III Domenica di Quaresima – Anno A: Pellegrini alla sorgente del dono

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Come leggere e vivere in prospettiva cristiana quello che sta accadendo in tutto il mondo in questi giorni, circa il contagio del coronavirus? Siamo chiamati prima di tutto a sollevare lo sguardo per tornare a vedere che ci sono molti, e sono milioni, che da tanti anni vivono nel mezzo del virus della guerra, della fame e della sete, vittime di malaria e di lebbra, vittime della nostra spietata indifferenza.

Il pozzo è importante,
perché siamo tutti assetati

Gv 4,5-42

Cari amici, care amiche, un caro saluto!
Oggi riflettiamo sull’incontro al pozzo tra Gesù e una donna samaritana. È l’incontro tra un uomo e una donna, tra due culture, tra due popoli, l’incontro tra due maniere di cercare Dio e di vivere la relazione con Lui. Il simbolo del pozzo è importante, perché siamo tutti assetati, occorre che tutti ci aiutiamo ad attingere vita e senso per le nostre esistenze. Eppure questa diversità, invece di aiutarci, a volte può essere un ostacolo.

Io sono Padre Dario, missionario comboniano italiano che vive da circa 15 anni in Brasile. Come tutti i missionari faccio l’esperienza costante della frontiera come un pozzo, come il luogo di un incontro delle diversità. Ho partecipato – una grazia di Dio – al Sinodo dell’Amazzonia, e in questo Sinodo abbiamo celebrato e vissuto proprio la sfida della conversione culturale, dell’ascoltarsi e incarnarsi nella visione e nel modo di vivere dell’altro, questa sfida di entrare nel mondo dell’altro. Ricordo che, nello spazio celebrativo fuori dalla sala sinodale a Roma, ci sono stati molti momenti di preghiera guidati dai popoli indigeni. Come se fossero stanchi per il viaggio, affaticati, preoccupati dalle sfide che minacciano la vita dell’Amazzonia, questi popoli tutti i giorni si ritrovavano in preghiera, attorno al pozzo della Parola di Dio, della spiritualità delle diverse comunità, delle loro esperienze di vita. C’erano tanti simboli, i simboli della loro vita quotidiana, tracce del cammino umano di ricerca di Dio: acqua, frutta, reti da pesca, una canoa, i suoi remi, le immagini di martiri e di persone che hanno dato la vita in Amazzonia. Eppure, alcune persone troppo rigide e che vogliono ingabbiare Dio nei loro schemi culturali (come se Dio fosse europeo, oppure come se l’unico modo di rendergli culto fosse il rito cattolico romano) si sono inorridite, hanno gridato allo scandalo, addirittura hanno cercato di esorcizzare questi momenti di preghiera. Sarebbe come privatizzare il pozzo, costruire muri che garantiscono solo ad alcuni l’accesso all’acqua.

In Brasile abbiamo alcune malattie della fede che possono essere anche contagiose, non so se sono arrivate anche in Italia. Una è la spiritualizzazione della vita cristiana: la sfida della fede sarebbe quella di “salvare anime”, come ancora si dice, malgrado i corpi delle persone, della società e dell’intera creazione stiano soffrendo e gemendo sempre più forte. Un’altra sfida è l’irrigidimento: si cercano sicurezze, regole certe, modelli di appartenenza a cui obbedire; è come un regresso a un modello di Chiesa autoreferenziale, apologetico, una Chiesa che difende se stessa, che si considera l’unica proposta possibile per la società, tutto ciò che è diverso è come se spaventasse. Eppure, Papa Francesco nell’esortazione Querida Amazonia ci dice che identità e dialogo non sono nemici, che dobbiamo essere costruttori di ponti tra le diversità. Usa la bella immagine del sedersi alla tavola comune, che è un’immagine tanto cara a Gesù di Nazaret e tanto vicina all’immagine del pozzo della samaritana. Il Papa ci invita ad ascoltare la poesia dei popoli. Dice che in ogni cultura c’è del buono e che dobbiamo saper raccogliere questa bellezza e portarla a pienezza alla luce del Vangelo. Dice che lo Spirito Santo feconda ciascuna cultura e allo stesso tempo ogni cultura abbellisce la Chiesa quando dialoga con lei. Quindi non c’è un posto unico in cui troveremo Dio, né su questo monte né in Gerusalemme, ma in Spirito e Verità.

Siamo tutti stanchi per il viaggio della vita, molti problemi ci affliggono. In Brasile, per esempio, la vita è sempre più minacciata. Com’è importante allora sederci insieme al pozzo per ascoltare queste parole di Gesù, che ci rinfrescano, ci tolgono la sete, e possono addirittura trasformare pure noi in sorgenti di acqua viva.
Buona domenica di quaresima!
P. Dario Bossi, missionario comboniano

Pellegrini alla sorgente del dono

Gv 4,5-42

Si legge nel Libro dell’Esodo al capitolo 17: «Il Signore disse a Mosè: prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà». La roccia fa scaturire l’acqua. Per fare questo ci vuole la fede. Occorre avere questa fede, affinché dalla dura roccia della nostra vita possa emergere l’acqua viva. Ci vuole anche la fiducia nell’uomo, che, nonostante le sue contraddizioni, le sue ferite e il suo peccato, rimane immagine e somiglianza di Dio. Sappiamo tutti che a volte la vita si presenta proprio con la sua faccia più dura, proprio come una roccia.

Come leggere e vivere in prospettiva cristiana quello che sta accadendo in tutto il mondo in questi giorni, circa il contagio del coronavirus? Allo stesso modo che insegnamenti trarre dalla fatica del viaggio, dalla sete, dal caldo, dalla solitudine del mezzogiorno sperimentati dalla donna samaritana, già reietta per essere e donna e samaritana?

Siamo chiamati prima di tutto a sollevare lo sguardo per tornare a vedere che ci sono molti, e sono milioni, che da tanti anni vivono nel mezzo del virus della guerra, della fame e della sete, vittime di malaria e di lebbra, vittime della nostra spietata indifferenza. Uniamoci a Papa Francesco che nella Esortazione Apostolica Postsinodale Querida Amazonia ci invita ad un sogno: unire cura dell’ambiente e cura delle persone in: «Una storia di dolore e di disprezzo che non si risana facilmente» (QA 16).

Questa prova del coronavirus è arrivata nel Tempo di Quaresima. Riscoprirci fragili è l’invito del Mercoledì delle Ceneri. Questo non significa cadere nello sconforto della sofferenza e della rassegnazione. Come cristiani riscoprirsi fragili significa riconoscerci figli, bisognosi dell’aiuto del Padre. Siamo fragili ma Dio non ci abbandona e noi siamo chiamati a fidarci di lui.

Gesù Cristo è la risposta alla nostra fede, alle nostre speranze, alle nostre fragilità, e dice ad ognuno di noi con le parole del vangelo: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre». Il cammino di Quaresima è un pellegrinaggio alle sorgenti del nostro essere più profondo, è la riscoperta della nostra coscienza illuminata dallo Spirito, come vero e unico tempio dove desiderare e adorare il Signore.

«Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”». Come la donna del vangelo anche noi non conosciamo fino in fondo il dono di Dio; a volte pensiamo che l’incontro con il Signore venga al termine di una enorme fatica, un guadagno da ottenere dopo aver ottenuto dei meriti. L’acqua di cui abbiamo sete, è Dio stesso che si dona prima di ogni cosa nel suo amore di Padre. Dopo sarà la nostra libertà a saperlo accogliere, ma il dono è prima di tutto. Preghiamo il Signore perché ci aiuti a mantenere sempre il desiderio, la sete di Lui che arriva addirittura ad offrire se stesso. Si accresca in tutti noi la nostalgia di nutrirci di Cristo, Pane vivo. Cresca in noi tutti il desiderio di “fare Pasqua” una volta superate le attuali difficoltà. «Perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna».
[Francesco Pesce – L’Osservatore Romano]

Sete non di acqua
ma della parola di Dio

Es 17,3-7; Salmo 94; Rm 5,1-2.5-8; Gv 4,5-42

Nella liturgia della parola di questa terza domenica di Quaresima si privilegia il simbolismo della sete e dell’acqua. Al tema della sete siamo introdotti già dalla prima lettura. Il popolo d’Israele, uscito dal l’Egitto ed in cammino nel deserto verso la montagna santa dell’alleanza, non trovava acqua. Mormorava dicendo: “Ma il Signore è in mezzo a noi, sì o no?”. E Mosè gli rispose facendo sgorgare l’acqua dalla roccia. Il tema dell’acqua appare in modo più evidente nel brano evangelico. In un meriggio assolato, presso un pozzo di Samaria, Gesù promette ad una donna il dono dell’acqua viva Mentre la prima lettura e il vangelo hanno una grande affinità tematica, il brano della lettera ai Romani nella seconda lettura sembra sviluppare un tema diverso. Al suo centro si trova l’insegnamento sulla speranza che non delude mai, perché “l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”.

Questo dono di Dio è senza dubbio la chiave interpretativa del simbolismo biblico dell’acqua viva che diventa nei credenti zampillante per la vita eterna. La sete è anzitutto un fatto fisico, ma è anche il simbolo di tutti i desideri che attraversano il cuore di ogni uomo. E in sostanza i nostri desideri ci definiscono: siamo più o meno ciò che desideriamo. Intanto possiamo ricordare che esistono diversi tipi di sete o di desideri. All’infuori della sete fisica o del corpo, c’è quell’altro livello di sete e di desidero, da parte di gente che sta benigno ma desidera di più (cf. affermarsi, primeggiare sugli altri, abiti firmati, automobili grossi, chalet ai monti, yacht al mare, piaceri effimeri, vana gloria, ecc.); ed esiste anche un terzo livello che si può scoprire soltanto nel nostro intimo quando riflettiamo sul senso reale della vita: si scopre allora che l’oggetto vero della nostra sete e del nostro desiderio dovrebbe essere Dio.

Il nostro clima spirituale, da quel momento, dovrebbe corrispondere a quest’invocazione di sant’Agostino: “Tu ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”. Il nostro destino è di è di avere sempre sete. Però, non dobbiamo correre da tutte le parti per abbeverarci. Dobbiamo piuttosto distinguere tra ciò che ci fa crescere solo agli occhi degli altri (come le macchine, gli stipendi, le mode, ecc.) e ciò che ci fa crescere agli occhi di Dio (come l’amore fraterno, la condivisione, il perdono, la fede operosa, ecc.). Come diceva san Gregorio Nazianzeno ai cristiani del suo tempo: “Dio ha sete che si abbia sete di lui”. Il senso del vangelo di questa domenica è tutto in questa constatazione. Infatti, Gesù per prima esprime la sua sete. Si comporta non in sovrano ma in mendicante verso l’uomo, elemosinando un sorso d’acqua dalla samaritana. Inoltre, se il dono di Gesù è preceduto da una richiesta, è per insegnarci che quando egli vuole darci qualcosa, comincia col tendere la mano imponendoci un distacco, una privazione, un sacrificio o una rinuncia. E se noi ci mostriamo avari o esitanti, ci priviamo noi stessi dei suoi doni che sono sempre più grandi. Egli chiede alla samaritana l’acqua da bere, per farle il grande dono della fede, cioè colui che cercava da bere aveva sete della fede di questa donna che in fine dei conti rappresenta proprio la Chiesa che doveva venire dalle nazioni pagane. La lettura del vangelo della samaritana in questa terza domenica di quaresima rientra anche nel cammino di preparazione immediata per i candidati al battesimo che veniva celebrato nella notte di Pasqua. L’espressione “Se conoscessi il dono di Dio!” rimanda allora normalmente al dono divino dello Spirito Santo mediante il battesimo. Infatti, nel battesimo noi nasciamo in Dio nell’acqua e nello Spirito Santo, oppure il battesimo ci innesta, ci incorpora a Cristo, così che ciascuno dei battezzati dovrebbe essere capace di dichiarare: “Ora non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me” (Gal 2,20). Ne segue che, soprattutto in questo tempo quaresimale, ognuno dovrebbe mostrare di avere gli stessi sentimenti di Cristo: i suoi sentimenti di amore, di benevolenza, di misericordia, di perdono, ecc. Su queste altezze ci ha portato il battesimo, su queste altezze si deve vivere e plasmare la nostra esistenza quotidiana.
Don Joseph Ndoum

Sete d’acqua e sete di Dio: compiti per la Missione

Esodo 17,3-7; Salmo 94; Romani 5,1-2.5-8; Giovanni 4,5-42

Riflessioni
Il brano del Vangelo di oggi presenta situazioni di vita ordinaria: fa caldo, Gesù è affaticato per il viaggio, si siede, ha sete, cerca acqua, i discepoli sono andati a provvedere cibo, una donna samaritana va al pozzo come tutti i giorni; si parla di secchio, anfora, provvista di cibi… Sono le realtà concrete da cui parte la stupenda evangelizzazione di Gesù. Nel raccontare l’incontro di Gesù con una donna di Samaria, l’evangelista Giovanni intende andare ben oltre la semplice descrizione di un fatto quotidiano; egli lo arricchisce di simboli, immagini, riferimenti biblici, che veicolano un messaggio teologico: la storia d’amore di Dio fedele alla alleanza sponsale, mentre il popolo si è allontanato alla ricerca di altri dei. È sorprendente: Dio ha sete! Non è la donna samaritana ma Gesù che dice “ho sete”. È una delle parole che Gesù dirà anche sulla croce!

Gesù coinvolge e converte, successivamente, la donna, la gente della città, i discepoli. Dalla ricerca dell’acqua quotidiana Gesù li porta alla “sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna” (v. 14); dal pozzo di Giacobbe (v. 6) all’acqua del battesimo e allo Spirito Santo; dai templi sui monti ai “veri adoratori in spirito e verità” graditi al Padre (v. 23); dalla provvista di alimenti a un cibo che i discepoli non conoscono: fare la volontà del Padre (v. 31.32.34). Gradualmente Gesù trasforma quella donna, etichettata come eretica, prostituta, in una missionaria delle beatitudini; fa di quella donna mendicante di acqua una mendicante di spirito, del vero Dio. Da buon educatore, Gesù non rimprovera, non giudica, non castiga quella peccatrice, non la umilia, cerca di capire, le parla senza farla arrossire: le indica percorsi diversi. Una pagina da buon maestro; una pagina stupenda di metodologia evangelizzatrice!

Colui che chiede acqua da bere (v. 7) è Colui che poi darà sé stesso come acqua che toglie per sempre la sete della donna e della gente: il Messia “sono io, che parlo con te” (v. 26). Suprema rivelazione dell’identità di Gesù! Egli fa di quella donna ironica (v. 9), poco raccomandabile per la sua vita sentimentale, una missionaria entusiasta della bella notizia del Messia: “venite a vedere” (v. 29); e fa di molti samaritani di quella città, dei credenti, che Lo trattengono per due giorni e Lo riconoscono come il “salvatore del mondo” (v. 42). Infatti, alla fine del racconto, la donna, che ormai ha incontrato un’altra acqua, abbandona la brocca (v. 28), fino a quel momento così preziosa, e corre felice ad annunciare a tutti la sua scoperta. Ancora una volta, dall’incontro con Gesù parte la corsa per dirlo a tutti. 

I discepoli devono imparare a leggere i segni ormai maturi della crescita del Regno: “Alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura” (v. 35). Parole del Maestro, che rimandano alla “messe abbondante”, nella quale gli operai sono pochi; per cui occorre pregare “il padrone della messe che mandi operai nella sua messe” (Mt 9,37-38). L’operaio del Vangelo deve avere occhi e cuore per cogliere quei segni, perché lo Spirito è all’opera da tempo, come dice Paolo (II lettura): Cristo, infatti, è morto per noi e “l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo” (v. 5). Egli è presente e opera presso tutti i popoli, prima ancora che arrivino i missionari (v. 36-38); trasforma il cuore delle persone, anche delle più imprevedibili.

Gesù introduce il tema del dono della fede e dell’acqua viva, dicendo: “Se tu conoscessi il dono di Dio” (v. 10), per giungere poi alla missione, cioè alla diffusione di tale dono. Gesù stesso è il dono sommo del Padre e, come tale, si auto-propone per tutta la famiglia umana. Un dono da comprendere, accogliere, conservare, condividere con altri. Tale è la portata missionaria del dono della fede nel Signore Gesù, che è motivo di rendimento di grazie e di rinnovato impegno missionario. Infatti, la fede sprona alla missione e, a sua volta, la missione rafforza la fede.

Oggi, come in passato (I lettura), il popolo è stanco, mormora e reclama acqua. Ne ha il diritto! “Il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua” (v. 3). Prima ancora dell’acqua della fede e dello Spirito, l’umanità è sempre più cosciente dell’importanza dell’acqua materiale (l’H2o) per la vita umana e per il pianeta. A causa degli squilibri meteorologici, con la conseguente irregolarità delle piogge, scarsità di risorse d’acqua, aumento di desertificazione, ecc., gli esperti di geopolitica prevedono che, nei prossimi decenni, il tema dell’acqua diventerà causa di sempre più gravi conflitti e guerre a livello mondiale.

La mancanza di acqua potabile colpisce soprattutto i paesi più bisognosi e provoca tragiche conseguenze per la salute e la vita. (*) Sono solo alcuni dei gravi problemi quotidiani in cui è coinvolta la vita e l’attività dei missionari in molte parti del mondo, dove la gente ha fame e sete: sete di Dio, certamente; ma anche sete di giustizia, di pane, di acqua. Pertanto, iniziative e programmi come questi: “Acqua per la Vita”, “L’Acqua un Diritto per Tutti”, “H2oro”, “Acqua Bene Comune” e altri, vanno sostenuti e promossi. In nome del Vangelo!

Parola del Papa

(*) «Ogni persona ha diritto all’accesso all’acqua potabile e sicura; è un diritto umano essenziale e una delle questioni cruciali nel mondo attuale… Il diritto all’acqua è determinante per la sopravvivenza delle persone e decide il futuro dell’umanità… Io mi domando se, in mezzo a questa “terza guerra mondiale a pezzetti” che stiamo vivendo, non stiamo andando verso la grande guerra mondiale per l’acqua. Le cifre che le Nazioni Unite rivelano sono sconvolgenti e non ci possono lasciare indifferenti: mille bambini muoiono ogni giorno a causa di malattie collegate all’acqua; milioni di persone consumano acqua inquinata. Si tratta di dati molto gravi; si deve frenare e invertire questa situazione… È urgente».
Papa Francesco
Discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze, 24.2.2017

Sui passi dei Missionari

- 15/3: S. Luisa de Marillac (1591-1660), vedova francese, fondatrice, assieme a S. Vincenzo de’ Paoli, delle Figlie della Carità.

- 15/3: ‘Compleanno’ di S. Daniele Comboni (1831-1881), figlio di Luigi e di Caterina-Domenica Pace. Nacque a Limone sul Garda (Brescia) e morì a Khartoum (Sudan), come vescovo Vicario apostolico dell’Africa Centrale.

- 15/3: B. Artemide Zatti (1880-1951), laico salesiano italiano, medico missionario in Patagonia (Argentina).

- 16/3: S. Giuseppe Gabriele Brochero (1840-1914), sacerdote argentino, pastore esemplare e viaggiatore instancabile: a dorso di mula (lo chiamavano “el cura gaucho”) visitava casa per casa i suoi fedeli in regioni lontane. Morì cieco e lebbroso.

- 16/3: Servo di Dio Lazzaro Graziani (1918-1961), cappuccino di Sarcedo (Vicenza), missionario in Angola, martirizzato per ordine di un capo protestante a Pangala, dove stava preparando i fedeli alla Pasqua.

- 17/3: S. Patrizio (385-461), nato in Inghilterra, divenne il grande missionario ed evangelizzatore dell’Irlanda; fu vescovo di Armagh ed è patrono dell’Irlanda.

- 18/3: S. Cirillo (+386), vescovo di Gerusalemme, noto per le sue catechesi; fu spesso perseguitato dagli ariani.

- 19/3: S. Giuseppe, uomo “giusto” (Mt 1,19), sposo della Beata Vergine Maria, padre putativo di Gesù, Patrono della Chiesa universale.

- 20/3: B. Francesco Palau y Quer (1811-1872), sacerdote spagnolo dei carmelitani scalzi; fu vittima di varie persecuzioni, fondatore, dedito alle missioni popolari.

- 20/3: B. Vincenzo (Kolë) Prennushi (+1949), martire francescano albanese, arcivescovo di Durazzo, ucciso dai comunisti in Albania assieme ad altri 37 martiri, beatificati a Scutari nel 2016.

- 20/3: Memoria di Luis Espinal Camps (1932-1980), gesuita spagnolo, missionario in Bolivia dal 1968, credeva e annunciava il Vangelo; lavorò al fianco dei minatori e dei poveri per la promozione dei diritti umani ed in difesa della democrazia; rapito dai paramilitari, fu torturato e ucciso.

- 21/3: S. Nicolao della Flüe (1417-1487), laico svizzero, contadino, poi magistrato, ufficiale dell’esercito confederato, deputato alla Dieta (Assemblea) federale; sposato e padre di 10 figli. A 50 anni, con il consenso della moglie e dei figli, si ritirò a fare vita eremitica, ma continuò ad essere consigliere e paciere. È Patrono della Svizzera e Padre della Patria riconciliata e confederata.

- 21/3: Giornata internazionale (ONU) per l’eliminazione della Discriminazione razziale.

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A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)

Sito Web:   www.euntes.net    “Parola per la Missione”

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