Giovedì 27 febbraio 2020
Secondo l’Oms, il giro d’affari dei farmaci contraffatti a livello planetario è stimato intorno ai 200 miliardi di dollari all’anno. Si tratta di un tema scottante se si considera che un medicinale su dieci nei paesi a basso o medio reddito è alterato o falsificato. Da questo punto di vista l’Africa subsahariana è l’area geografica dove le cosiddette “fake drugs” sono più diffuse: il 42 per cento dei casi rilevati a livello globale. [Foto: Minusca/unmissions]

L’impegno di un continente in difesa della salute
Farmaci contraffatti in Africa

Jessica Osita è una ragazza nigeriana che ha perso il fratello a seguito della somministrazione di farmaci contraffatti. Si tratta di una vera e propria piaga nazionale nel suo paese. Basti pensare che, secondo i dati 2016 dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), un terzo dei 126 milioni di farmaci contraffatti sequestrati nei porti africani erano destinati alla Nigeria. Sebbene sia giovanissima, Jessica, assieme ad altre quattro coetanee (Promessa Nnalue, Nwabuaku Ossai, Adaeze Onuigbo e Vivian Okoye), ha messo a punto un’appper smartphone, utilizzando un software open source del Massachusetts Institute of Technology (Mit) capace di identificare i medicinali falsi, utilizzando il codice a barre per verificarne l’autenticità e la data di scadenza.

Conosciuta come FD Detector (Fake Drug Detector), l’appha riscosso un notevole successo al punto che le ragazze della scuola secondaria «Regina Pacis» di Onitsha, nello stato nigeriano di Anambra, hanno vinto nel 2018 la medaglia d’oro alla World Technovation Challenge nella Silicon Valleya San Francisco, negli Stati Uniti. L’app, ideata dal giovanissimo teamnigeriano denominato “Save A Soul”, non è comunque unica nel suo genere. C’è infatti anche, sempre in Africa, l’mPedigree, sviluppata in Ghana da Bright Simons, a cui sono stati assegnati numerosi riconoscimenti. Tra questi il Netexplorateur, Grand Prix dell’Unesco. E cosa dire di Franck Verzefé, camerunese, 26 anni, che ha sviluppato True-Spec, strumento che utilizza l’intelligenza artificiale per consentire a farmacie, ospedali e laboratori di stabilire la veridicità o meno di un farmaco. Esperto di nanotecnologia e bioinformatica, durante i suoi studi accademici, ha scoperto che il bilancio delle vittime causate dai farmaci contraffatti rappresenta una vera e propria sciagura per l’Africa. True-Spec è un dispositivo portatile che in meno di 20 secondi è in grado di accertare l’autenticità di qualsiasi prodotto farmaceutico. Questa tecnologia consente all’utente di risparmiare denaro, nonché di creare un database per stimare il vero impatto di medicine scadute o fasulle e di raccogliere, classificare e analizzare sistematicamente dati accurati, affidabili e di qualità per l’Africa.

Secondo l’Oms, il giro d’affari dei farmaci contraffatti a livello planetario è stimato intorno ai 200 miliardi di dollari all’anno. Si tratta di un tema scottante se si considera che un medicinale su dieci nei paesi a basso o medio reddito è alterato o falsificato. Da questo punto di vista l’Africa subsahariana è l’area geografica dove le cosiddette “fake drugs” sono più diffuse: il 42 per cento dei casi rilevati a livello globale. Lo rileva l’Oms che recentemente ha lanciato nuovi allarmi sulla circolazione di farmaci contraffatti o che non rispettano gli standard qualitativi stabiliti dalle norme internazionali. Sebbene nel continente africano sia ancora difficile avere un computo esatto dei farmaci contraffatti in circolazione, si ritiene che la percentuale sia compresa tra il 30 e il 60 per cento del totale in commercio. L’indagine condotta recentemente dalla London School of Hygiene and Tropical Medicine per l’Oms stima che i farmaci antimalarici contraffatti potrebbero causare 116.000 morti in più ogni anno nell’Africa sub-sahariana con un costo per i pazienti e i sistemi sanitari nazionali in media di 38,5 milioni di dollari l’anno. Nel 2015, uno studio pubblicato dall’American Society of Tropical Medicine and Hygiene ha stimato che oltre 122.000 bambini di età inferiore ai cinque anni hanno perso la vita a causa di antimalarici di cattiva qualità. Questa lucrosa attività coinvolge mafie dell’estremo e del medio oriente che continuano a imperversare con scaltrezza, nonostante vi siano state in questi anni operazioni di polizia, anche a livello internazionale, con il coinvolgimento dell’Interpol, per stanare i fabbricanti e i mercanti di queste fake drugs.

Il problema di fondo è che questi farmaci fasulli sono soggetti alle norme sulla contraffazione dei prodotti. In altre parole, i responsabili di questo business incorrono nelle sanzioni previste per un mero reato economico, cioè, paradossalmente, alla stregua delle falsificazione delle borse Vuitton. Secondo l’Institut de Recherche Anti-Contrefaçon de Médicaments (Iracm) il giro delle “pillole false” supera di venticinque volte, per volume d’affari, il traffico di droga. Stando alla stessa fonte, mentre il traffico di eroina produce una media di 20 mila dollari di guadagno ogni mille investiti, lo stesso investimento nella falsificazione di un farmaco “blockbuster” (vengono definiti così i farmaci che fatturano, a livello mondiale, svariate centinaia di migliaia di dollari all’anno) genera un profitto fra i 250 mila e i 450 mila dollari, fino a venti volte di più del traffico di eroina. A questo proposito è comunque doveroso segnalare l’iniziativa intrapresa dal legislatore togolese che nel 2015 ha introdotto nel Codice di procedura penale, nei confronti degli spacciatori di farmaci contraffatti, una pena di venti anni di reclusione e il pagamento di 50 milioni di franchi Cefa (76.200 milioni di euro). Ma il cammino è ancora lungo perché si affermi una piattaforma continentale davvero condivisa su questo tema. Lo scorso 17-18 gennaio, ad esempio, dovevano ritrovarsi a Lomé, in Togo, sette capi di stato decisi ad alzare il livello di contrasto a questa strage silenziosa con la definizione di strategie efficaci, instaurando meccanismi di collaborazione tra i loro governi. In realtà si è trattato di un vertice dimezzato, dato che i presidenti effettivamente presenti nella capitale togolese sono stati solo tre: il padrone di casa, Faure Gnassingbé, e gli omologhi ugandese e senegalese, rispettivamente Yoweri Museveni e Macky Sall; mentre Niger, Congo e Ghana sono stati rappresentati per l’occasione dai rispettivi ministri della sanità. Su suggerimento della Brazzaville Foundation, è stata comunque sottoscritta una dichiarazione politica e un accordo quadro giuridicamente vincolante, prima tappa di un programma più vasto con l’intento di coinvolgere prossimamente anche altri governi del continente, per garantire l’accesso a farmaci sicuri ed efficaci. Comunque, molto dipenderà anche, guardando al futuro, dal coinvolgimento della società civile nel suo complesso. La testimonianza delle ragazze nigeriane del team “Save A Soul”, è sintomatica del desiderio di riscatto di un continente che rivendica il proprio diritto alla salute.
[Giulio Albanese – L’Osservatore Romano]