Domenica 8 marzo 2020
Nella giornata della festa della donna, una rassegna sulla "questione femminile" così come è stata declinata da Papa Francesco in questi primi sette anni di pontificato. “Nella Chiesa le donne sono più importanti degli uomini. Perché la Chiesa è donna”, ha detto Papa Francisco nel volo di ritorno dagli Stati Uniti, nel settembre 2015.

“Allargare la visione” sulla donna “per evitare di ridurre la nostra comprensione della Chiesa a strutture funzionali”. È l’ultimo intervento, sotto forma di appello, di Papa Francesco sulla questione femminile. Nell’esortazione apostolica “Querida Amazonia”, il Papa mette in guardia dal “riduzionismo” che “ci porterebbe a pensare che si accorderebbe alle donne uno status e una partecipazione maggiore nella Chiesa solo se si desse loro accesso all’Ordine sacro. Ma in realtà questa visione limiterebbe le prospettive, ci orienterebbe a clericalizzare le donne, diminuirebbe il grande valore di quanto esse hanno già dato e sottilmente provocherebbe un impoverimento del loro indispensabile contributo”. L’attenzione al “genio femminile” – espressione coniata da Giovanni Paolo II nella Mulieris Dignitatem – è presente in filigrana in tutti queste sette anni di pontificato, fin dagli esordi. Eccone una parziale antologia.

Come una madre. “La maternità non è semplicemente un dato biologico, ma comporta una ricchezza di implicazioni sia per la donna stessa, per il suo modo di essere, sia per le sue relazioni, per il modo di porsi rispetto alla vita umana” (25° anniversario Mulieris Dignitatem, 12 ottobre 2013).

Allargare gli spazi. “La Chiesa riconosce l’indispensabile apporto della donna nella società, con una sensibilità, un’intuizione e certe capacità peculiari che sono solitamente più proprie delle donne che degli uomini. Ad esempio, la speciale attenzione femminile verso gli altri, che si esprime in modo particolare, anche se non esclusivo, nella maternità. Vedo con piacere come molte donne condividono responsabilità pastorali insieme con i sacerdoti, danno il loro contributo per l’accompagnamento di persone, di famiglie o di gruppi ed offrono nuovi apporti alla riflessione teologia. Ma c’è ancora più bisogno di allargare gli spazi per una presenza femminile più incisiva nella Chiesa. Perché ‘il genio femminile è necessario in tutte le espressioni della vita sociale; per tale motivo si deve garantire la presenza delle donne anche nell’ambito lavorativo’ e nei diversi luoghi dove vengono prese le decisioni importanti, tanto nella Chiesa come nelle strutture sociali” (Evangelii gaudium, 24 novembre 2013).

No al “machismo in gonnella”. ”È necessario ampliare gli spazi di una presenza femminile più incisiva nella Chiesa. Temo la soluzione del ‘machismo in gonnella’, perché in realtà la donna ha una struttura differente dall’uomo. E invece i discorsi che sento sul ruolo della donna sono spesso ispirati proprio da una ideologia machista. Le donne stanno ponendo domande profonde che vanno affrontate. La Chiesa non può essere se stessa senza la donna e il suo ruolo. La donna per la Chiesa è imprescindibile. Maria, una donna, è più importante dei vescovi. Dico questo perché non bisogna confondere la funzione con la dignità. Bisogna dunque approfondire meglio la figura della donna nella Chiesa. Bisogna lavorare di più per fare una profonda teologia della donna. Solo compiendo questo passaggio si potrà riflettere meglio sulla funzione della donna all’interno della Chiesa. Il genio femminile è necessario nei luoghi in cui si prendono le decisioni importanti. La sfida oggi è proprio questa: riflettere sul posto specifico della donna anche proprio lì dove si esercita l’autorità nei vari ambiti della Chiesa” (volo di ritorno dalla Giornata mondiale della Gioventù a Rio de Janeiro, 29 luglio 2013).

Delitto contro l’umanità. “La tratta di esseri umani è una piaga nel corpo dell’umanità contemporanea, una piaga nella carne di Cristo. È un delitto contro l’umanità. Esorto la comunità internazionale ad adottare una strategia ancora più unanime ed efficace contro la tratta di esseri umani, in modo che in ogni parte del mondo, uomini e donne non possano più essere usati come un mezzo per un fine e che la loro dignità inalienabile possa sempre essere rispettata” (conferenza contro la tratta,  10 aprile 2014).

Non una replica. “La donna non è una replica dell’uomo, viene direttamente dal gesto creatore di Dio. L’immagine della costola non esprime inferiorità o subordinazione, ma uomo e donna sono della stessa sostanza e sono complementari” (udienza generale, 22 aprile 2015).

Più importanti degli uomini. “Nella Chiesa le donne sono più importanti degli uomini. Perché la Chiesa è donna” (volo di ritorno dagli Stati Uniti, settembre 2015).

“La Chiesa è donna”. “È madre e se viene a mancare questo tratto ‘femminile’ diviene un’associazione di beneficenza o una squadra di calcio” (Messa a Santa Marta, 21 maggio 2018).
[M. Michela Nicolais – SIR]

Papa Francesco:
la donna è colei che fa il mondo bello

In occasione della Giornata internazionale della donna, riproponiamo le parole del Papa sulla figura femminile capace di far rinascere l’umanità, di dare speranza al mondo, di essere solido fondamento della Chiesa.

In fila per vedere i loro figli e i loro mariti detenuti in carcere. Umiliate da chi le guarda e le giudica, costrette in definizioni che non tengono conto dell’amore che le muove. Francesco, nell’intervista raccolta da Valentina Alazraki per l’emittente messicana Televisa e trasmessa nel maggio dello scorso anno, racconta lo spirito delle donne “fantastiche e lottatrici”. È solo una delle tante sottolineature sul ruolo femminile che il Papa ha offerto fin dall’inizio del suo Pontificato, disegnando la figura della donna sull’esempio di Maria, la Madre che prendeva tutto a cuore e “nel suo cuore sistemava ogni cosa con amore”, affidando tutto a Dio.

Le donne, fonti di vita

È nella Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, primo gennaio 2020, che il Pontefice ricorda come “la rinascita dell’umanità” sia “cominciata dalla donna”. Dalla Vergine è sorta la salvezza “e dunque – dice il Papa nell’omelia – non c’è salvezza senza la donna”. Lei, con la sua carne e il suo grembo, è fonte di vita. Una vita che oggi il mondo maltratta, violenta, umilia ancora una volta in definizioni che non tengono conto dei dolori inferti alle donne, come quello di “sopprimere la vita che portano in grembo”, o dei graffi della loro anima, costretta a vendersi sui cigli delle nostre strade.

Ogni violenza inferta alla donna è una profanazione di Dio, nato da donna. Dal corpo di una donna è arrivata la salvezza per l’umanità: da come trattiamo il corpo della donna comprendiamo il nostro livello di umanità. Quante volte il corpo della donna viene sacrificato sugli altari profani della pubblicità, del guadagno, della pornografia, sfruttato come superficie da usare. Va liberato dal consumismo, va rispettato e onorato; è la carne più nobile del mondo, ha concepito e dato alla luce l’Amore che ci ha salvati! Oggi pure la maternità viene umiliata, perché l’unica crescita che interessa è quella economica. Ci sono madri, che rischiano viaggi impervi per cercare disperatamente di dare al frutto del grembo un futuro migliore e vengono giudicate numeri in esubero da persone che hanno la pancia piena, ma di cose, e il cuore vuoto di amore.

Francesco e alcune giovane

Vedere dentro

È difficile riparare a tanto male, il riscatto – suggerisce il Papa – passa dal prendere a cuore la vita, dal superare l’indifferenza, dal rendere un mondo migliore, trasformandolo in una “casa di pace” dove sia tutelata la dignità della donna.

Solo chi guarda col cuore vede bene, perché sa “vedere dentro”: la persona al di là dei suoi sbagli, il fratello oltre le sue fragilità, la speranza nelle difficoltà; vede Dio in tutto.

La Chiesa, cuore di madre

Da Maria inizia la “rivoluzione della tenerezza” perché Gesù si è specchiato nei suoi occhi appena nato, ha ricevuto le sue carezze e questo deve continuare a fare la Chiesa.

Anch’ella, infatti, come Maria, è donna e madre, la Chiesa è donna e madre, e nella Madonna ritrova i suoi tratti distintivi. Vede lei, immacolata, e si sente chiamata a dire “no” al peccato e alla mondanità. Vede lei, feconda, e si sente chiamata ad annunciare il Signore, a generarlo nelle vite. Vede lei, madre, e si sente chiamata ad accogliere ogni uomo come un figlio.

Andare al di là

Una Chiesa che ha bisogno di capire ancora meglio il ruolo delle donne al suo interno. Nel concludere i lavori del Sinodo dei vescovi per la Regione Panamazzonica sul tema “Nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale”, Francesco lo rimarca.

Vorrei solo sottolineare questo: che ancora non ci siamo resi conto di cosa significa la donna nella Chiesa e ci limitiamo solo alla parte funzionale, che è importante, ma deve essere nei consigli… o in tutto ciò che è stato detto. Ma il ruolo della donna nella Chiesa va molto al di là della funzionalità. È su questo che bisogna continuare a lavorare. Molto al di là.

Una Chiesa viva, giovane – si legge nell’Esortazione post-sinodale “Christus vivit”, 25 marzo 2019 – che presta attenzione “alle legittime rivendicazioni delle donne che chiedono maggiore giustizia e uguaglianza”. Il 16 novembre 2019 alla Plenaria del dicastero per i laici, la famiglia e la vita, Francesco ribadisce la necessità di andare oltre nel compimento del ruolo della Chiesa-madre:

Il ruolo della donna nell’organizzazione ecclesiale, nella Chiesa va oltre, e dobbiamo lavorare su questo oltre, perché la donna è l’immagine della Chiesa madre, perché la Chiesa è donna; non è “il” Chiesa, è “la” Chiesa. La Chiesa è madre. È quel principio mariano proprio della donna; una donna nella Chiesa è l’immagine della Chiesa sposa e della Madonna.

Forti e generose

“La donna sa meglio concretizzare ciò che noi uomini a volte trattiamo come massimi sistemi”. Una qualità che, spiega il Papa alla Confederazione delle Cooperative Italiane il 16 marzo 2019, scaturisce dal vedere meglio “che cos’è l’amore per il volto di ognuno”. Si tratta di “un punto di vista privilegiato” per rendere tutto più umano. Lo fanno, da sempre, le donne che vivono in Amazzonia. “Forti e generose”, si legge nell’Esortazione post-sinodale “Querida Amazonia”, nella quale viene messo in luce il loro contributo nella trasmissione della fede:

Le donne danno il loro contributo alla Chiesa secondo il modo loro proprio e prolungando la forza e la tenerezza di Maria, la Madre. In questo modo non ci limitiamo a una impostazione funzionale, ma entriamo nella struttura intima della Chiesa. Così comprendiamo radicalmente perché senza le donne essa crolla, come sarebbero cadute a pezzi tante comunità dell’Amazzonia se non ci fossero state le donne, a sostenerle, a sorreggerle e a prendersene cura. Ciò mostra quale sia il loro potere caratteristico.

La donna fa bello il mondo

L’otto marzo dello scorso anno, nell’udienza ad una delegazione dell’American Jewish Committee, Francesco si sofferma sul “contributo insostituibile della donna”, sul suo abbraccio che conforta, sulla carezza che trasforma il mondo.

La donna è colei che fa bello il mondo, che lo custodisce e mantiene in vita. Vi porta la grazia che fa nuove le cose, l’abbraccio che include, il coraggio di donarsi. La pace è donna. Nasce e rinasce dalla tenerezza delle madri. Perciò il sogno della pace si realizza guardando alla donna. Non è un caso che nel racconto della Genesi la donna sia tratta dalla costola dell’uomo mentre questi dorme. La donna, cioè, ha origine vicino al cuore e nel sonno, durante i sogni. Perciò porta nel mondo il sogno dell’amore. Se abbiamo a cuore l’avvenire, se sogniamo un futuro di pace, occorre dare spazio alla donna.

Le donne senza un nome

Nei pensieri del Papa ci sono le donne di ogni angolo del mondo, quelle capaci di costruire il futuro scegliendo la via della maternità, seminando speranza, creando nuovi orizzonti. Ci sono le donne che nella Chiesa portano ogni giorno, nel servizio e nel dono, la tenerezza di Maria. Ci sono donne, una in particolare, che non ha mai conosciuto e che porta nel cuore, come ha confessato sul volo di ritorno dalla Thailandia e dal Giappone, a novembre scorso. Di lei, di Rocío, ha una camicia che le ha donato Valentina Alazraki. E Francesco, nell’intervista concessa alla giornalista messicana, decide di pensare a lei per lasciare un messaggio forte al mondo, spesso distratto davanti al dramma della violenza sulle donne. Il Papa conosce il potere sanante delle lacrime, una volta asciugate è più semplice ripartire. E questo le donne lo sanno bene.

Vorrei concludere parlando a Rocío. Questa donna non ha potuto vedere i suoi figli, non li ha visti crescere, e qui c’è la sua maglietta. Vorrei dire a quanti ci stanno seguendo che più che una maglietta è una bandiera: una bandiera della sofferenza di tante donne che danno vita e danno la vita, e che passano senza un nome. Di Rocío conosciamo il nome, anche di Grecia, ma di tante altre no. Passano senza lasciare il nome, ma lasciano il seme. Il sangue di Rocío e di tante donne uccise, usate, vendute, sfruttate, credo che debba essere seme di una presa di coscienza di tutto ciò. Vorrei chiedere a quanti ci stanno vedendo di fare per un momento silenzio nel proprio cuore per pensare a Rocío, per darle un volto, per pensare a donne come lei. E se pregate, pregate, se avete desideri, esprimeteli, e che il Signore vi dia la grazia di piangere. Piangere su tutta questa ingiustizia, su tutto questo mondo selvaggio e crudele, dove la cultura sembra essere solo una questione d’enciclopedia. Vorrei concludere con questo ricordo e con la parola Rocío.

Benedetta Capelli – Città del Vaticano
7 Marzo 2020
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