Ebola e guerra, micidiale stretta sul Congo. Il vescovo di Uvira: “Abbiamo un enorme bisogno di aiuto”

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Venerdì 6 marzo 2020
Mentre tutto il mondo vive da settimane sotto la cappa minacciosa del Coronavirus e si allarma finendo spesso per generare forme di isteria o addirittura xenofobia, indisturbati, in zone del pianeta del cosiddetto “Sud”, infezioni e virus stanno contagiando e uccidendo tantissime persone nella completa indifferenza. Monsignor Joseph Muyengo Mulumbe: “Nel Paese tante forme di violenza. Uomini, donne e bambini contagiati ma guariti sono discriminati”.

In Congo, ad esempio, Ebola, complice anche il conflitto nelle regioni del Nord-Est che non permette di isolarlo e debellarlo, continua a mietere vittime.

Il terribile virus, a differenza del Corona che ha una mortalità fortunatamente molto bassa – tra il 2 e il 3% – e che colpisce perlopiù persone che già presentano patologie, ha una percentuale di decessi molto elevata, tra il 50 e il 70%, e si scaglia su chiunque oltre ad avere capacità di diffusione molto alte. Dall’agosto del 2018 quando ha fatto la sua comparsa nella Repubblica Democratica del Congo, ha già colpito 3420 persone e ucciso oltre 2400. Nel frattempo, il Paese deve fare i conti anche con la peggiore diffusione di morbillo della sua storia con centinaia di migliaia di contagi e oltre 6mila morti, in stragrande maggioranza bambini.

Decimato per la diffusione di virus letali, stremato per il perpetrarsi e l’esacerbarsi dei conflitti – l’Unhcr ha denunciato la recrudescenza degli scontri nel Nord Kivu in cui, negli ultimi due mesi, le violenze hanno costretto alla fuga più di centomila civili che vanno ad aggiungersi ai circa 5 milioni sfollati interni ed esterni – preoccupato per una instabilità politica ormai permanente, il Congo, spenti quasi tutti i riflettori del mondo, gode di scarsa attenzione. Di questo parliamo con monsignor Joseph Muyengo Mulumbe, vescovo di Uvira, Sud Kivu.

Eccellenza qual è la situazione della diffusione di Ebola in Congo?
«Per il momento la situazione riguardante l’Ebola sembra essersi appena un po’ attenuata e non ci sono nuove contaminazioni né morti. Purtroppo, però, il male sta ancora incubando, non l’abbiamo ancora completamente sradicato come è successo in altri Paesi in passato. Abbiamo davvero tanti problemi, i congolesi non si sono ancora ripresi dal lutto delle tante vittime dell'Ebola, di cui nel mondo si parla a malapena mentre, come ho detto, il male è ancora in fermento. Ora, inoltre, ci spaventano le notizie riguardanti il Coronavirus: qui da noi ci sono molti cinesi, la maggior parte dei quali erano a casa in occasione della festa di fine anno».

Ad oltre un anno dalle contestatissime elezioni che hanno visto prevalere Felix Tshisekedi, qual è la situazione generale del Paese?
«Siamo in una fase di blocco totale, la crisi persiste visti gli accordi firmati tra Tshisekedi che ha la Presidenza della Repubblica e Kabila la cui coalizione ha vinto la maggioranza in Parlamento oltre a molte amministrazioni locali. Le due parti giocano al gatto e il topo. Il presidente cerca di sciogliere il Parlamento e quest'ultimo vuole rimuovere il presidente. Questa situazione ha enormi conseguenze socio-economiche, i politici non stanno lavorando per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni, quindi la situazione sociale peggiora di giorno in giorno: potere d'acquisto inferiore, salari bassi, disoccupazione giovanile, fame, malnutrizione, denutrizione, degrado stradale, ecc. parlando delle arterie del Paese, vengono distrutte in modo che molte zone sono tagliate fuori. La famosa istruzione di base gratuita sta uccidendo l'educazione perché è stata mal concepita, non preparata in relazione al bilancio nazionale, nel frattempo aumentando le tasse e i posti di blocco ad ogni angolo di strada, la corruzione è in pieno sviluppo anche ai vertici dello stato».

Può darci qualche informazione sui focolai di guerra nel Paese?
«Nella Repubblica Democratica del Congo, ci sono tante forme di violenza, guerre, massacri, uccisioni crudeli, rapimenti. Nella zona orientale del Paese la posta in gioco è la terra. Le risorse naturali, anziché essere benedizioni, sono alla base delle guerre. Il Paese non ha un esercito repubblicano, abbiamo solo milizie guidate da signori della guerra. Chi tira i fili, spesso, sono attori che provengono da Kinshasa, Kigali, Kampala, persino da Parigi, Bruxelles, Washington, ecc. Così la guerra continua a essere alimentata».

Come si sta muovendo la Chiesa per favorire la pace e per contrastare Ebola e aiutare la popolazione?
«Relativamente a Ebola, la Chiesa ha fatto molto, in particolare per la sensibilizzazione della popolazione riguardo alle misure igieniche, ma anche all'interno delle nostre strutture sanitarie. Ora si è anche aggiunto il problema umanitario di uomini, donne e bambini contagiati e guariti che però sono discriminati per essere stati esposti al virus, molti vengono cacciati dalle loro case, vivono allo stato brado, il che, ovviamente, li espone ancora a malattie. Abbiamo un enorme bisogno di aiuto, c’è necessità di tutto, cibo, abbigliamento, cure mediche, istruzione».
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