Gesù capovolge l’equilibrio imperfetto e precario della Legge antica; propone un cambio radicale: la non resistenza al malvagio, l’amore e la preghiera per i nemici, additando l’ideale supremo della perfezione stessa, Dio, Padre di tutti, dei cattivi e dei buoni. Nel testo parallelo, l’evangelista Luca, che scrive il suo Vangelo per destinatari provenienti dal mondo pagano, preferisce usare un’immagine più soave e comprensibile; per questo addita l’ideale della misericordia del Padre: “Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro” (Lc 6,36).

La rivoluzione della nonviolenza e dell’amore al nemico

Levitico 19,1-2.17-18; Salmo 102; 1Corinzi 3,16-23; Matteo 5,38-48

Riflessioni
Sconvolgente e rivoluzionario messaggio! Il più controcorrente di tutti! Gesù disse ai suoi discepoli (Vangelo): «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra… Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle. Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; Egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?... Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (v. 38-39.42-46.48). Siamo ancora nel discorso della montagna (Mt 5-7), il programma di Gesù. Per molti studiosi della Bibbia “l’amore per i nemici” è il messaggio più originale, destabilizzante e più rivoluzionario dei Vangeli.

L’Antico Testamento conteneva già, in parte, questo messaggio di un amore grande. La I lettura dice: “Non coverai nel tuo cuore odio…” (v. 17). Impressionante questa immagine del ‘covare odio’, starci sopra come la gallina sopra l’uovo. Il Vangelo cita poi testi antichi: “Occhio per occhio e dente per dente” (v. 38); ma anche “vita per vita, mano per mano, piede per piede… ferita per ferita…” (Es 21,23-25; cfr. Lev 24,19-20). Queste parole non vanno intese come un’autorizzazione o un incitamento alla vendetta, bensì l’imposizione di un limite, un tentativo di contenere una violenza spietata: cioè, se intendi vendicarti per un’offesa, fallo alla pari, non andare oltre la misura dell’offesa ricevuta, ma che sia ‘proporzionata’. Era ovviamente una legge imperfetta, una concessione temporanea alla fragilità umana.

Gesù capovolge l’equilibrio imperfetto e precario della Legge antica; propone un cambio radicale: la non resistenza al malvagio, l’amore e la preghiera per i nemici, additando l’ideale supremo della perfezione stessa, Dio, Padre di tutti, dei cattivi e dei buoni. Nel testo parallelo, l’evangelista Luca, che scrive il suo Vangelo per destinatari provenienti dal mondo pagano, preferisce usare un’immagine più soave e comprensibile; per questo addita l’ideale della misericordia del Padre: “Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro” (Lc 6,36). È proprio vero che le Beatitudini e tutto il discorso della montagna sono l’autoritratto di Gesù, la sua autobiografia. Gesù propone e compie nei fatti quello che insegna a parole: non si vendica mai, non risponde male per male, ma risponde con amore a chi lo schiaffeggia, perdona chi lo offende e prega per chi lo uccide: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34). Gesù aveva detto poco prima a Pietro: “Riponi la spada nel fodero, perché colui che uccide con la spada di spada morirà” (Mt 26,52). L’invito di Gesù a porgere l’altra guancia (cfr. Mt 5,39) non va inteso come un atteggiamento di passività, ma come il coraggio di fare il primo passo, di perdonare, di ricominciare a vivere relazioni nuove, più vere, nella gratuità. A ragione, Nelson Mandela affermava: “Il perdono libera l’anima, rimuove la paura. È per questo che il perdono è un’arma potente”.

Nel suo Vangelo Gesù ci propone di escludere la categoria del “nemico”. Solo così si può iniziare a disarmare il mondo. Può esserci un “avversario”, qualcuno con cui possiamo anche scontrarci sul piano delle idee, sul modo di vedere le cose. Anzi il confronto può essere molto 'salutare’. Anche Gesù lottò con i suoi avversari sul piano delle idee e dei comportamenti; li combatté, ma non li considerò mai dei nemici da eliminare. Si può combattere l'avversario per quello che pensa. Considerarlo nemico, invece, vuol dire attaccare la sua persona, e come tale lo si elimina. Spesso nella storia socio-politica si ‘cova l’odio’, si creano i nemici e poi si "eliminano". Gesù invece risponde all'odio con l'amore. Odio, vendetta, nemici… non hanno spazio nel Vangelo di Gesù. Egli ci invita a generare amore, a ‘covare amore’.

Gesù ha vissuto le Beatitudini e, solo dopo averle vissute, le ha proposte come programma di vita verso la felicità vera e duratura. Con questa dottrina e testimonianza personale, Gesù ha tutta l’autorevolezza per insegnare e chiedere ai suoi discepoli di fare altrettanto: “Voi dunque, pregate così: Padre nostro… rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori” (Mt 6,12). Il messaggio di Gesù ha elevato il livello dell’insegnamento morale presente, in certa misura, nelle varie culture e religioni, toccando qui il punto più alto, e lo ha proposto così a quanti vogliono seguirlo, cristiani e non. In particolare, il Vangelo di oggi costituisce un solido fondamento per la dottrina e la prassi della nonviolenza attiva. Gesù l’ha insegnata e l’ha messa in pratica nella Sua vita. Per Gesù il perdono è l’unica forza che spezza la catena/spirale dell’odio e della vendetta.

Questo valore è presente, con forme ed espressioni diverse, in testi religiosi antichi e moderni (vedi i siti web sulla ‘nonviolenza’ e simili), soprattutto nelle religioni orientali asiatiche (Buddismo, Jainismo, Taoismo…). La parola ‘nonviolenza’ è la traduzione letterale del termine sanscritoahimsa’, composto da a privativa e himsa: danno, violenza. La parola ahimsa implica una sfumatura intenzionale che si potrebbe rendere con ‘assenza del desiderio di nuocere, di uccidere’.  Aldo Capitini (1899-1968), filosofo e attivista politico, cominciò a scrivere ‘nonviolenza’ come una sola parola, senza il trattino, perché la nonviolenza attiva non è la semplice negazione della violenza, bensì un valore autonomo e positivo, un impegno personale, uno stile di vita, una metodologia per il cambiamento sociale.

Questa è l’unica risposta coerente alla spirale di violenza che ci circonda. Oggi è superata la teoria plurisecolare di una “guerra giusta”: fortunatamente, Papa Giovanni XXIII, con la "Pacem in terris" ci insegna che “non esiste una guerra giusta”.  Papa Benedetto XVI spiega molto bene la portata cristiana dell’amore e della nonviolenza. (*) E Papa Francesco l’ha messo in evidenza in un messaggio per Giornata Mondiale della Pace (2017), con il tema: «La nonviolenza: stile di una politica per la pace». Ma non basta applaudire o sottoscrivere le dichiarazioni antibelliche degli organismi internazionali; occorre smobilitare i piccoli/grandi spazi personali di rifiuto, odio e contrapposizione verso gli altri. Possono sembrare irrilevanti, ma influiscono e fanno la differenza.

Mohandas Karamchand Gandhi (1869-1948), nella sua dottrina e prassi della nonviolenza attiva, mostrò ammirazione e si sentì in sintonia con il discorso della montagna, circa il perdono, la riconciliazione, l’amore al nemico… Con la sua strategia nonviolenta e senza sparare un colpo, Gandhi mise in ginocchio l’Impero Britannico, obbligando Londra a concedere l’indipendenza all’India (1947). In tempi moderni, si sono schierati per la ‘nonviolenza attiva’ autori e protagonisti di prestigio internazionale: Tolstoj (Russia), Simone Weil (Francia), Aldo Capitini (Italia), Martin Luther King (USA), Nelson Mandela (Sudafrica), Khan Abdul Ghaffar Khan (Pakistan), Aung San Suu Kyi (Birmania), Leymah Roberta Gbowee (Liberia)… Non hanno perseguito utopie o sogni impossibili: Gesù ci ha insegnato che l'amore può disarmare l'odio e trasformare il mondo
Le seguenti espressioni di Gandhi indicano la lucidità e forza morale e sociale delle sue intuizioni:

- “La nonviolenza è la più grande forza a disposizione dell’Umanità”.

- “Sono persuaso che se Cristo tornasse, benedirebbe la vita di molti che non hanno mai sentito il suo nome, ma che con la loro vita sono stati esempio vivente delle virtù da Lui stesso praticate”.

- “Credo di essere incapace di odiare. Attraverso una lunga disciplina basata sulla preghiera, da almeno quarant’anni ho cercato di amare tutti”.

- “Sulla Terra ci sono abbastanza risorse per tutti, ma non abbastanza per l’avidità di pochi. È tale avidità che genera la povertà”.

Secondo Gandhi, uccidere per raggiungere i propri scopi era sbagliato. Gandhi non condivideva l'espressione ‘resistenza passiva’, ma preferiva parlare della nonviolenza come di una ‘resistenza attiva’ contro il male. Per il movimento di indipendenza del suo Paese, coniò una parola indiana: Satyagraha, che letteralmente significa ‘forza della verità’. Satyagraha è la ‘nonviolenza del forte’: di chi può usare la violenza, ma preferisce ricorrere alla forza della verità, dell'amore.

Parola del Papa

(*) «Giustamente questa pagina evangelica viene considerata la magna charta della nonviolenza cristiana, che non consiste nell’arrendersi al male - secondo una falsa interpretazione del "porgere l’altra guancia" (cfr. Lc 6,29) - ma nel rispondere al male con il bene (cfr. Rm 12,17-21), spezzando in tal modo la catena dell’ingiustizia… La nonviolenza per i cristiani non è un mero comportamento tattico, bensì un modo di essere della persona, l’atteggiamento di chi è così convinto dell’amore di Dio e della sua potenza, che non ha paura di affrontare il male con le sole armi dell’amore e della verità. L’amore del nemico costituisce il nucleo della ‘rivoluzione cristiana’, una rivoluzione non basata su strategie di potere economico, politico o mediatico…, ma è dono di Dio che si ottiene confidando unicamente sulla sua bontà misericordiosa. Ecco la novità del Vangelo, che cambia il mondo senza far rumore. Ecco l’eroismo dei ‘piccoli’, che credono nell’amore di Dio e lo diffondono anche a costo della vita».
Benedetto XVI
Angelus domenica 18.2.2007

Sui passi dei Missionari

- 23/2: S. Policarpo (+ca. 155), discepolo di S. Giovanni apostolo, vescovo di Smirne, ultimo dei Padri Apostolici.

- 23/2: S. Giuseppina Vannini (1859-1911), religiosa italiana, che, assieme al sacerdote camilliano B. Luigi Tezza, fondò la congregazione delle Figlie di S. Camillo, per il servizio ai malati.

- 23/2: Memoria di Theophiel Verbist (1823-1868), sacerdote belga, che fondò a Scheut (vicino a Bruxelles), la Congregazione del Cuore Immacolato di Maria (Cicm) soprattutto per le missioni in Cina. Nel 1865 anch’egli partì per la Mongolia, prima missione dell’Istituto, dove tre anni dopo morì di tifo.

- 24/2: B. Ascensión Nicol Goñi (1868-1940), religiosa spagnola, cofondatrice delle Missionarie Domenicane del SS.mo Rosario, con carisma missionario ed educativo.

- 25/2: S. Valburga (710ca.-779), di origine inglese, sorella dei Ss. Villibaldo e Vinebaldo. Fece parte del gruppo di monache e monaci che aiutarono S. Bonifacio ad evangelizzare la Germania. Fu badessa di due monasteri ad Heidenheim (Germania).

- 25/2: B. Sebastiano Aparicio (+1600), che passò dalla Spagna al Messico, da sposato a vedovo, da ricco a frate laico francescano; morì quasi centenario a Puebla (Messico).

- 25/2: Ss. Luigi Versiglia, vescovo, e Callisto Caravario, salesiani italiani, martirizzati nel 1930 nella provincia del Guandong, Cina.

- 25/2: B. Regina Maria Vattalil (1954-1995), martire, religiosa del Kerala (India), missionaria fra le popolazioni povere nel nord del Paese, ove avviò programmi di sensibilizzazione fra i contadini “fuori casta” per difenderli dallo sfruttamento dei proprietari e usurai, i quali reagirono provocando la sua uccisione.

- 25/2: Servo di Dio Félix Varela Morales (1788-1853) filosofo cubano e patriota fedele al messaggio cristiano, contribuì allo sviluppo della cultura cubana; sacerdote esemplare, costruì chiese e scuole, evangelizzò poveri e immigrati. È considerato come uno dei padri della nazione.

- 26/2: Mercoledì delle Ceneri – Inizio della Quaresima. Da sempre la Chiesa invita ad accompagnare le opere quaresimali di digiuno, preghiera ed elemosina con gesti di solidarietà e di missione. - Messaggio del Papa per questa quaresima: «Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2Cor 5,20).

- 26/2: Memoria di Antonio de Valdivieso (+1549), domenicano spagnolo, vescovo di León (Nicaragua); difese la libertà degli indios e rimproverò conquistatori e governanti per le loro ingiustizie. Fu il primo vescovo ucciso in America.

- 26/2: Nel 1885 terminò la Conferenza di Berlino, dove le potenze europee si spartirono e si appropriarono del continente africano: è una data importante per la storia del colonialismo e delle missioni in Africa.

-27/2: B. Carità (Carolina) Brader (1860-1943), religiosa svizzera, missionaria in Ecuador e in Colombia, fondatrice; seppe conciliare vita contemplativa e attività missionaria.

- 28/2: S. Augusto Chapdelaine, sacerdote della Società delle Missioni Estere di Parigi (MEP), martire (+1856) a Xilinxian, provincia di Guangxi (Cina).

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A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)

Sito Web:   www.euntes.net    “Parola per la Missione”

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