva ciò che il Verbo – «la luce vera, quella che illumina ogni uomo» (Gv 1,9) – ha seminato nei cuori e nelle culture.

Una particolare importanza ha anche l’inculturazione liturgica in Amazzonia (cf. QA 81-84), che potrebbe trarre ispirazione anche da quanto già avviene nelle diocesi congolesi con il rito zairese del Messale Romano. La sua celebrazione in San Pietro il 1° dicembre 2019 ne è un esempio».

De-clericalizzazione

– Nulla viene invalidato del documento finale. Le Chiese locali possono quindi metterlo in esecuzione?

Tre diversi destinatari sono invitati a leggere il documento finale: la Chiesa universale, affinché «si lasci arricchire e interpellare da questo lavoro»; tutte le componenti del popolo di Dio che vivono in Amazzonia, perché «si impegnino nella sua applicazione»; ogni persona di buona volontà, in modo che ne venga ispirata in qualche maniera. Ciò significa che la sua «applicazione», da parte de «i pastori, i consacrati, le consacrate e i fedeli laici dell’Amazzonia» (QA 4), dovrà corrispondere alla loro specifica competenza e missione. In tal senso, è logico distinguere tra ciò che riguarda la prospettiva della «conversione» – come s’intitolano le diverse parti del Documento finale – e le proposte formulate dai padri sinodali che non ricevono diretta risposta nell’esortazione.

– Il mancato pronunciamento sui diaconi-presbiteri e sui ministeri femminili ha a che vedere con l’invito ad una Chiesa “marcatamente laicale”?

L’orizzonte ecclesiale del sinodo è stato molto più ampio della questione dell’eventuale ordinazione di uomini sposati o del diaconato femminile. Specie nel contesto amazzonico, dove i leader delle comunità hanno già responsabilità socialmente riconosciute, vi potrebbe essere il rischio di una clericalizzazione come aumento di potere. Lo stesso vale per le figure femminili, che già danno il loro decisivo apporto alla vita delle comunità. In QA non ci sono né veti né permessi al riguardo, perché la prospettiva di fondo è un’altra: la maggior rilevanza dei fedeli laici, uomini e donne, con ruoli di responsabilità e di servizio nelle comunità ecclesiali (cf. QA 90-92). Ciò significa che il cammino prosegue, proprio come la sinodalità ecclesiale richiede.

Ecologia integrale

– I legami con Evangelii gaudium e Laudato sì’ sono evidenti. Ve ne sono altri impliciti ma rilevanti?

Il modo con il quale papa Francesco collega ogni passo in avanti con quelli precedenti si esprime attraverso la categoria del “sogno”. I sogni del papa partono dalla realtà e la immaginano trasfigurata dalla grazia. Si tratta di un metodo ispirato alla correlazione tra fedeltà e creatività, che possiamo riscontrare anche nelle precedenti esortazioni apostoliche. Evangelii gaudium teneva conto del precedente sinodo sulla nuova evangelizzazione, per disegnare l’ampio progetto pastorale del pontificato. Amoris laetitia recepiva i risultati delle due assemblee sinodali sulla famiglia integrandoli con apporti nuovi e originali sull’amore quotidiano, la generatività e l’educazione dei figli. Christus vivit assumeva il contributo dei padri sinodali mettendo al centro dell’annuncio evangelico la giovinezza di Gesù. Adesso, in QA il papa vede nel contesto panamazzonico uno dei luoghi privilegiati in cui si riflette la Laudato sì’, e da qui rilancia alla Chiesa intera e alle persone di buona volontà l’invito ad una conversione culturale, sociale, ecologica ed ecclesiale.

* Don Maurizio Gronchi, presbitero della diocesi di Pisa, è professore presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma, consultore della Congregazione per la dottrina della fede e della Segreteria generale del Sinodo dei vescovi.
[Pubblicato in Settimana News]