Missionari comboniani all'Europa: «Rompete questo accordo scellerato con Ankara sui migranti»

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Domenica 1 marzo 2020
Oggi la commissione Giustizia, pace e salvaguardia del creato dei missionari comboniani in Italia ha messo a circolare un comunicato nel quale chiede all’Ue, che si proclama patria dei Diritti Umani, e alla Conferenza Episcopale italiana (Cei) di alzare la voce in favore dei migranti siriani che si sono ammassati al confine della Grecia, provenienti dalle zone del conflitto siriano, in corso a Idlib. (Foto Ansa)

I missionari comboniani rompono il silenzio e incalzano la Cei a prendere posizione contro la Turchia e l’Europa per riprendere la operazione Sophia nel Mediterraneo, difendere la marea di migranti siriani che si sono ammassati al confine della Grecia, provenienti dalle zone del conflitto siriano, in corso a Idlib.

«Chiediamo alla Conferenza Episcopale italiana, che ha convocato a Bari dal 19 al 23 febbraio scorso, l’incontro di tutti i vescovi del Mediterraneo di alzare la voce in favore di queste sorelle e fratelli che pagano per queste guerre di cui siamo anche noi responsabili». Al tempo stesso i missionari chiedono all’Ue, che si proclama patria dei Diritti Umani: «di annullare il criminale accordo con Erdogan per trovare soluzioni umane per questi 4 milioni di rifugiati in Turchia. Ritornare all’operazione Sophia in tutto il Mediterraneo e specialmente in questo lembo di mare Egeo per salvare vite umane e riprendere in mano, in sede Onu, la questione della Siria».

I comboniani fanno presente che mentre le notizie dell’epidemia Coronavirus sovrastano tutto, la pentola a pressione nel Medio Oriente sta scoppiando. «La Turchia in guerra contro la Siria, a sua volta sostenuta dalla Russia, per il controllo della città di Idlib, si vede arrivare un altro milione di rifugiati, in buona parte bambini e donne. Ankara, che già trattiene sul suo suolo quattro milioni di rifugiati siriani e afghani per un accordo scellerato con la UE, dalla quale ha ricevuto sei miliardi di euro, non ce la fa più e sta ricattando l’Europa per nuovi finanziamenti. Per ottenerli ha aperto le frontiere verso la Grecia. 18.000 siriani hanno già attraversato il confine ma Grecia e Bulgaria hanno bloccato subito le loro frontiere. Molti stanno già dirigendosi anche verso le isole greche, in particolare Chio e Lesbo, dove c’è già una situazione insostenibile. Basti pensare che a Lesbo, nel campo di Moria, che può ospitare 3.000 persone, ci sono già 20.000 rifugiati. Siamo al collasso!»
[
Franca Giansoldati  - Il Messagero]

Pubblichiamo di seguito il testo integrale del comunicato.

Siamo sul baratro!

Mentre siamo bombardati e storditi dalle notizie dell’epidemia Coronavirus, la pentola a pressione nel Medio Oriente sta scoppiando.

La Turchia, in guerra contro la Siria, sostenuta dalla Russia, per il controllo della città di Idlib, si vede arrivare un altro milione di rifugiati, in buona parte bambini e donne. Ankara, che già trattiene sul suo suolo quattro milioni di rifugiati siriani e afghani per un accordo scellerato con la UE, dalla quale ha ricevuto sei miliardi di euro, non ce la fa più e sta ricattando l’Europa per nuovi finanziamenti. Per ottenerli ha aperto le frontiere verso la Grecia. 18.000 siriani hanno già attraversato il confine ma Grecia e Bulgaria hanno bloccato subito le loro frontiere. Molti stanno già dirigendosi anche verso le isole greche, in particolare Chio e Lesbo, dove c’è già una situazione insostenibile. Basti pensare che a Lesbo, nel campo di Moria, che può ospitare 3.000 persone, ci sono già 20.000 rifugiati. Siamo al collasso!

Purtroppo l’Europa ha già la grossa pressione dei rifugiati che da anni si trovano bloccati sulle frontiere della Slovenia, Bosnia, Ungheria…

Chiediamo all’Ue, che si proclama patria dei Diritti Umani:
- di annullare questo criminale accordo con Erdogan per trovare soluzioni umane per questi 4 milioni di rifugiati in Turchia;
- di intervenire subito per risolvere questa situazione infernale per i rifugiati che fuggono dalla regione di Idlib, in Siria;
- di ritornare all’operazione Sophia in tutto il Mediterraneo e specialmente in questo lembo di mare Egeo per salvare vite umane;
- di riprendere in mano, in sede Onu, la questione della Siria.

Infine chiediamo alla Conferenza Episcopale italiana, che ha convocato a Bari dal 19 al 23 febbraio scorso, l’incontro di tutti i vescovi del Mediterraneo “Mediterraneo frontiera di pace” di alzare la voce in favore di queste sorelle e fratelli che pagano per queste guerre di cui siamo anche noi responsabili.
La Commissione Giustizia, pace e salvaguardia del creato dei missionari comboniani in Italia