Il Papa scrive ai movimenti popolari: un salario universale per gli esclusi

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Giovedì 16 aprile 2020
“Voi, lavoratori precari, indipendenti, del settore informale o dell’economia popolare, non avete uno stipendio stabile per resistere a questo momento... e la quarantena vi risulta insopportabile. Forse è giunto il momento di pensare a una forma di retribuzione universale di base che riconosca e dia dignità ai nobili e insostituibili compiti che svolgete...” (Papa Francesco). Vedi in allegato il testo integrale della lettera, in italiano, inglese, spagnolo, portoghese, francese e tedesco.

Lo definisce “esercito invisibile che combatte nelle trincee più pericolose”. Dice che sono un esercito che “non ha altre armi se non la solidarietà, la speranza e il senso di comunità che rifioriscono in questi giorni in cui nessuno si salva da solo”. Nel giorno di Pasqua, mentre il mondo continua a vivere l’emergenza della pandemia provocata dal Covid-19 e cresce la preoccupazione per le conseguenze che questa avrà specialmente sui più poveri, Papa Francesco invia un messaggio ai “fratelli e alle sorelle dei movimenti e delle organizzazioni popolari movimenti popolari”, con i quali ha dialogato fin dall’inizio del suo pontificato. È vero che il virus colpisce tutti, senza differenza di nazionalità né appartenenze religiose o sociali, ma, osserva Francesco, sono i poveri e gli scartati quelli che pagano in questi giorni e pagheranno in futuro il prezzo più alto. E pensando alla difficoltà che fanno a resistere in questo momento afferma che forse è arrivato il tempo di pensare a un salario universale per gli esclusi.

Francesco rivolge il suo pensiero ai tanti, che nel nascondimento e fuori dai riflettori dei media, continuano a servire. “Penso alle persone, soprattutto alle donne, che moltiplicano il pane nelle cucine della comunità cucinando un delizioso stufato per centinaia di bambini con due cipolle e un pacchetto di riso, penso ai malati, penso agli anziani. Non compaiono mai nei media tradizionali. Nemmeno i contadini e le famiglie contadine che continuano a coltivare per produrre cibo sano senza distruggere la natura, senza accaparrarsela e senza speculare sui bisogni della gente. Voglio che sappiano che il nostro Padre Celeste li guarda, li valorizza, li riconosce e li rafforza nella loro scelta”.

Poi il Papa accenna alla situazione determinata dall’emergenza del virus e all’aiuto concreto che i movimenti popolari offrono a chi soffre. “Com'è difficile stare a casa per chi vive in una piccola e precaria abitazione o per chi è direttamente senza un tetto sopra la testa. Quanto sia difficile per i migranti, per le persone private della loro libertà o per coloro che stanno attraversando un processo di guarigione dalle dipendenze. Voi siete lì, mettendo il vostro corpo al loro fianco, per rendere le cose meno difficili, meno dolorose. Mi congratulo con voi e vi ringrazio di cuore”.

Poi Francesco parla del modello economico-finanziario attuale in rapporto all’emergenza. “Spero che i governi comprendano che i paradigmi tecnocratici (sia che abbiano al centro lo Stato, sia che abbiano al centro il mercato) non sono sufficienti per affrontare questa crisi o gli altri grandi problemi dell'umanità. Ora più che mai - spiega il Papa - sono le persone, le comunità, i popoli che devono essere al centro, uniti per guarire, per curare, per condividere”.

“So - aggiunge Francesco - che siete stati esclusi dai benefici della globalizzazione. Non godete di quei piaceri superficiali che anestetizzano tante coscienze. Tuttavia, dovete sempre soffrirne gli svantaggi. I mali che ci affliggono tutti vi colpiscono due volte. Molti di voi vivono giorno per giorno senza alcuna garanzia legale che vi protegga. I venditori ambulanti, i riciclatori, i lavoratori della fiera, i piccoli agricoltori, i costruttori, i costruttori, le fognature, coloro che svolgono varie attività di cura. Voi, lavoratori dell'economia informale, indipendente o popolare, non avete uno stipendio stabile per resistere a questo momento... e le quarantene diventano insopportabili per voi”.

“Forse è il momento di pensare - è la conclusione del Pontefice - a un salario universale che riconosca e dia dignità ai nobili e insostituibili compiti che svolgete; capace di garantire e di fare una realtà così umana e così cristiana: nessun lavoratore senza diritti”.

Messaggio del papa ai movimenti popolari
Ai fratelli e alle sorelle dei movimenti e delle organizzazioni popolari

Un giovane lustrascarpe in Bolivia - Ansa

Cari amici,
Ricordo spesso i nostri incontri: due in Vaticano e uno a Santa Cruz de la Sierra, e confesso che questa "memoria" mi fa bene, mi avvicina a voi, mi fa ripensare ai tanti dialoghi avvenuti durante quegli incontri, ai tanti sogni che lì sono nati e cresciuti, molti dei quali sono poi diventati realtà. Ora, in mezzo a questa pandemia, vi ricordo nuovamente in modo speciale e desidero starvi vicino.

In questi giorni, pieni di difficoltà e di angoscia profonda, molti hanno fatto riferimento alla pandemia da cui siamo colpiti ricorrendo a metafore belliche. Se la lotta contro la COVID-19 è una guerra, allora voi siete un vero esercito invisibile che combatte nelle trincee più pericolose. Un esercito che non ha altre armi se non la solidarietà, la speranza e il senso di comunità che rifioriscono in questi giorni in cui nessuno si salva da solo. Come vi ho detto nei nostri incontri, voi siete per me dei veri “poeti sociali”, che dalle periferie dimenticate creano soluzioni dignitose per i problemi più scottanti degli esclusi.

So che molte volte non ricevete il riconoscimento che meritate perché per il sistema vigente siete veramente invisibili. Le soluzioni propugnate dal mercato non raggiungono le periferie, dove è scarsa anche l’azione di protezione dello Stato. E voi non avete le risorse per svolgere la sua funzione. Siete guardati con diffidenza perché andate al di là della mera filantropia mediante l'organizzazione comunitaria o perché rivendicate i vostri diritti invece di rassegnarvi ad aspettare di raccogliere qualche briciola caduta dalla tavola di chi detiene il potere economico. Spesso provate rabbia e impotenza di fronte al persistere delle disuguaglianze persino quando vengono meno tutte le scuse per mantenere i privilegi. Tuttavia, non vi autocommiserate, ma vi rimboccate le maniche e continuate a lavorare per le vostre famiglie, per i vostri quartieri, per il bene comune. Questo vostro atteggiamento mi aiuta, mi mette in questione ed è di grande insegnamento per me.

Penso alle persone, soprattutto alle donne, che moltiplicano il cibo nelle mense popolari cucinando con due cipolle e un pacchetto di riso un delizioso stufato per centinaia di bambini, penso ai malati e agli anziani. Non compaiono mai nei mass media, al pari dei contadini e dei piccoli agricoltori che continuano a coltivare la terra per produrre cibo senza distruggere la natura, senza accaparrarsene i frutti o speculare sui bisogni vitali della gente. Vorrei che sapeste che il nostro Padre celeste vi guarda, vi apprezza, vi riconosce e vi sostiene nella vostra scelta. 

Quanto è difficile rimanere a casa per chi vive in una piccola abitazione precaria o per chi addirittura un tetto non ce l’ha. Quanto è difficile per i migranti, per le persone private della libertà o per coloro che si stanno liberando di una dipendenza. Voi siete lì, presenti fisicamente accanto a loro, per rendere le cose meno difficili e meno dolorose. Me ne congratulo e vi ringrazio di cuore. Spero che i governi comprendano che i paradigmi tecnocratici (che mettano al centro lo Stato o il mercato) non sono sufficienti per affrontare questa crisi o gli altri grandi problemi dell'umanità. Ora più che mai, sono le persone, le comunità e i popoli che devono essere al centro, uniti per guarire, per curare e per condividere. 

So che siete stati esclusi dai benefici della globalizzazione. Non godete di quei piaceri superficiali che anestetizzano tante coscienze, eppure siete costretti a subirne i danni. I mali che affliggono tutti vi colpiscono doppiamente. Molti di voi vivono giorno per giorno senza alcuna garanzia legale che li protegga: venditori ambulanti, raccoglitori, giostrai, piccoli contadini, muratori, sarti, quanti svolgono diversi compiti assistenziali. Voi, lavoratori precari, indipendenti, del settore informale o dell’economia popolare, non avete uno stipendio stabile per resistere a questo momento... e la quarantena vi risulta insopportabile. Forse è giunto il momento di pensare a una forma di retribuzione universale di base che riconosca e dia dignità ai nobili e insostituibili compiti che svolgete; un salario che sia in grado di garantire e realizzare quello slogan così umano e cristiano: nessun lavoratore senza diritti.

Vorrei inoltre invitarvi a pensare al "dopo", perché questa tempesta finirà e le sue gravi conseguenze si stanno già facendo sentire. Voi non siete dilettanti allo sbaraglio, avete una cultura, una metodologia, ma soprattutto quella saggezza che cresce grazie a un lievito particolare, la capacità di sentire come proprio il dolore dell'altro. Voglio che pensiamo al progetto di sviluppo umano integrale a cui aneliamo, che si fonda sul protagonismo dei popoli in tutta la loro diversità, e sull'accesso universale a quelle tre T per cui lottate: “tierra, techo y trabajo” (terra – compresi i suoi frutti, cioè il cibo –, casa e lavoro). Spero che questo momento di pericolo ci faccia riprendere il controllo della nostra vita, scuota le nostre coscienze addormentate e produca una conversione umana ed ecologica che ponga fine all'idolatria del denaro e metta al centro la dignità e la vita. La nostra civiltà, così competitiva e individualista, con i suoi frenetici ritmi di produzione e di consumo, i suoi lussi eccessivi e gli smisurati profitti per pochi, ha bisogno di un cambiamento, di un ripensamento, di una rigenerazione. Voi siete i costruttori indispensabili di questo cambiamento ormai improrogabile; ma soprattutto voi disponete di una voce autorevole per testimoniare che questo è possibile. Conoscete infatti le crisi e le privazioni... che con pudore, dignità, impegno, sforzo e solidarietà riuscite a trasformare in promessa di vita per le vostre famiglie e comunità.

Continuate a lottare e a prendervi cura l’uno dell’altro come fratelli. Prego per voi, prego con voi e chiedo a Dio nostro Padre di benedirvi, di colmarvi del suo amore, e di proteggervi lungo il cammino, dandovi quella forza che ci permette di non cadere e che non delude: la speranza. Per favore, anche a voi pregate per me, che ne ho bisogno.
Fraternamente
Città del Vaticano, 12 aprile 2020,
Domenica di Pasqua