Padre Enea Mauri: “Tra diseguaglianze e droga la forza della speranza”

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Lunedì 20 aprile 2020
La difficile situazione economica, le disuguaglianze e la piaga della droga. Padre Enea Mauri, missionario comboniano a El Carmen, nella provincia di Manabì in Ecuador, avrebbe tanti motivi per essere scoraggiato, ma è proprio la comunità locale che aiuta i missionari a «ricominciare con la speranza e l’entusiasmo dei semplici» come accadde all’antico popolo di Israele. «Avere il Signore della Buona Speranza come compatrono del Carmen – spiega padre Enea – invita a continuare a sognare e a lottare con coraggio contro la droga, la violenza e l’ingiustizia». (...)

Tra diseguaglianze e droga la forza della speranza
Da El Carmen la testimonianza di padre Enea Mauri

La difficile situazione economica, le disuguaglianze e la piaga della droga. Padre Enea Mauri, missionario comboniano a El Carmen, nella provincia di Manabì in Ecuador, avrebbe tanti motivi per essere scoraggiato, ma è proprio la comunità locale che aiuta i missionari a «ricominciare con la speranza e l’entusiasmo dei semplici» come accadde all’antico popolo di Israele. «Avere il Signore della Buona Speranza come compatrono del Carmen – spiega padre Enea – invita a continuare a sognare e a lottare con coraggio contro la droga, la violenza e l’ingiustizia». E così, simbolicamente, alla grande rotatoria all’entrata della città, è stata collocata una statua della Madonna di 6 metri di altezza «per dare a tutti il benvenuto e invitare proprio alla speranza; è stato il desiderio di tutta una comunità cristiana che, con sacrificio, ha realizzato questa idea, collaborando con generosità, centesimo dopo centesimo».

Il progetto per sradicare il lavoro infantile e togliere dalla strada i bambini impegna una cinquantina di ragazzi che hanno così la possibilità di crescere e studiare; prosegue, inoltre, il lavoro capillare della pastorale sociale a favore dei più poveri. Sono tante le iniziative quotidiane. «Abbiamo cominciato la costruzione di cinque nuove cappelle con le aule di catechismo e il campo da gioco nei quartieri marginali e più violenti».

Al catechismo e alla catechesi familiare partecipano settimanalmente più di 3mila ragazzi coi loro genitori, mentre i movimenti e i gruppi apostolici della parrocchia sono una quindicina. Il Sinodo dell’Amazzonia ha ridato vita, voce e speranza a tutta la comunità cristiana. «Abbiamo organizzato una marcia in difesa dell’ambiente, della vita, della famiglia e della missione. La vita è ferita e la vita ferita ha bisogno di tutti noi. Siamo chiamati a difendere e promuovere la vita in tutte le sue fasi, in tutte le sue dimensioni (sia che riguardino l’uomo sia che interessino l’ambiente) e in ogni luogo». I prezzi delle materie prime in discesa, l’aumento sproporzionato del prezzo dei generi di prima necessità «imposto dal Fondo Monetario Internazionale hanno provocato l’esplosione della rabbia dei poveri (iniziando dal Venezuela), sfociata nella prima rivolta popolare e indigena».

La rivolta popolare partita da qui si è estesa rapidamente al Cile, alla Bolivia e alla Colombia… «È la collera dei poveri quando vedono che non contano nulla e che si decide tutto alle loro spalle, contro i loro diritti. Inoltre, devono assistere impotenti alla distruzione della Madre Terra con le smodate estrazioni di minerali (soprattutto oro e petrolio), di cui la foresta amazzonica ecuadoriana è ricca».

El Carmen con i suoi circa 130mila abitanti è ostaggio della violenza. «Siamo ritornati indietro. In passato la causa era la terra, ora è la droga con il miraggio di una vita facile. L’Ecuador è il passaggio obbligato della droga: via terra, via mare e via aerea. Le bande (pandillas) sono cresciute e con loro la violenza; lottano per dividersi il territorio. Nel 2019 sono state uccise 18 persone per vendetta».

In gioco ci sono anche il presente e il futuro della missione. «Essere missionari vuol dire essere attori, non spettatori, vuol dire prendere posizione, assumersi delle responsabilità e agire; non possiamo restare indifferenti di fronte ai continui attentati alla vita, confusi a volte come conquiste di civiltà; dobbiamo prendere coscienza dei problemi, dei bisogni e agire per migliorare la situazione. Abbiamo bisogno di uno sguardo diverso che ci apra maggiormente all’incontro con l’altro e all’accoglienza del dono del Creato. Da qui scaturisce un nuovo modo di abitare la casa comune con le proprie diversità, di celebrare e rispettare la vita, di preoccuparci delle condizioni e dei modelli della società».

I religiosi assistono «alla distruzione dei valori morali e tradizionali e della cultura del popolo manabita. Tutto questo porta alla disgregazione familiare, alla perdita del senso della vita, anche tra i giovani e i ragazzi di 12-14 anni. Accanto a questo c’è lo sfruttamento: bambini rapiti, sfruttati sessualmente, abusati e violati, ragazze e ragazzi avviati sul cammino della prostituzione…». E la giustizia? «Si compra con i soldi».
[Luciano Zanardini – vaticaninsider]